L’aumento delle pensioni minime non lo paga il taglio alle “pensioni d’oro”

Di Maio promette un aumento delle pensioni minime: sarà finanziato dal taglio alle pensioni d’oro. I calcoli però non tornano.

L'aumento delle pensioni minime non lo paga il taglio alle “pensioni d'oro”

Pensioni: in arrivo un aumento delle minime? Possibile, ma urge fare chiarezza in merito.

Luigi Di Maio - leader del M5S nonché vicepremier e Ministro del Lavoro - nel fine settimana scorso ha rilasciato delle dichiarazioni importanti in merito alla prossima riforma delle pensioni.

Il Ministro del Lavoro (e dello Sviluppo Economico) tramite il suo profilo Facebook ha annunciato l’imminente taglio alle pensioni d’oro - come previsto dal contratto firmato da Lega e Movimento 5 Stelle - così da avere abbastanza risorse per aumentare l’importo della pensione minima.

Nel dettaglio, l’intenzione del Governo è quella di introdurre un tetto per le pensioni d’oro, così che coloro che non hanno versato i giusti contributi non beneficino dei vantaggi previsti dal sistema retributivo.

Il tetto dovrebbe essere per le pensioni con importo mensile superiore ai 4.000€ o 5.000€; si stima, infatti, che i trattamenti previdenziali calcolati con il metodo retributivo perché liquidati prima della metà degli anni ‘90 (quando è stato sostituito con il sistema contributivo) abbiano un valore finanziario superiore del 20%-25% rispetto al reale valore dei contributi versati dal beneficiario del trattamento previdenziale nel corso della sua carriera lavorativa.

Quindi ci sono pensionati che percepiscono più di quanto dovrebbero (se si tiene conto dei contributi effettivamente accreditati) e per questo motivo è necessario effettuare un ricalcolo così da avere delle nuove risorse da destinare alla riforma delle pensioni annunciata nel contratto di Governo.

A tal proposito il Ministro del Lavoro ha dichiarato che tagliando le pensioni d’oro si potrà recuperare un tesoretto di oltre 1 miliardo di euro, cifre utili anche per aumentare l’importo delle pensioni minime, oggi fermo a 507,42€.

Sono bastate queste dichiarazioni di Di Maio per far sperare tutti coloro che pur avendo lavorato per diversi anni non sono riusciti a maturare abbastanza contributi per ottenere una pensione soddisfacente. Ad esempio coloro che hanno lavorato per un lungo periodo in nero, o anche chi ha dovuto attendere diversi anni prima di ottenere uno stipendio adeguato.

Ma è davvero possibile aumentare le pensioni minime solamente tagliando le pensioni d’oro? Secondo Di Maio sì eppure, come vedremo meglio di seguito, i conti non tornano.

Quanto si recupera tagliando le pensioni d’oro?

Come anticipato, Di Maio conta di recuperare 1 miliardo di euro dal taglio delle pensioni d’oro. Secondo i calcoli effettuati da Il Sole 24 Ore, però, le risorse recuperate saranno molte di meno rispetto a quelle annunciate dal leader pentastellato.

Infatti, è vero che per le pensioni calcolate con sistema retributivo c’è uno squilibrio di circa il 20% tra contributi versati e importo della pensione, ma allo stesso tempo questo dimentica che lo squilibrio si riduce al 5% per i trattamenti previdenziali più elevati.

Questo perché le aliquote di rendimento utilizzate per il calcolo retributivo sono decrescenti, quindi calano notevolmente per chi ha una contribuzione particolarmente elevata.

Di conseguenza, considerando che ad oggi i trattamenti previdenziali di importo superiore ai 5mila euro sono poco più di 30mila, tagliandoli si recupererà circa 210 milioni di euro lordi, 115 al netto e 85 di minori imposte.

210 milioni che da soli non sono sufficienti per garantire un soddisfacente aumento della pensione minima; per farlo, infatti, sarà necessario reperire almeno 1 miliardo di euro, cifra confermata da Di Maio nel suo recente intervento.

Come aumenterà la pensione minima

Qualora il Governo dovesse riuscire a trovare quel miliardo di euro necessario per aumentare le pensioni minime potrà attuare il suo progetto relativo alla pensione di cittadinanza.

L’idea dei 5 Stelle - poi ripresa anche dal contratto di Governo - è quella di aumentare l’integrazione al minimo delle pensione fino a 780€, ma solamente per coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà.

Quindi l’aumento delle pensioni minime - se mai ci sarà - non riguarderà tutti ma solamente coloro che versano in una condizione di bisogno poiché versano in uno stato di povertà, ovvero per coloro che hanno un reddito annuo inferiore agli 8.263,31 euro.

Per maggiori informazioni in merito potete consultare la nostra guida dedicata alla pensione di cittadinanza, una misura integrata nel progetto del reddito di cittadinanza.

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