Aumento cedolare secca 2020: chi paga?

Aumento cedolare secca dal 10 al 12,5% dal 2020: chi paga il balzello previsto dalla Legge di Bilancio? L’aggravio fiscale colpirà chi affitta casa ma, di conseguenza, anche gli inquilini.

Aumento cedolare secca 2020: chi paga?

Aumento cedolare secca: il 2020 non sarà un buon anno per chi affitta casa.

Della Legge di Bilancio 2020 non ricorderemo solo l’enorme sforzo economico volto ad evitare l’aumento dell’IVA, ma anche una lunga serie di balzelli sul fronte della tassazione di redditi e patrimoni destinati a far crescere il peso del Fisco sulle tasche dei contribuenti.

Così sarà anche per la cedolare secca del 10%, per il quale dal 1° gennaio 2020 è previsto un aumento al 12,5%.

La conseguenza è che chi oggi paga, ad esempio, un totale di imposte pari a 660 su un canone d’affitto annuo pari a 6.600 euro, dal prossimo 1° gennaio dovrà fare i conti con un aumento di 165 euro, con un totale annuo dovuto pari ad 825 euro.

Non si troverà a fare i conti con alcun aumento chi, invece, applica la cedolare secca del 21%.

Aumento cedolare secca 2020: chi paga?

Saranno i contratti d’affitto a canone concordato quelli che dovranno fare i conti dal 1° gennaio 2020 con l’aumento dell’aliquota della cedolare secca, l’imposta sostitutiva di Irpef, addizionali, imposta di registro e di bollo, introdotta dal 2013 con l’obiettivo di contrastare il fenomeno degli affitti in nero.

La novità è già scritta nero su bianco nel Documento Programmatico di Bilancio: l’aumento sarà pari al 2,5% e si applicherà sull’aliquota agevolata pari oggi al 10%.

Fare i conti dell’effetto sulle tasche dei contribuenti è facile e, come evidente nell’esempio sopra riportato, sarà tutt’altro che marginale, anche tenuto conto della finalità per la quale è stata introdotta la cedolare secca.

Dal 2012 al 2017, l’evasione sugli affitti si è ridotta del 50,45%, grazie ad un sistema di tassazione semplice oltre che agevolato. Se la semplicità resta anche nel 2020, sarà l’agevolazione a venir meno, o meglio a ridursi in maniera significativa.

L’aumento della cedolare secca dal 2020 è ritenuto un errore non solo da proprietari di immobili in locazione e dagli stessi inquilini, ma anche da Confedilizia e dai sindacati di categoria. Il rischio è di penalizzare le fasce deboli dei contribuenti, oltre che gli studenti.

Aumento cedolare secca 2020: pagherà di più il proprietario, e di conseguenza l’inquilino

È Confedilizia a sollevare il rischio che l’aumento della cedolare secca previsto dalla Legge di Bilancio 2020 svantaggi i contribuenti meno abbienti.

La cedolare secca del 10% si applica, infatti, sui contatti d’affitto a canone concordato, i quali prevedono che il costo dell’affitto venga fissato entro determinati limiti, e soltanto nei casi in cui si verificano alcune specifiche condizioni:

  • l’immobile deve trovarsi in uno dei comuni con carenze di disponibilità abitative (articolo 1, lettera a) e b) del dl 551/1988). Si tratta, in pratica, dei comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e dei comuni confinanti con gli stessi nonché gli altri comuni capoluogo di provincia
  • l’immobile deve trovarsi nei comuni ad alta tensione abitativa (individuati dal Cipe).

La cedolare secca del 10% si applica inoltre ai contratti d’affitto stipulati nei confronti degli studenti universitari ed ai contratti transitori, di durata non superiore a 18 mesi.

È facile quindi capire il perché delle aspre critiche arrivate al Governo, anche tenuto conto che - come sottolinea il Presidente Confedilizia Spaziani Testa - l’aumento della cedolare secca potrebbe esser “scaricato” dal proprietario direttamente sul canone d’affitto dovuto dall’inquilino.

Aumento cedolare secca: perché per il Ministro Gualtieri è una riduzione

A fronte delle prime polemiche, la risposta del Governo è stata per certi versi spiazzante: la novità in arrivo sulla cedolare secca non è in realtà un aumento, bensì una riduzione.

Tecnicamente è così: dal 1° gennaio 2020 la cedolare secca del 10% sarebbe dovuta passare al 15%, ovvero l’aliquota “ordinaria” fissata dal DL n. 102/2013 e che solo successivamente è stata ridotta di 5 punti in via temporanea.

L’agevolazione “temporanea” in scadenza il 31 dicembre 2019 sarà sostituita da una stabilizzazione della cedolare secca agevolata, che scenderà dal 15% al 12,5% dal 2020.

Il Ministro dell’Economia suggerisce (in maniera neppure troppo velata) di vedere il bicchiere mezzo pieno. Una prospettiva diversa che, in ogni caso, non cambia l’effetto dell’ennesimo balzello sulle tasche già svuotate dei contribuenti italiani.

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