Assegno di ricollocazione: cos’è e chi può richiederlo?

Assegno di ricollocazione: slitta al mese di maggio 2018 l’estensione della misura che prevede l’erogazione di un importo fino a 5.000 euro ai disoccupati che cercano lavoro.

Assegno di ricollocazione: cos'è e chi può richiederlo?

Assegno di ricollocazione: è stata ulteriormente rinviata l’estensione per tutti i disoccupati della misura di politica attiva per la ricerca del lavoro.

A stabilirlo è l’ANPAL che con una nuova delibera rinvia il termine per l’estensione dell’assegno di ricollocazione, inizialmente previsto per il 3 aprile 2018. Tra le cause del ritardo vi sarebbero problemi da parte dei patronati nell’adeguamento delle strutture informatiche.

Nella nuova delibera non sono indicate date precise e quindi bisognerà attendere ancora. L’assegno di importo compreso tra i 250 euro e i 5.000 euro non è una novità ma si tratta di una misura introdotta con il Jobs Act per favorire le politiche attive per il lavoro e per contrastare la disoccupazione.

Dopo il deludente avvio sperimentale ora l’assegno di ricollocazione stenta ad entrare a regime ma al netto dei problemi l’obiettivo è quello di aiutare i disoccupati non soltanto alla ricerca del lavoro ma anche alla promozione della propria esperienza lavorativa.

Cos’è l’assegno di ricollocazione e chi potrà richiederlo?

A differenza dell’assegno di disoccupazione e di altre forme di sostegno al reddito, l’importo riconosciuto (sulla base di specifici requisiti e parametri) non verrà erogato in forma monetaria, ma sarà una sorta di buono da spendere presso i CPI o le Agenzia per il lavoro private per la ricerca di un nuovo lavoro.

Potranno richiederlo, presentando domanda, i disoccupati che ricevono la Naspi da più di quattro mesi e i soggetti beneficiari del ReI, il reddito di inclusione.

Una delle criticità e dei motivi del flop della misura potrebbe essere, a ben vedere, la scarsa informazione: in molti credono che richiedendo l’assegno di ricollocazione si perda il diritto a beneficiare della Naspi, l’indennità di disoccupazione.

Non è così e di seguito cerchiamo di capire cos’è, a cosa serve e qual è l’utilità dell’assegno di ricollocazione 2018.

Assegno di ricollocazione: cos’è?

L’assegno di ricollocazione è contributo rivolto ai disoccupati ed è stato introdotto con l’obiettivo di implementare le possibilità del lavoratore di trovare un nuovo lavoro.

Introdotto con il Jobs Act e attivo già nel 2017 in via sperimentale per 30.000 disoccupati, sarà esteso a partire probabilmente da maggio 2018 ai percettori di Naspi e ReI che presenteranno domanda.

Il nuovo sussidio per i disoccupati non è un contributo erogato direttamente ai lavoratori in forma monetaria ma, come già anticipato, l’importo del voucher sarà erogato dallo Stato ai CPI o alle Agenzie per il lavoro soltanto dopo la firma del contratto di lavoro da parte del beneficiario.

Scarica e ingrandisci l’infografica ANPAL per capire cos’è l’assegno di ricollocazione:

Chi può richiedere l’assegno di ricollocazione

Potranno richiedere l’assegno di ricollocazione, presentando domanda all’ANPAL i soggetti che possiedono uno dei seguenti requisiti:

Pur nel rispetto dei requisiti sopra delineati, non potranno richiedere l’assegno di ricollocazione i disoccupati:

  • già impegnati in misure di politica attiva analoghe (solitamente denominate contratto/assegno di ricollocazione, accompagnamento al lavoro o dote lavoro) erogate dalle Regioni e Province Autonome, per tutta la durata dell’erogazione della misura regionale;
  • coinvolti in misure di politica attiva finanziate da un soggetto pubblico (quali corsi di formazione per l’inserimento lavorativo, corsi di formazione per l’adempimento dell’obbligo formativo, tirocini extracurriculari, servizio civile);
  • destinatari di un finanziamento pubblico per l’avvio di un’attività di lavoro.

Come funziona

L’assegno di ricollocazione è erogato ai disoccupati che presentano domanda sul sito ANPAL o presso un Centro per l’impiego.

Con la presentazione della domanda si dovrà scegliere l’ente presso cui ricevere assistenza per la ricerca di lavoro ed entro 7 giorni il lavoratore riceverà il voucher per pagare i servizi dell’Ente prescelto.

L’importo dell’assegno di ricollocazione, pari ad un minimo di 250 euro e fino a 5.000 euro è calcolato sulla base del gradi di difficoltà al reinserimento del lavoratore nel mercato del lavoro.

Non è il lavoratore ad incassare l’assegno, ribadiamo, ma l’Ente che presta servizio di assistenza nella ricerca di lavoro e tali soggetti potranno incassare l’importo soltanto dopo che il lavoratore avrà stipulato un nuovo contratto.

Per i contratti a tempo indeterminato è prevista l’erogazione dell’importo pieno dell’assegno di ricollocazione, ovvero i 5.000 euro. Per i contratti a tempo determinato che durino, tuttavia, almeno 6 mesi, verrà concessa la metà dell’importo.

Con l’assegno di ricollocazione si perde la Naspi?

Il lavoratore che richiede l’assegno di ricollocazione è obbligato ad accettare le offerte di lavoro congrue proposte dal CPI o dall’Agenzia per il lavoro, pena la revoca del diritto a percepire la Naspi.

Secondo il presidente ANPAL, Del Conte, è questo uno dei motivi che ha causato il flop della sperimentazione dell’assegno di ricollocazione:

“Ci vuole una campagna di informazione massiccia; è importante dire che non c’è nulla da perdere. Non si perde la Naspi se non viene fatta un’offerta di lavoro congrua”.

In molti, come affermato dal Del Conte, hanno contattato l’ANPAL proprio per chiedere rassicurazioni sul rischio di revoca della Naspi: non si perde sempre, quando si chiede l’assegno di ricollocazione, ma soltanto nei casi in cui il disoccupato rifiuti un’offerta di lavoro adatta al proprio profilo professionale;

“bisogna superare la predilezione per le politiche passive del lavoro e credere in quelle attive. Fare domanda per l’assegni di ricollocazione consente di trovare un posto di lavoro e fino ad allora non si perde nulla.”

Per maggiori dettagli e in attesa delle istruzioni operative su come fare domanda si consiglia di far riferimento alla delibera dell’ANPAL n. 3/2018.

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