Paura spread? Gli esperti rassicurano: i migliori BTP da comprare sono questi

Laura Naka Antonelli

1 Ottobre 2026 - 17:08

Come commentano gli esperti il balzo dello spread BTP-Bund, a un soffio dalla soglia nota come di Giorgetti?

Paura spread? Gli esperti rassicurano: i migliori BTP da comprare sono questi

Con il BTP e spread BTP-Bund che hanno sfondato nuove soglie pericolo, molti investitori che hanno un portafoglio caratterizzato da una esposizione verso il mercato dei Titoli di Stato italiani si staranno chiedendo cosa fare.

In evidenza i commenti di alcuni analisti. Le loro dichiarazioni arrivano in un momento che continua a confermarsi di alta tensione non solo per i BTP, ma per i bond sovrani di tutto il mondo.

Ultimo trimestre 2026 inizia con volata rendimenti Treasury 10 anni a record dal 2002

Oggi, 1° ottobre 2026 e prima seduta dell’ultimo trimestre del 2026, i Treasury ma anche i BTP e, in quest’ultimo caso anche lo spread BTP-Bund a 10 anni, tornano sotto i riflettori.

In evidenza soprattutto il nuovo scatto dei rendimenti dei Treasury a 10 anni, saliti oggi fino al 5,338%, al livello più alto dal 2002.

Nelle ultime ore, i rendimenti dei BTP italiani a 10 anni hanno sfondato sul mercato secondario anche la soglia del 4,60%, salendo al 4,62% mentre i rendimenti degli OAT francesi viaggiano ormai al 4,85%, valore che si conferma il più alto tra i rendimenti di tutti i Titoli di Stato principali dell’Eurozona.

Soltanto nell’ultimo mese, gli yield francesi a 10 anni sono schizzati di 64 punti base, balzando nell’ultimo anno di 132 punti base.

Rialzi consistenti anche per i rendimenti dei BTP, avanzati di 44 punti base e di 109 punti base rispettivamente nell’ultimo mese e nell’ultimo anno, secondo le rilevazioni di Bloomberg.

Con i rendimenti dei Bund tedeschi che oggi viaggiano al 3,54%, lo spread BTP-Bund a 10 anni si allarga ulteriormente, dopo avere sfiorato nelle ultime ore 110 punti base, valore noto anche come la soglia di Giorgetti, dopo che anni fa, quando alla fine del 2024 il differenziale viaggiava a livelli decisamente più alti, il ministro dell’Economia e delle Finanze aveva sottolineato di aver puntato su “uno spread a 110, l’unico 110 che mi piace!”

Generali AM: “nostra valutazione di medio-lungo termine sui BTP resta positiva”

Gianluca Bergamaschi, Head of Fixed Income - Mandates presso Generali Asset Management, ha confermato tuttavia la propria fiducia nei confronti dei BTP, sottolineando che “la nostra valutazione di medio-lungo termine sui Titoli di Stato italiani resta positiva, sostenuta dal progressivo miglioramento dei fondamentali macroeconomici, fiscali e istituzionali”.

Bergamaschi ha ricordato che, “negli ultimi anni, l’Italia ha rafforzato significativamente la propria credibilità fiscale”, aggiungendo che “gli upgrade e le revisioni positive dell’outlook da parte delle principali agenzie di rating riflettono una maggiore disciplina di bilancio, i progressi nel consolidamento dei conti pubblici e il rispetto degli impegni assunti in sede europea”.

Di conseguenza, “in questo contesto, la riduzione del premio per il rischio richiesto dagli investitori appare sempre più un fenomeno strutturale piuttosto che ciclico”.

Il responsabile della divisione di reddito fisso di Generali AM ha fatto notare inoltre che “anche la struttura del debito pubblico rappresenta un importante fattore di resilienza”, ricordando che “il Tesoro ha continuato a mantenere una vita media relativamente elevata delle emissioni, limitando il rischio di rifinanziamento e riducendo la sensibilità del costo del debito alle oscillazioni dei tassi di mercato”.

Altro fattore positivo, secondo Generali Asset Management, è “la presenza di una base stabile di investitori domestici”, che rappresenta “un ulteriore elemento di sostegno nelle fasi di tensione finanziaria”.

In sostanza, “sebbene il debito pubblico (italiano) rimanga elevato in termini assoluti, la sua dinamica appare oggi più gestibile rispetto al passato” mentre, “in termini relativi, il percorso della finanza pubblica italiana risulta più costruttivo rispetto a quello francese, dove il deterioramento dei conti pubblici è diventato evidente, e a quello tedesco, il cui modello economico richiede un crescente supporto di politica fiscale”.

