Allarme BCE sull’esposizione delle famiglie dell’Eurozona, ma anche dei fondi pensione, assicurazioni e banche, verso azioni AI USA. Rischio bolla?
La BCE ha appena lanciato un attenti sul rischio di una bolla AI che finisca per esplodere e per produrre conseguenze simili a quelle scatenate dalla bolla dot com.
Un chiaro alert è stato lanciato anche sul risparmio delle famiglie europee, a causa dell’esposizione di queste ultime alle azioni delle Big Tech americane.
Il paper della BCE: Boom AI: entusiasmo razionale o prossima bolla dot com?
Gli allarmi sono incisi nel report che porta la firma di cinque economisti: Malin Andersson, Johannes Breckenfelder, Stefano Corradin, Kalin Nikolov, Maria Antonietta Viola, che hanno stilato il report dal titolo “The AI boom: rational enthusiasm or the next dot-com bubble?”, ovvero: Il boom dell’AI: “entusiasmo razionale o la prossima bolla dot com?”
Già le precedenti dichiarazioni della Presidente della BCE Christine Lagarde avevano confermato il timore a Francoforte di una potenziale bolla AI: timore che, va detto, è condiviso ormai da diversi analisti e strategist.
Il paper dei cinque economisti alimenta il dibattito su quanto le scommesse scatenate che gli investitori hanno lanciato sulle azioni di diversi colossi attivi nel mercato dell’intelligenza artificiale possano essere state azzardate. E così per i cinque economisti della Banca centrale europea, la domanda è inevitabile:
L’ascesa dell’AI ha provocato un rally impressionante nel settore tecnologico, portando le valutazioni dei mercati a livelli che sono stati visti, l’ultima volta, nella bolla dot com. Sebbene l’AI stia forgiando l’economia, le valutazioni elevate di oggi comportano il rischio di una correzione improvvisa e dolorosa nell’area euro?
La minaccia è concreta e gli esperti della BCE non indorano la pillola, sulla base dei calcoli che hanno fatto capire quanto le famiglie europee e dunque i loro risparmi sono esposti verso le azioni dei giganti AI.
Il riferimento è alle Magnifiche 7 - ovvero alle azioni Apple, Amazon, Alphabet-Google, Microsoft, Meta, Nvidia, Tesla -, il cui predominio nei principali indici globali detenuti dagli investitori in modo diffuso, come l’MSCI World, implica rischi significativi.
Risparmio famiglie Eurozona a rischio? Esposizione di 440 miliardi di euro a società tech USA
I grafici mostrano che la maggior parte delle esposizioni dell’area euro alle Mag7 avviene attraverso fondi di investimento - fondi comuni ed ETF -, piuttosto che tramite partecipazioni dirette.
Partendo da alcuni dati relativi agli investitori sottostanti dei fondi comuni, è possibile individuare quali investitori dell’area euro presentano la maggiore esposizione alle società tecnologiche statunitensi.
Dal paper degli economisti emerge inoltre che “le famiglie dell’Eurozona, che stanno canalizzando sempre di più i loro risparmi verso gli ETF a basso costo, hanno circa 440 miliardi di euro di esposizione alle società tecnologiche statunitensi, senza necessariamente essere consapevoli del relativo rischio di concentrazione”.
Esposti significativamente ad azioni AI anche compagnie assicurative e fondi pensione
In pericolo non sono però ’solo’ i rispami delle famiglie, in quanto una esposizione significativa alle Magnifiche 7 caratterizza anche le compagnie assicurative e i fondi pensione.
Inoltre, è la stessa struttura basata sui fondi a rappresentare di per sé un canale di trasmissione del rischio.
Così gli economisti della BCE:
“Una forte correzione può costringere infatti i fondi a vendere attività per far fronte alle richieste di rimborso: inizialmente le attività più liquide e, se la correzione persiste, gli asset più difficili da liquidare, esercitando ulteriori pressioni al ribasso sulle valutazioni e provocando nuove richieste di rimborso”.
Tutto ciò significa che una eventuale “correzione delle (azioni) delle Magnifiche 7”, secondo gli esperti della BCE, “è qualcosa che riguarda l’intera stabilità finanziaria dell’Eurozona, oltre che il singolo privato”.
Presentato di conseguenza “lo scenario più grave” che “non è la correzione azionaria in sé, ma una correzione accompagnata da un’instabilità più ampia dei mercati che i policymaker non siano in grado di contenere facilmente”.
D’altronde, “a differenza dell’episodio delle dot-com, le condizioni di partenza odierne lasciano molto meno spazio per tagliare i tassi di interesse o utilizzare la politica fiscale per attutire le conseguenze” di un eventuale scoppio della bolla AI.
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Meno euforia nei mercati europei dove i ratio P/E sono molto più bassi di quelli USA
Ma, al di là di questa esposizione delle società, banche e risparmi delle famiglie europee alle Magnifiche 7, si chiedono i cinque economisti della BCE, esiste per caso anche un rischio di una correzione dei mercati azionari europei?
