Banche italiane, ecco come andrà nel 2026. Il ruolo dei BTP

Laura Naka Antonelli

19 Novembre 2025 - 13:12

Le previsioni su cosa accadrà alle banche italiane nel 2026, nel bel mezzo di attenti e di tentativi di assedio al settore. Focus sul rapporto banche-BTP.

Banche italiane, ecco come andrà nel 2026. Il ruolo dei BTP

Banche italiane sempre più ricche, grazie a utili da sogno. È questa la narrativa che continua a circolare in Italia, e che è stata rafforzata dalla pubblicazione dei conti relativi ai primi nove mesi e del terzo trimestre del 2025, da parte dei campioni del credito Intesa SanPaolo, UniCredit, Banco BPM, BPER, MPS. Tutti istituti che hanno fatto e che continuano a fare la gioia degli azionisti, promettendo ed erogando dividendi sempre più ghiotti.

Banche così ricche da essere diventate anche un caso politico da quando si è insediato il governo Meloni, come ha dimostrato la tassa sugli extraprofitti prima sbandierata con orgoglio, poi ritirata, e come hanno confermato poi le continue richieste di contributi allo scopo di finanziare la legge di bilancio di turno. Tutto, mentre è stato lo stesso presidente dell’Associazione bancaria Antonio Patuelli ad avvertire fino a qualche giorno fa che il settore fa fronte a diverse sfide, tra cui quella rappresentata dagli effetti dei ripetuti tagli dei tassi varati dalla BCE di Christine Lagarde.

Come andranno dunque le cose alle banche italiane nel 2026? La pacchia, così come la chiama qualcuno per il settore, andata avanti anche in un contesto di tagli dei tassi nell’area euro, è per caso finita? Cosa prevedono per l’anno prossimo gli analisti che monitorano il settore? E come si evolverà quello che è stato definito doom loop, ovvero quel legame inestricabile tra le banche italiane e i BTP?

Banche italiane, previsioni su come andrà nel 2026 stilate da S&P Global

Porta la firma dell’agenzia di rating S&P Global l’outlook sulle banche italiane per il 2026, appena pubblicato.

Le previsioni su cosa accadrà al settore bancario dell’Italia sono contenute nel report “Global Banks Country-By-Country Outlook 2026” ovvero “L’outlook sulle banche mondiali, Paese per Paese, per il 2026” stilato dall’agenzia di rating, dal titolo “ Resilience Amid Uncertainty ”, ovvero “Resilienza in mezzo all’incertezza”: un titolo che indica come il comparto bancario mondiale rimanga ben blindato, a dispetto delle sfide che è costretto a fronteggiare.

Tra gli analisti di S&P Global è stato Mirko Sanna a illustrare le previsioni per le banche italiane, guardando al prossimo anno, riassumendo i tre fattori chiave da considerare:

  • L’ondata di acquisizioni avvenuta nel 2025 ha rimodellato il settore bancario, e noi crediamo che questo trend andrà avanti nel 2026”.
  • Le sinergie di costo e i miglioramenti dell’efficienza sono elementi fondamentali per preservare una solida redditività”.
  • Le perdite sui crediti dovrebbero rimanere contenute”.

Sanna ha ricordato l’outlook di S&P Global previsto per l’economia italiana, con il tasso di crescita atteso “migliorare in modo lieve nel 2026”.

L’outlook per il PIL è, per la precisione, di “ una crescita dello 0,8% sia nel 2026 che nel 2027 , sostenuta dalle conseguenze delle spese in investimenti pubblici finanziate dall’Unione europea”, dunque dal PNRR.

Partendo dall’assist che il PNRR continuerà ad assicurare al PIL italiano, l’analista ha fatto notare che questo elemento chiave, insieme a un mercato del lavoro solido e ad aziende che rimangono tuttora solide “dovrebbe sostenere la resilienza del merito creditizio del settore privato ”, in un contesto in cui “l’impatto avverso dei dazi di Trump e l’incertezza commerciale globale sono i principali rischi”.

