Integrazione al minimo sulla pensione: importi e limiti aggiornati nel 2019

Nuovo trattamento minimo per il 2019: per effetto della perequazione sale a 513,01€. Ecco i limiti di reddito e gli importi previsti nel 2019 per l’integrazione al trattamento minimo, in attesa che questi vengano ufficializzati dall’apposita circolare Inps.

Integrazione al minimo sulla pensione: importi e limiti aggiornati nel 2019

Nel 2019 è stato aggiornato l’importo dell’integrazione al minimo sulla pensione: complice la perequazione con la quale sono stati rivalutati dell’1,1% gli assegni previdenziali (sotto ad una certa soglia), infatti, il trattamento minimo nel 2019 è stato portato da 507,42€ a 513,01€.

L’aumento della pensione minima si ripercuote inevitabilmente sull’integrazione al trattamento minimo, ossia quello strumento previsto dalla legge 638/1983 per tutelare quei pensionati con un reddito non elevato che percepiscono un assegno pensionistico molto basso, non sufficiente per garantire una vita dignitosa.

Come si può facilmente intuire dal nome, quindi, l’integrazione al minimo sulla pensione non è altro che un importo aggiuntivo sulla pensione normalmente riconosciuta tale da raggiungere la cifra minima stabilita dalla legge.

L’importo minimo della pensione sul quale si applica l’integrazione viene stabilito annualmente dall’INPS, così come i requisiti per beneficiarne. Non tutte le pensioni basse, infatti, hanno diritto all’integrazione ma solamente quelle dei soggetti che hanno un reddito inferiore ai limiti stabiliti dall’INPS (quelli per il 2019 devono essere ancora ufficializzati con apposita circolare e sono da intendersi solo in via previsionale).

Attenzione però a non fare confusione tra l’integrazione al trattamento minimo e la pensione di cittadinanza: si tratta infatti di due strumenti differenti, poiché quest’ultima non aumenta la pensione minima bensì va ad integrare - tramite una somma di denaro erogata mensilmente sulla carta acquisiti realizzata da Poste Italiane - il reddito familiare.

Prima di vedere quali sono gli importi e i limiti stabiliti dall’INPS per il 2019 c’è un’ulteriore precisazione da fare: l’integrazione al minimo si applica solamente per le pensioni calcolate con sistema retributivo o misto. Da anni però si parla di estendere questo strumento anche alle pensioni con calcolo contributivo tramite l’introduzione di una pensione di garanzia; al momento però tutto è in stand by e non ci sono novità da segnalare in tal senso.

Importo integrazione al minimo sulla pensione

Il trattamento minimo per il 2019 è pari a 513,01€.

Ciò non significa che a coloro che ne soddisfano i requisiti viene riconosciuto un incremento di circa 513,00 euro sulla pensione, bensì che tutti quegli assegni previdenziali che si trovano al di sotto di questa soglia vengono integrati per un importo sufficiente tale da ottenere il minimo previsto dall’INPS.

Prendiamo come esempio un pensionato che soddisfa tutti i requisiti necessari per beneficiare dell’integrazione al minimo in misura piena. Se questo ha una pensione di importo pari a 300€ al mese ha quindi diritto ad un’integrazione pari a 213,01 euro mensili, così da ottenere quello che per l’INPS è un assegno sufficiente per sopravvivere.

Ma quali sono i requisiti previsti per beneficiare del trattamento minimo? Scopriamolo.

Limiti di reddito

La legge 638/1983 prevede un trattamento differente per i pensionati soli e per quelli coniugati.

Nel dettaglio, il pensionato solo ha diritto all’integrazione piena se ha un reddito annuo inferiore ai 6.669,13 euro, limite previsto per il 2019 dall’INPS. L’importo dell’integrazione, invece, si riduce in maniera proporzionale per coloro che hanno un reddito superiore al suddetto limite ma inferiore ai 13.338,26 euro (ossia fino a due volte il trattamento minimo annuo).

Per quanto riguarda il pensionato coniugato, invece, il limite di reddito della coppia deve essere inferiore a 20.007,39 euro per beneficiare dell’integrazione piena, mentre per quella ridotta non bisogna superare i 26.676,52 euro.

Come si calcola l’integrazione ridotta

Come abbiamo appena visto ci sono dei redditi che danno diritto ad un’integrazione solamente ridotta. Ciò significa che nonostante l’incremento l’assegno previdenziale potrebbe essere ancora inferiore al limite fissato dall’INPS.

Ma come si calcola l’integrazione ridotta? Semplice: basta sottrarre il reddito percepito alla soglia massima prevista dall’INPS e poi dividere il risultato per 13 mensilità.

Prendiamo come esempio un pensionato con reddito di 10 mila euro. Sottraendolo dal massimo di 13.338,26 euro avremo come risultato 3.338,26 euro che dividendolo per 13 mensilità dà un’integrazione massima di 256,78 euro sulla pensione.

Quindi se la pensione aveva un importo di 200€ verrà integrata di altri 256€ così da arrivare a 456€, comunque inferiore al minimo previsto dall’INPS.

Per quanto riguarda il pensionato coniugato bisogna fare la stessa operazione sia per il reddito del solo titolare della pensione (che deve essere inferiore al limite di 13.338,26 euro) che per il reddito della coppia (limite di 26.676,52 euro). L’integrazione sarà quella risultante dall’operazione che dà il risultato più basso.

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