Brexit: Johnson minaccia di non pagare il conto all’UE

Il potenziale successore di Theresa May lancia la sfida: “Senza accordo migliore, Londra non pagherà”.

Brexit: Johnson minaccia di non pagare il conto all'UE

Basta tira e molla: senza un accordo migliore per la Brexit, il Regno Unito potrebbe non pagare la liquidazione da 39 miliardi di sterline all’UE. L’avvertimento arriva da Boris Johnson, probabile successore di Theresa May.

Secondo l’ex sindaco di Londra, serve maggiore chiarezza sull’uscita dall’Unione e sfida Bruxelles sul fronte del denaro.

Boris Johnson sfida l’UE sulla Brexit

Johnson affida la sua dura posizione al Sunday Times. Un intervento che arriva proprio nel momento in cui c’è da occupare il posto di Primo Ministro lasciato vacante dalla dimissionaria May.

Lui, tra l’altro, è dato come favorito a essere il prossimo inquilino di Downing Street ed è per questo che sta iniziando a giocare le sue carte sulla Brexit.

Le sue parole – che sembrano raccogliere il suggerimento del presidente Trump- appaiono come una vera e propria sfida all’UE:

“Senza un accordo migliore, Londra non pagherà i 39 milioni di sterline a Bruxelles”.

Maggiore chiarezza

In particolare, sulla Brexit Johnson ha dichiarato:

“I nostri amici e partner devono comprendere che questo denaro resterà custodito qui fino a quando non avremo maggiore chiarezza sulla strada dell’avvenire”.

Se ciò non avverrà, dunque, quei 39 milioni di sterline, previste dal documento sottoscritto dal Governo May con l’UE come liquidazione per il divorzio, resteranno a Londra.

Il conto sarà saldato quando ci saranno le condizioni e quindi quando ci sarà “migliore trasparenza sul percorso da seguire”.

Il denaro come arma contro l’UE

Sul tavolo della Brexit, Johnson si attende un “un buon accordo” senza nascondere che la questione economica possa giocare un ruolo rilevante:

“I quattrini sono un solvente eccellente e un ottimo lubrificante”

ha aggiunto.

Il favorito nella corsa per il successore di May mette in conto anche un’uscita dall’Unione senza accordo e in tal senso, avverte, Londra deve prepararsi.

Non va dimenticato che l’ex capo del Foreign Office è stato tra i maggiori sostenitori della Brexit e sente, ora, di essere l’uomo giusto su cui puntare per ottenere il massimo dall’addio di Londra all’UE.

“Sento una vera responsabilità personale, perché ho contribuito a quel risultato nel referendum del 2016”

ha detto ancora nell’intervista, aggiungendo che il suo pensiero fisso è “cosa dovremmo fare per ottenere il meglio da queste opportunità”.

Intanto, i tempi stringono: la scadenza della proroga per l’uscita del Regno Unito dall’UE è stata fissata al 31 ottobre prossimo, senza ulteriori rinvii.

La sfida di Johnson all’UE farà bene al dialogo sulla Brexit?

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