Spread sopra 100 punti base, per Generali AM salito troppo. E “rendimento BTP rimane interessante”

Per quanto riguarda la dinamica dello spread BTP-Bund a 10 anni, che è tornato a sfondare la soglia di 100 punti base, Bergamaschi ha osservato che, nel breve periodo, il differenziale sta continuando a “risentire degli shock esterni, in particolare di quelli legati ai mercati energetici, alle tensioni commerciali globali e all’incertezza geopolitica”.

Il ritorno dello spread BTP-Bund sopra la soglia dei 100 punti, dai minimi di circa 60 anni testati all’inizio del 2026, riflette a suo avviso “la volatilità che ha interessato i mercati obbligazionari globali e le crescenti preoccupazioni degli investitori per la situazione fiscale e politica francese ”.

Lo spread BTP-Bund sarebbe salito inoltre anche troppo, rispetto ai fondamentali economici dell’Italia.

Così Bergamaschi:

“Riteniamo tuttavia che gli attuali livelli incorporino un premio per il rischio eccessivo rispetto ai fondamentali dell’Italia e manteniamo pertanto una visione costruttiva sul mercato dei BTP. Il rendimento offerto dai Titoli di Stato italiani resta infatti interessante rispetto a quello dei governativi dei Paesi core dell’Eurozona. Anche il quadro tecnico continua a essere favorevole, grazie a una domanda che si mantiene solida sia da parte degli investitori domestici sia di quelli internazionali”.

I BTP da scegliere: “segmento tra 5 e 7 anni presenta rapporto rischio-rendimento più equilibrato”

Ma come posizionarsi, guardando alla curva dei rendimenti dei Titoli di Stato italiani?

Il responsabile della divisione di reddito fisso di Generali AM ha scritto nella sua nota che, “in termini di posizionamento lungo la curva, continuiamo a privilegiare le scadenze intermedie ”.

A suo avviso, “il segmento compreso tra i 5 e i 7 anni, con rendimenti superiori al 4%, offre attualmente il miglior profilo di carry e roll-down, risultando il più equilibrato in termini di rapporto rischio-rendimento”.

Per quanto riguarda invece “il tratto decennale, con rendimenti intorno al 4,6%, appare interessante in una prospettiva storica e risulta particolarmente adatto agli investitori che intendono assumere esposizione direzionale ai tassi o agli spread sovrani”.

La view è invece più “cauta sulla parte lunga della curva, che rimane il segmento più vulnerabile per effetto della maggiore sensibilità alle aspettative d’inflazione e alla volatilità dei tassi globali”.

BTP, i principali fattori di rischio. Ma ampliamenti spread possono rappresentare opportunità di acquisto

In generale, per “i BTP i principali fattori di rischio restano l’evoluzione delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, l’orientamento più restrittivo della politica monetaria della BCE (leggi rischio maggiore di rialzi dei tassi) e l’avvicinarsi delle scadenze elettorali del prossimo anno”, ha continuato Gianluca Bergamaschi, Head of Fixed Income - Mandates presso Generali Asset Management.

Detto questo, “eventuali ampliamenti dello spread riconducibili a tali fattori potrebbero rappresentare opportunità di acquisto piuttosto che segnali di un deterioramento strutturale del merito creditizio italiano”.

A non mostrare preoccupazione per i BTP e per il trend dello spread anche Marco Giordano, Investment Director di Wellington Management, che conferma che “gran parte” della tensione che è tornata a colpire i BTP “è riconducibile all’intensificarsi del sell-off dei Titoli di Stato a livello globale, in risposta allo shock sulle materie prime e alle aspettative secondo cui le banche centrali saranno costrette a irrigidire l’orientamento della politica monetaria”.

Wellington Management: allargamento spread non riflette preoccupazioni per prospettive fiscali Italia

Marco Giordano ha puntualizzato inoltre che, “in questo contesto, lo spread tra BTP e Bund si è ampliato a seguito del clima di avversione al rischio sui mercati obbligazionari, ma rimane nella parte bassa dell’intervallo osservato negli ultimi anni”.

Di conseguenza, sebbene sia vero che “il persistere di rendimenti più elevati finirà per tradursi in un aumento del costo di finanziamento dell’ingente ammontare del debito italiano, l’entità e la natura ordinata del recente ampliamento dello spread non riflettono preoccupazioni degli investitori specificamente legate alle prospettive fiscali dell’Italia, quanto piuttosto l’aumento dei costi di finanziamento sovrano nell’intera area euro”.

L’Investment Director di Wellington Management ha concluso, rimarcando che, anche se “le più ampie preoccupazioni fiscali a livello europeo possano esercitare ulteriori pressioni al rialzo sui rendimenti, l’Italia non rappresenta la principale fonte di preoccupazione fiscale per l’area valutaria”. Occhio tuttavia ai segnali che stanno arrivando dalle emissioni di nuovi Titoli di Stato da parte del MEF, ovvero dalle aste, che stanno rendendo sempre più concreto l’aumento del costo del servizio del debito dell’Italia.