Bonus busta paga fino a 3.500 euro, ecco come averlo: le istruzioni per il 2023

Simone Micocci

23/09/2022

23/09/2022 - 11:11

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Come aumentare le buste paga senza far salire il debito pubblico? Alberto Brambilla (Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali) traccia la strada da seguire.

Bonus busta paga fino a 3.500 euro, ecco come averlo: le istruzioni per il 2023

Tutti i partiti politici hanno nel loro programma l’aumento di stipendio, già per il 2023, per gli italiani. D’altronde si tratta di un’urgenza, dettata dall’inflazione - che ha comportato una notevole perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni - ma non solo: secondo i dati Ocse, infatti, negli ultimi 40 anni il valore reale dei salari e dei redditi in Italia è diminuito del 2,9%, a dimostrazione che la crisi energetica degli ultimi mesi ha solamente accelerato una discesa iniziata molti anni fa.

Il problema è che servirà trovare un modo per aumentare gli stipendi senza generare nuova spesa pubblica a debito. È possibile? Sì secondo Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, il quale ha spiegato come fare in un approfondimento pubblicato sul Corriere della Sera.

Nel dettaglio, Brambilla boccia la maggior parte delle soluzioni illustrate in questa campagna elettorale - dalla quattordicesima mensilità per tutti di Enrico Letta (“che costerebbe 19 miliardi strutturali”) alla decontribuzione totale per chi assume un giovane (8 miliardi di euro) proposta da Forza Italia - in quanto ritiene che il prossimo governo dovrebbe seguire la strada tracciata dal governo Draghi, nonché seguire l’esempio di quanto stanno facendo alcuni Paesi a noi vicini.

Soluzioni che se pensate bene potrebbero portare, già con la legge di Bilancio 2023, a un bonus in busta paga fino a 3.500 euro l’anno, senza comportare maggiori spese per lo Stato. Una soluzione che ovviamente andrebbe a soddisfare anche i lavoratori, i quali potrebbero godere di un aumento di stipendio fino a 3.500 euro l’anno, ma che richiede un’ampia collaborazione da parte delle imprese.

Bonus busta paga: serve un cambio di mentalità

Alberto Brambilla, consigliere economico alla presidenza del Consiglio dei Ministri dal 2018 al 2020, ritiene che il governo Draghi abbia fornito un assist importante al prossimo esecutivo, tracciando la strada da seguire per aumentare lo stipendio degli italiani e recuperare la perdita del potere d’acquisto rilevata negli ultimi 40 anni.

Nel dettaglio, secondo Brambilla, per aumentare gli stipendi senza comportare maggior debito pubblico, bisogna intanto:

  • modernizzare i contratti di lavoro, nonché l’approccio di sindacati e imprese;
  • mutare la politica fiscale e contributiva secondo la quale ogni forma di guadagno deve essere soggetta a tasse e contributi;
  • accantonare le irrealizzabili promesse di partiti politici”, come già abbiamo avuto modo di anticipare.

Anche il taglio del cuneo fiscale, d’altronde, per Brambilla non ha senso. Tenendo conto degli attuali stipendi, ci si rende conto che non si può parlare di cuneo fiscale per almeno il 70% dei redditi degli italiani; ragion per cui sindacati e Confindustria nell’ultimo periodo hanno spostato l’attenzione sul concetto di decontribuzione, come appunto il recente sgravio contributivo portato al 2% dal decreto Aiuti bis. Ridurre la quota di contributi dovuta dal dipendente con lo Stato che, con un maggiore esborso per le casse pubbliche, deve farsi carico della differenza, così da evitare che un aumento dello stipendio oggi abbia conseguenze negative sulla pensione di domani.

Eppure oggi la decontribuzione è una delle soluzioni più adottate per incentivare le assunzioni: ce ne sono 22, per un costo totale di 24 miliardi di euro l’anno. 168 miliardi di euro dal 2011 al 2020, secondo i dati riportati dal Rapporto di Itenerari Previdenziali, ma con risultati non soddisfacenti: su 36,5 milioni di italiani in età da lavoro, infatti, ne lavorano solamente 23 milioni, il 39%.

Ed è inutile tornare a parlare di decontribuzione totale, ad esempio, per incentivare le assunzioni nel Sud Italia: d’altronde, come ricorda Brambilla, una tale misura c’è già stata in Italia per circa 25 anni, fino a quando l’Unione Europea l’ha ritenuta un aiuto di Stato avviando una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

Bonus busta paga fino a 3.500 euro: il governo Draghi ha tracciato la strada

Brambilla, invece, plaude il governo Draghi per quanto fatto con l’articolo 12 del decreto legge n. 115 del 2022, con il quale è stato innalzato a 600 euro il limite entro cui le somme versate dal datore di lavoro ai lavoratori a titolo di rimborsi per il pagamento delle bollette di acqua, luce e gas, sono esentate dal pagamento di contributi sociali e imposte.

600 euro che per il datore di lavoro sono completamente deducibili, il che potrebbe incentivare l’azienda a corrisponderlo, e che non generano alcun incremento di pensione in quanto non sono assoggettati a contribuzione. Per lo Stato un costo pari a zero, dimostrazione che un tale incentivo si potrebbe estendere anche al welfare aziendale, andando a eliminare il farraginoso iter burocratico che oggi caratterizza questa forma di sostegno.

Lo si potrebbe portare fino a 2.000 euro l’anno (netti), il che comporterebbe un incremento medio del 14,7% per i redditi fino a 15 mila euro, dell’8,8% per chi invece è intorno ai 25 mila euro.

A questi si potrebbero aggiungere altri 900 euro, semplicemente:

  • elevando il bonus trasporti da 60 a 600 euro;
  • incrementando il valore del buono pasto elettronico da 6,5 a 8 euro, 12 euro il cartaceo.

Operazioni che - secondo Brambilla - comporterebbero un aumento della busta paga fino a 3.500 euro l’anno, il 10% per un reddito da 35 mila euro, il 17,5% per uno da 20 mila. Per lo Stato l’esborso sarebbe minimo: il 5% in meno di entrate Irpef, somma che tuttavia verrebbe recuperata con la tassazione diretta e indiretta, come ad esempio Iva e accise.

Il bonus 3.500 euro può davvero funzionare?

Il problema è che a pagare di più sarebbero le imprese, in quanto il meccanismo di deducibilità totale di alcune voce non le rimborsa totalmente per il maggiore esborso.

Brambilla non ne parla, ma non possiamo non considerare che la crisi si è abbattuta non solo sui redditi delle famiglie, ma anche delle imprese. Specialmente nelle piccole medio imprese, la gran parte in Italia, sarebbe complicato chiedere un maggiore esborso, tenendo conto che queste stanno già pagando le conseguenze del caro energia.

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