Banche Usa sotto shock. E l’Italia potrebbe essere coinvolta

Claudia Cervi

21 Maggio 2025 - 12:49

Il downgrade di Moody’s alle banche Usa e al debito sovrano potrebbe avere ripercussioni anche sull’Italia: ecco perché Intesa, UniCredit e Banco BPM sono sotto osservazione.

Banche Usa sotto shock. E l’Italia potrebbe essere coinvolta

Dagli Stati Uniti arriva un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Moody’s ha tagliato il rating di alcune delle più grandi banche americane, tra cui JPMorgan, Bank of America e Wells Fargo.

Il segnale è forte: non ci sono più banche “troppo grandi per fallire”. E con il debito pubblico americano che sfiora i 37.000 miliardi di dollari e il deficit federale continua a peggiorare, i rischi per le banche stanno aumentando vertiginosamente.

Non solo negli Stati Uniti. L’onda lunga di una crisi finanziaria potrebbe arrivare anche in Europa. E in Italia, dove il comparto bancario è da mesi sotto i riflettori, tra bilanci da confermare e un’attività febbrile sul fronte fusioni e acquisizioni.

Per ora i numeri sembrano rassicuranti, a patto, però, che non si verifichino scossoni esterni in grado di cambiare le regole del gioco. E il downgrade statunitense potrebbe essere proprio uno di quei fattori destabilizzanti.

Moody’s declassa le banche Usa: cosa sta succedendo?

L’intervento di Moody’s ha avuto un effetto domino: il downgrade del rating sovrano Usa ha ha ridotto quella protezione implicita che faceva considerare sicure le grandi banche americane. Il risultato è un declassamento che colpisce in pieno i giganti JPMorgan, Bank of America e Wells Fargo. Per Moody’s il problema è chiaro: con un debito così alto e un deficit in crescita, il governo ha meno margine di manovra per intervenire in caso di crisi bancaria. E questo fa salire il rischio percepito dagli investitori.

Le conseguenze si sono già fatte sentire. I rendimenti dei Treasury decennali sono saliti dal 4,2% al 4,5% in pochi giorni. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma in realtà è un segnale chiaro: se cresce la percezione del rischio, chi presta i soldi vuole un guadagno maggiore. E quando succede negli Usa, mercato di riferimento mondiale, l’effetto si riverbera ovunque, a partire dall’Europa.

I rischi per le banche italiane

Nel primo trimestre 2025 le banche italiane hanno chiuso conti tutto sommato positivi: margini d’interesse stabili (seppur con qualche lieve flessione), buoni risultati dalle commissioni e portafogli titoli in crescita.

Secondo un’analisi di Barclays, da questi dati emergono tre tendenze principali:

  • Margine di interesse in lieve calo, dovuto a un contesto di tassi in evoluzione e a una crescente pressione sui rendimenti;
  • Business delle commissioni stabile, con ricavi meno sensibili alle oscillazioni dei tassi. Questo contribuisce a mantenere i conti in equilibrio;
  • Buona capacità di generazione di capitale, essenziale per garantire la solidità patrimoniale e affrontare possibili turbolenze.

Ma lo scenario potrebbe cambiare se l’effetto domino dagli Usa dovesse intensificarsi.

L’aumento dei rendimenti dei Treasury Usa rischia di far salire anche quelli dei Btp italiani, per un effetto a catena ormai noto nei mercati obbligazionari globali. Rendimenti più alti significano prezzi più bassi: per le banche italiane, grandi detentrici di titoli di Stato, questo si traduce in un doppio problema.

Da un lato, il valore dei titoli già in portafoglio diminuisce, indebolendo i bilanci e la solidità patrimoniale degli istituti. Dall’altro, diventa più costoso raccogliere denaro sui mercati finanziari, con un impatto sui tassi applicati a mutui, prestiti personali e finanziamenti alle imprese.

Intesa Sanpaolo, Banco BPM e UniCredit le banche più a rischio

Le banche italiane più esposte a questo rischio sono Intesa Sanpaolo, Banco BPM e UniCredit, tutte con un portafoglio titoli di Stato particolarmente rilevante e tutte su livelli tecnici delicati: le tre azioni del Ftse Mib si trovano infatti su resistenze significative, dopo aver toccato massimi pluriennali. In uno scenario di maggiore incertezza sui mercati obbligazionari, anche un piccolo scivolone potrebbe innescare prese di profitto e aumentare la pressione sui titoli bancari.

Grafico azioni Intesa Sanpaolo Grafico azioni Intesa Sanpaolo Fonte Tradingview

Che cosa può succedere?
In un contesto di maggiore incertezza, potrebbe aumentare lo spread tra Btp e Bund tedeschi, riportando in primo piano il rischio Paese e mettendo ulteriore pressione sulle banche italiane.

Per ora, nessun segnale di panico: gli analisti concordano nel dire che il downgrade Usa non avrà effetti immediati sull’Italia. Segnali preoccupanti potrebbero arrivare nel caso in cui le tre azioni citate dovessero scendere sotto alcuni supporti di rilevo.

Grafico azioni Banco BPM Grafico azioni Banco BPM Fonte Tradingview

In particolare:

  • Intesa Sanpaolo sotto 4,10 euro;
  • Banco BPM sotto 8,50 euro ;
  • UniCredit sotto 50 euro.
Grafico azioni UniCredit Grafico azioni UniCredit Fonte Tradingview
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