Blocco licenziamenti: cosa farà il nuovo governo Draghi?

Teresa Maddonni

4 Febbraio 2021 - 13:48

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Blocco licenziamenti: cosa farà il nuovo governo guidato da Mario Draghi? Qualora le consultazioni dovessero andare a buon fine è questo il primo nodo da sciogliere.

Blocco licenziamenti: cosa farà il nuovo governo Draghi?

Blocco licenziamenti: cosa farà il nuovo governo Draghi?

Difficile rispondere ciò che è chiaro è che quello del blocco licenziamenti del prossimo decreto Ristori 5, insieme al testo del decreto stesso, è il primo scottante nodo politico che il governo Draghi, qualora le consultazioni diano esito positivo, dovrà trovarsi ad affrontare.

Ricordiamo infatti che il blocco dei licenziamenti scade a oggi il prossimo 31 marzo 2021 e che una delle opzioni avanzate dal ministro dell’Economia del governo uscente Roberto Gualtieri era quella di una proroga doppia.

Il prossimo governo Draghi nel decidere sul blocco dei licenziamenti potrebbe trovarsi tra due fuochi: da una parte le richieste dei sindacati, dall’altra la posizione di Confindustria.

Blocco licenziamenti: cosa farà il nuovo governo Draghi

Sul blocco dei licenziamenti non possiamo dire con certezza quale possa essere la posizione del nuovo governo Draghi (sempre che si formi questo governo) quello che è certo è che è stato lo stesso presidente incaricato a parlare di dialogo con le parti sociali per dare una risposta alle esigenze del Paese.

In questo senso possiamo ben immaginare che il nuovo governo Draghi sulla delicata faccenda del blocco dei licenziamenti che potrebbe davvero creare, all’indomani del suo tramonto, un’emergenza sociale senza precedenti, sia pronto ad ascoltare le ragioni dei sindacati e delle associazioni datoriali.

I sindacati in merito al blocco dei licenziamenti chiedono una proroga generalizzata oltre il 31 marzo 2021. C’è tuttavia anche la posizione di Confindustria sul blocco dei licenziamenti che il nuovo governo Draghi non potrà non ascoltare.

In un’intervista a La Stampa il presidente di Confindustria Stefano Bonomi ha dichiarato:

“All’inizio della pandemia eravamo in emergenza ed era naturale adottare un intervento emergenziale come il blocco, che peraltro non è stato adottato in nessun altro Paese occidentale. E nonostante il blocco dall’inizio della pandemia abbiamo comunque perso oltre 600mila posti di lavoro. Nessuno vuole fare macelleria sociale. Dobbiamo invece graduare l’uscita dal blocco prolungando la cassa Covid per le aziende in gravi difficoltà ma togliendo i vincoli alle altre. Unendo nuovi ammortizzatori e nuove politiche entrambi volti all’occupabilità.”

Lo stesso presidente di Confindustria nei giorni scorsi, ospite di Lucia Annunziata su RAI 3, parlando del blocco dei licenziamenti ha dichiarato:

“Laddove ci sono settori in grossa sofferenza o chiusi per disposizione del governo, lì ci sia la cassa Covid gratuita e il blocco dei licenziamenti. Nei settori che avranno una ripresa diciamo invece dateci la possibilità di liberare.”

La richiesta ancora una volta è dare alle aziende non in sofferenza la possibilità di uscire dal blocco dei licenziamenti. L’idea di Gualtieri per il blocco dei licenziamenti d’altronde viaggiava su un doppio binario:

  • proroga generalizzata per tutti fino al 30 aprile 2021;
  • blocco dei licenziamenti oltre quella data (fino a giugno?) per le aziende in crisi.

Il prossimo governo Draghi potrebbe anche seguire quella strada, non prima però di un confronto con le parti sociali.

Ammortizzatori sociali

La questione del blocco dei licenziamenti, come anche quella della cassa integrazione per la quale si è parlato di 26 settimane nel decreto Ristori 5, va di pari pasto alla riforma degli ammortizzatori sociali ormai in stallo e su cui la ministra del Lavoro uscente Nunzia Calfo aveva puntato gran parte della sua azione politica.

Il costo della riforma abbozzata dal suo team di esperti è risultato tuttavia troppo elevato, almeno 20 miliardi. Una riforma degli ammortizzatori sociali di cui poco si sa e che in verità si è leggermente arenata.

C’è poi la questione delle politiche attive del lavoro, tra assegno di ricollocazione per chi è in Naspi da oltre quattro mesi previsto dalla Legge di Bilancio 2021, ma anche in relazione al reddito di cittadinanza e alla sorte dei quasi 3mila Navigator che resteranno senza contratto alla scadenza prevista per il 30 aprile 2021.

E ancora tra le questioni sul lavoro che il governo Draghi si troverà ad affrontare ci sarà anche il programma di Garanzia per l’occupabilità dei lavoratori anche detto Gol, previsto dalla Legge di Bilancio e che necessità di un decreto attuativo oltre che di un accordo in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni.

Si aggiunge poi la questione dei contratti a termine che sono stati prorogati senza causale al 31 marzo 2021 sempre in manovra, come anche si pone il problema della formazione dei lavoratori, dopo i dati allarmanti giunti dalle ultime rilevazioni INAPP.

Resta anche la questione poi, sempre in merito alla formazione dei lavoratori, del decreto per prorogare il Fondo nuove competenze anche per accordi da stipulare nel 2021.

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