“La capacità delle banche italiane di generare utili dovrebbe rimanere solida” anche post tagli tassi BCE

Ma pur di fronte a queste incognite S&P Global rimane fiduciosa nella capacità delle banche italiane di continuare a sfornare utili.

La capacità delle banche di generare utili dovrebbe rimanere solida”, ha scritto Sanna, aggiungendo che “riteniamo che il ROE (Return on Equity) rimarrà probabilmente superiore al costo dell’equity”, sulla scia di alcuni fattori come “la frammentazione ridotta, il dominio di istituzioni più grandi (nate dalle recenti operazioni di M&A, dunque di risiko bancario), e i modelli di business più agili”.

Altre caratteristiche che blinderanno il settore saranno “la diversificazione dei ricavi” e “l’efficienza dei costi” che, secondo Sanna, “aiuteranno le banche a compensare il probabile calo del margine netto di interesse nel corso del 2026, come è avvenuto nel 2025”.

Qui il riferimento è agli impatti che le decisioni di politica monetaria della BCE di Christine Lagarde continueranno ad avere sulla redditività degli istituti di credito.

Va ricordato che Banca centrale europea ha tagliato finora i tassi di interesse dell’Eurozona per ben 8 volte, sempre di 25 punti base, dunque complessivamente di 200 punti base, dall’inizio della fase di allentamento monetario che si fa risalire al 6 giugno 2024, fino all’ultima riduzione del 5 giugno 2025.

Tutti quei tagli dei tassi hanno zavorrato il trend del margine netto di interesse (NII - Net Interest Income), che era stato tanto sostenuto nel 2022-2023, biennio in cui, nel tentativo disperato di far rientrare la minaccia dell’inflazione, la BCE aveva alzato ripetutamente i tassi.

S&P Global rimane tuttavia fiduciosa nei confronti delle banche italiane anche in assenza di quell’assist, in un contesto in cui il rebus su cosa potrebbe fare ancora Lagarde sui tassi dell’area euro rimane e in un momento in cui non sono mancati alcuni attenti su quanto potrebbe accadere nel 2026 e il 2027 all’intero comparto.

Nessun grande rischio per la qualità degli asset delle banche italiane. Previsto lieve rialzo per l’NPA ratio

Per quanto concerne la qualità degli asset degli istituti, le aspettative dell’agenzia di rating sono di “un deterioramento solo marginale”, nel senso che le attese sono di “perdite sui crediti che probabilmente aumenteranno a livelli ancora gestibili di 50-55 punti base nel 2026, con le divergenze tra le banche che probabilmente diventeranno più visibili

Per questo, Mirko Sanna ha scritto di prevedere un NPA ratio, ovvero il rapporto tra gli asset non performanti e i prestiti erogati dalle banche in rialzo, ma non in troppo, al 3,6%, per il 2026, rispetto al 3,3% stimato per il 2025 e al 3,1% che ha caratterizzato il settore.

I Non Performing Loans, insomma, o anche crediti deteriorati, non dovrebbero essere un problema difficile da gestire per le banche italiane.

Sempre sul fronte dei prestiti, S&P Global prevede che la crescita media sarà pari a +2% nel 2026, in accelerazione rispetto al +1% atteso per il 2025 e contro il calo del 2024, pari a -3%.

BTP, dopo upgrade rating una benedizione per le banche italiane?

In evidenza nel rapporto stilato da S&P Global il ruolo dei BTP, ovvero dei Titoli di Stato italiani che, nei momenti di alta tensione sul debito pubblico italiano, sono stati visti spesso come un peso per le banche italiane.

Diversi gli allarmi che, soprattutto nel periodo della crisi dei debiti sovrani, erano stati lanciati, di fatto, sul cosiddetto doom loop, ovvero sull’abbraccio mortale tra gli istituti di credito e i Titoli di Stato di casa presenti nei loro bilanci, in questo caso i BTP.

