Risultati sopra le attese per Apple nel primo trimestre fiscale 2026: fatturato e utili in forte crescita grazie al successo dell’iPhone 17, traino decisivo anche in Cina.
Apple apre il 2026 con risultati da record. Nel primo trimestre fiscale, chiuso a dicembre, il gruppo di Cupertino ha registrato ricavi per 143,76 miliardi di dollari, in aumento del 16% su base annua e ben oltre le attese degli analisti.
L’utile netto è salito a 42,1 miliardi di dollari, pari a 2,84 dollari per azione, contro i 36,3 miliardi e i 2,40 dollari dello stesso periodo dell’anno precedente. Numeri che hanno spinto il titolo Apple a guadagnare oltre l’1% nelle contrattazioni after-hours e che confermano il ruolo centrale dell’iPhone nel modello di business della società.
Il vero motore della crescita è stato proprio l’iPhone 17, lanciato lo scorso settembre. Le vendite degli smartphone Apple sono cresciute del 23%, raggiungendo 85,27 miliardi di dollari nel trimestre, superando nettamente le stime di Wall Street.
“La domanda di iPhone è stata semplicemente sbalorditiva”, ha dichiarato il CEO Tim Cook, sottolineando come il trimestre natalizio abbia segnato un’inversione di tendenza rispetto all’anno precedente, quando le vendite avevano mostrato segnali di rallentamento.
Utenti e mercati: i motivi della crescita
Particolarmente rilevante è stato il contributo del mercato asiatico. Le vendite in Cina, inclusi Taiwan e Hong Kong, sono aumentate del 38%, arrivando a 25,53 miliardi di dollari. Un risultato che ha sorpreso positivamente la stessa Apple, soprattutto dopo le preoccupazioni emerse nel 2025 legate alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.
“Abbiamo stabilito un record storico per gli utenti che hanno effettuato l’upgrade del loro iPhone nella Cina continentale e abbiamo registrato una crescita a due cifre per i clienti che provengono da altre marche”, ha spiegato Cook, aggiungendo che la spinta è arrivata direttamente dal prodotto.
A rafforzare la strategia di lungo periodo c’è anche l’espansione della base installata. Apple conta oggi circa 2,5 miliardi di dispositivi attivi tra iPhone, Mac, iPad e altri prodotti, in aumento rispetto ai 2,35 miliardi di un anno fa. Un dato chiave perché rappresenta il bacino potenziale per i servizi digitali, sempre più centrali nella redditività del gruppo.
Le performance oltre il successo dell’iPhone
Accanto al boom dell’iPhone, il quadro resta articolato. Il fatturato dei Mac è sceso del 7% su base annua, fermandosi a 8,39 miliardi di dollari, al di sotto delle aspettative, nonostante il lancio a novembre del nuovo MacBook Pro con chip M4. Meglio è andata agli iPad, che hanno registrato una crescita del 6%, con ricavi pari a 8,6 miliardi di dollari. Secondo Cook, un dato significativo è che circa metà degli acquirenti di iPad nel trimestre non ne possedeva uno in precedenza, segnale di una domanda ancora in espansione.
In calo invece la divisione wearable, che include Apple Watch, AirPods e Vision Pro, con vendite in flessione del 2%. Più solida la performance dei servizi, che comprendono abbonamenti come Apple TV+, iCloud e ricavi da licenze e pubblicità: il fatturato è cresciuto del 14% su base annua. Cook ha evidenziato come l’audience di Apple TV sia aumentata del 36% a dicembre rispetto all’anno precedente.
Intelligenza artificiale e pressioni sui costi
Sul fronte strategico, Apple continua a muoversi con cautela nell’intelligenza artificiale. All’inizio del mese la società ha annunciato una partnership con Google per integrare il modello Gemini in alcune funzioni di Apple Intelligence. “Abbiamo in assoluto le migliori piattaforme al mondo per l’intelligenza artificiale”, ha affermato Cook, pur riconoscendo che l’AI richiederà investimenti aggiuntivi.
Nel trimestre, le spese in conto capitale sono scese a 2,37 miliardi di dollari, mentre i costi di ricerca e sviluppo sono saliti a 10,89 miliardi, segnando un forte incremento rispetto all’anno precedente. Resta aperta la questione dei costi dei componenti, in particolare memoria e storage, i cui prezzi sono in aumento a causa della carenza globale legata all’AI.
“Continuiamo a vedere un aumento significativo dei prezzi di mercato della memoria”, ha ammesso Cook, sottolineando però che l’impatto finora è stato contenuto.
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