Banche, Unimpresa: costo credito sempre più salato, tassi oltre il 10% per le famiglie. E il conto corrente rende sempre di meno

Laura Naka Antonelli

11 Agosto 2026 - 16:23

“Famiglie e piccole imprese continuano a pagare tassi elevati per accedere al credito, mentre i risparmi depositati in banca vengono remunerati con rendimenti sempre più bassi”.

Banche, Unimpresa: costo credito sempre più salato, tassi oltre il 10% per le famiglie. E il conto corrente rende sempre di meno

Il credito che le banche italiane erogano alle famiglie e alle imprese costa sempre di più.

I conti correnti rendono invece sempre di meno. È quanto emerge dall’analisi pubblicata oggi, martedì 11 agosto 2026, dal Centro Studi di Unimpresa:

Famiglie e piccole imprese continuano a pagare tassi elevati per accedere al credito, mentre i risparmi depositati in banca vengono remunerati con rendimenti sempre più bassi”.

Parcheggiare i propri soldi nei conti correnti e/o conti depositi delle banche, insomma, rende sempre di meno, a fronte di costi più alti per riuscire ad accedere al credito.

Preoccupante è soprattutto la dinamica dei tassi del credito al consumo.

Credito al consumo, TAEG su finanziamenti a famiglie al 10,34%. Ma effetto tagli tassi BCE?

Il Centro Studi di Unimpresa segnala infatti che, nel mese di marzo di quest’anno, il credito al consumo è costato in media il 10,34% e i finanziamenti alle piccole e medie imprese il 4,18%, nonostante il ciclo di riduzione dei tassi avviato dalla BCE di Christine Lagarde fino al 5 giugno del 2025, dunque prima della decisione dell’Eurotower di lasciare il costo del denaro fermo per diverse riunioni.

A tal proposito va ricordato che la BCE ha poi alzato i tassi di 25 punti base lo scorso 11 giugno 2026, portando il tasso sui depositi a salire dal 2% al 2,25%.

Il problema è che ai tassi elevati hanno fatto da contraltare conti correnti che hanno reso appena lo 0,29%.

Sorprende soprattutto il trend del TAEG (tasso annuo effettivo globale) applicato ai finanziamenti erogati dalle banche alle famiglie che, come anticipato sopra, si è attestato a marzo al 10,34%, sostanzialmente invariato rispetto al 10,50% di gennaio 2025. (valore quest’ultimo ancora alto, nonostante la BCE stesse continuando a tagliare i tassi, dopo aver iniziato a ridurli il 6 giugno 2024).

Ciò significa che, in più di un anno, il TAEG è sceso soltanto di 0,16 punti percentuali, “nonostante il progressivo allentamento della politica monetaria europea”.

Il tasso è poi calato sotto la soglia del 10% a dicembre del 2025, ma il costo del credito al consumo è tornato poi “rapidamente sopra la doppia cifra nei primi mesi del 2026”.

Tassi mutui? Unimpresa, trasmissione solo parziale dei tagli della BCE. TAEG al 3,81%

Cosa è successo invece al mercato dei mutui? Il Centro Studi di Unimpresa ha parlato di “una trasmissione solo parziale dei tagli della BCE”, come dimostra il fatto che “il TAEG sui finanziamenti per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 3,81% a marzo 2026”.

Di fatto, “dopo una fase iniziale di lieve riduzione, i mutui hanno registrato una progressiva risalita nel corso del 2025, arrivando al 3,87% tra gennaio e febbraio 2026, prima di un leggero arretramento nel mese successivo”.

Credito alle imprese: il costo rimane molto più alto soprattutto per le più piccole

Unimpresa ha precisato poi che, per quanto riguarda le imprese, il costo del credito è rimasto significativamente più elevato soprattutto per quelle più piccole.

In questo caso, “i prestiti fino a un milione di euro, principale fonte di finanziamento per le pmi, hanno registrato un tasso medio del 4,18% a marzo 2026”, tornando a salire.

Il trend si era confermato già rialzista nei mesi precedenti: “Dopo avere toccato un minimo del 3,95% nell’agosto 2025, il costo dei finanziamenti per le piccole e medie imprese”, il costo del credito sostenuto dalle piccole imprese è tornato infatti a salire nella seconda parte del 2025, chiudendo il primo trimestre del 2026 su livelli superiori rispetto ai minimi registrati.

Il Centro studi di Unimpresa ha definito invece “molto più favorevoli, invece, le condizioni applicate alle imprese di maggiori dimensioni ”, con i prestiti di ammontare superiore a 1 milione di euro hanno registrato un tasso medio del 2,99%, inferiore di circa 1,2 punti percentuali rispetto a quello pagato dalle piccole e medie imprese.

Il differenziale, hanno scritto gli analisti, dimostra come la dimensione delle aziende rappresenti “un fattore determinante nell’accesso a condizioni creditizie più vantaggiose”.

Quelle più grandi, in sostanza, pagano un costo del credito inferiore rispetto a quello sostenuto dalle PMI.

Depositi, conti correnti, depositi vincolati: remunerazione sempre più bassa

Riguardo alla raccolta delle banche, i depositi complessivi di famiglie e imprese hanno offerto una remunerazione media dello 0,65%, scendendo rispetto allo 0,85% di gennaio 2025.

Ancora più basso si è confermato il rendimento dei conti correnti, inchiodato allo 0,29%, attorno ai minimi registrati nel corso del 2025 e inferiore rispetto allo 0,41% rilevato all’inizio dello scorso anno.

Anche i depositi vincolati hanno assistito a un calo significativo della remunerazione. Nel mese di marzo i conti hanno reso in media il 2,45%, contro il 3,14% di gennaio 2025, soffrendo una flessione di 0,69 punti percentuali in poco più di un anno.

Tra rendimento 0,29% conti correnti e 10,34% del credito al consumo differenza di oltre 10 p.p.

Così ancora gli analisti del Centro Studi di Unimpresa, nell’evidenziare l’ampio gap che esiste tra quanto i risparmiatori ricevono depositando i loro risparmi nei conti correnti e conti deposito delle banche e quanto invece sono costretti a pagare nel momento in cui sono chiedono credito:

“Il confronto tra quanto le banche riconoscono ai risparmiatori e quanto chiedono a famiglie e imprese evidenzia margini ancora molto ampi. Tra il rendimento dello 0,29% dei conti correnti e il 10,34% del credito al consumo si registra di fatto una differenza superiore a 10 punti percentuali. Lo spread tra la remunerazione media dei depositi (0,65%) e il costo dei prestiti alle pmi (4,18%) è pari a 3,53 punti percentuali, mentre per le grandi imprese si attesta a 2,34 punti”.

Il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora ha concluso la nota sottolineando che “si conferma una dinamica ormai consolidata”. Ovvero, “la discesa dei tassi ufficiali (con i tagli dei tassi varati dalla BCE) ha prodotto benefici immediati per le banche sul lato della raccolta, ma non si è tradotta in un analogo alleggerimento del costo del credito per famiglie e piccole imprese”.

Tutt’altro: “la riduzione dei rendimenti riconosciuti ai risparmiatori è stata rapida e generalizzata, mentre quella applicata ai prestiti è risultata più lenta, selettiva e incompleta, mantenendo elevato il peso degli interessi su consumatori e sistema produttivo”.