Ma ora che i BTP sono reduci da alcune promozioni, e in generale da manifestazioni di fiducia che sono state espresse da tutto il mondo delle agenzie di rating, i Titoli di Stato italiani rappresentano secondo S&P Global un punto di forza per le banche.

Sanna ha scritto infatti che “le banche continueranno a beneficiare del miglioramento del merito creditizio sovrano ”, ricordando proprio l’upgrade con cui S&P Global ha premiato l’Italia lo scorso 11 aprile 2025, quando ha alzato la valutazione sui BTP da “BBB” a “BBB+”, con outlook stabile.

Qualche settimana fa, S&P non si è mossa, mentre nuove pagelle positive sono arrivate dalle altre due agenzie di rating Fitch e DBRS Morningstar, con quest’ultima che ha riportato il giudizio sui BTP nella categoria A, alzando il rating dal precedente “BBB (high)” a “A (low)”, a fronte di un trend stabile.

Certo, Sanna ha precisato che “il rischio sovrano per le banche italiane rimane più alto rispetto a quello della maggior parte” dei Paesi rivali.

Detto questo, “la minore dipendenza dal finanziamento esterno rappresenta un elemento positivo per il merito di credito, contribuendo alla stabilità degli istituti finanziari domestici”.

L’analista ha rimarcato inoltre che “ i fondi del NextGenerationEU (NGEU) giocano un ruolo chiave nella crescita”, pur ricordando che per l’Italia “i compiti più sfidanti che si stagliano all’orizzonte includono riforme in questioni chiave, come quella del sistema giudiziario, dell’efficienza energetica e del mercato del lavoro”.

I dossier sulle banche italiane che saranno attentamente monitorati nel 2026

Nel presentare cosa dovrà essere monitorato l’anno prossimo, Mirko Sanna ha fatto ovviamente i nomi di quelle banche italiane che si sono messe in luce nel corso del 2025 in quanto attrici delle diverse operazioni di M&A e dunque di risiko bancario che hanno dominato la scena a Piazza Affari.

Sarà l’attuazione di quei dossier recentemente completati, come l’OPAS di MPS su Mediobanca (una integrazione che Sanna ha definito “sfidante” e che comunque finora ha portato acqua al mulinoi soprattutto alle azioni del Monte) e “l’accordo presumibilmente più semplice da portare avanti tra la Banca Popolare di Sondrio e BPER” a continuare a catalizzare l’attenzione degli investitori, con “i partecipanti al mercato che probabilmente si chiederanno in che modo Banco BPM e UniCredit risponderanno a queste operazioni”.

Per quanto riguarda la crescita del credito, per l’analista di S&P Global il contesto di “tassi bassi e il miglioramento delle condizioni economiche dovrebbero supportare la domanda di credito, che è rimasta relativamente modesta, visto che le aziende probabilmente stanno rimandando grandi investimenti, considerando l’incertezza sul commercio globale”.

Altro elemento da considerare, guardando al 2026, è la possibilità che il governo Meloni limiti l’utilizzo delle garanzie statali per i prestiti alle piccole e medie imprese (PMI).

Insomma, le sfide non mancano, ma le previsioni di S&P Global fanno tirare sicuramente un sospiro di sollievo, forse allo stesso numero uno dell’ABI, Antonio Patuelli, che ha risposto all’assedio del governo Meloni volto a ’punire’ il settore per i troppi utili macinati facendo notare che quei numeri impressionanti che il comparto ha pubblicato non devono essere dati assolutamente per scontati.

E, di fatto, S&P Global non presenta un quadro del tutto roseo.

Ma l’agenzia di rating elenca anche i punti di forza delle banche italiane, non prevedendo per ora alcun grande scossone ai loro fondamentali, fiduciosa nella loro capacità, per l’appunto, di continuare a generare utili. E non è poco, in una situazione in cui fare previsioni risulta un’impresa alquanto titanica, viste le incognite piombate nel mondo con i dazi che l’amministrazione USA di Donald Trump ha deciso di imporre, a danno delle aziende esportatrici verso gli Stati Uniti. Che, nel caso dell’Italia, sicuramente non sono poche.

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