Qui il quadro si fa meno preoccupante, in quanto alcuni parametri di valutazione, come i ratio P/E, rimangono più bassi in modo considerevole rispetto a quelli degli Stati Uniti: “Inoltre l’attuale contesto macroeconomico del settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’area euro appare resiliente rispetto all’epoca della bolla delle dot-com”.
Gli esperti della BCE fanno riferimento alla produttività e ai margini di profitto del settore, che sono in aumento, al clima di business nei servizi digitali dell’area euro, che “non sembra caratterizzato da un eccessivo entusiasmo” e all’ “adozione dell’AI da parte delle società dell’area euro, in forte crescita, a pochi anni dal lancio di ChatGPT nel 2022”
Lo dimostra il fatto che, in totale, “l’aumento degli investimenti digitali nell’area euro, nel corso dell’ultimo decennio, è stato pari a più di tre volte la crescita cumulata del PIL in quello stesso periodo”.
Allo stesso tempo, “il settore tecnologico più piccolo e caratterizzato da valutazioni meno elevate dell’area euro limita il rischio di un crollo interno”.
L’esplosione di una bolla AI non salverebbe l’Europa, Lagarde aveva già lanciato l’avvertimento
Ciò non significa che l’Europa sarebbe salva, nel caso di un’esplosione della bolla AI. Nel rapporto della BCE si legge infatti che questa caratteristica dell’Eurozona “offre ben poche rassicurazioni”, visto che “le famiglie, le compagnie assicurative e i fondi pensione presentano esposizioni significative attraverso gli strumenti che replicano gli indici globali”.
Inoltre, è lo stesso passato a parlare, visto che “lo stress sui mercati azionari statunitensi ha storicamente avuto ripercussioni anche sui mercati azionari dell’area euro”.
Praticamente, avvertono dai piani alti della Banca centrale europea, “gli effetti di una correzione negli Stati Uniti potrebbero estendersi oltre i mercati finanziari, andando a colpire il sentiment nell’area euro, le condizioni di finanziamento e le assunzioni”. In poche parole, “un eventuale contraccolpo dell’AI negli Stati Uniti non rimarrebbe quindi un problema esclusivamente degli Stati Uniti”.
Ma quanto è concreto il rischio di una correzione? I cinque economisti fanno notare che la situazione è preoccupante, in quanto “le valutazioni del mercato azionario statunitense, misurate attraverso il CAPE ratio, sono attualmente vicine ai massimi storici”, facendo notare che “anche le valutazioni azionarie dell’area euro sono aumentate, sebbene in misura inferiore”.
Le valutazioni dei mercati azionari USA e dell’Europa
Il rapporto P/E prezzo/utili dal 1980 al 2026 sui mercati azionari di USA ed Europa. Il numeratore prende in considerazione l'indice reale (corretto per l'inflazione) dei prezzi dell'indice S&P Composite (pannello a) e dell’indice Euro Stoxx 50 Price. Il denominatore è la media mobile, calcolata sui dieci anni precedenti, degli utili reali dell’S&P Composite (pannello a) e degli utili delle società quotate (Market Equity) (pannello b). (Fonte BCE).
Il grande dubbio della BCE: stiamo riassistendo a una riedizione della bolla dot com?
Gli esperti parlano di valutazioni estremamente ottimistiche che, inevitabilmente, sollevano alcuni interrogativi: “i prezzi attuali delle azioni riflettono una scommessa razionale sulla tecnologia trasformativa dell’IA? Oppure stiamo assistendo a una riedizione della bolla delle dot-com ?”
Le valutazioni dei mercati azionari USA e dell’Europa
Il rapporto P/E prezzo/utili dal 1980 al 2026 sui mercati azionari di USA ed Europa. Il numeratore prende in considerazione l'indice reale (corretto per l'inflazione) dei prezzi dell'indice S&P Composite (pannello a) e dell’indice Euro Stoxx 50 Price. Il denominatore è la media mobile, calcolata sui dieci anni precedenti, degli utili reali dell’S&P Composite (pannello a) e degli utili delle società quotate (Market Equity) (pannello b). (Fonte BCE).
La risposta non è confortante, in quanto gli studi economici sulle precedenti rivoluzioni tecnologiche si traducono in un verdetto preoccupante: “è probabile una correzione delle attuali valutazioni dei mercati azionari”. Che non rimarrà sicuramente circoscritta a Wall Street e che, in sintesi, potrebbe erodere centinaia di miliardi di risparmi delle famiglie e gli investimenti anche di fondi pensione e di altri tipi di fondi, di compagnie assicurative e di fondi, esposti al mercato dell’AI, mettendo in sostanza a rischio la stabilità finanziaria dell’Eurozona.
Come aveva avvertito diverse volte la stessa Presidente della BCE, Christine Lagarde.