Arriva la sentenza per il Pandoro Gate. Chiara Ferragni assolta dall’accusa di truffa aggravata

P. F.

14/01/2026

La sentenza sul Pandoro Gate segna la fine di un incubo per Chiara Ferragni e l’epilogo di un caso giudiziario e mediatico durato oltre due anni. Ecco cosa ha stabilito il giudice.

Arriva la sentenza per il Pandoro Gate. Chiara Ferragni assolta dall’accusa di truffa aggravata

Con la sentenza appena pronunciata sul cosiddetto “Pandoro Gate” si è chiuso oggi uno dei capitoli più controversi dell’imprenditoria digitale italiana, una vicenda che in oltre due anni ha travalicato i confini della cronaca giudiziaria per diventare un vero e proprio caso mediatico.

Per anni elevata a modello di riferimento dell’influencer marketing, Chiara Ferragni ha visto questa vicenda intaccare in modo profondo la sua immagine pubblica - e privata - e aprire una riflessione più ampia sulla sostenibilità del modello economico costruito attorno alla sua figura.

E pensare che, all’inizio del 2023, tutto sembrava andare per il meglio. La co-conduzione del Festival di Sanremo aveva confermato il ruolo di Ferragni nel panorama mediatico italiano. Tra partecipazioni a sfilate, un brand con il suo nome, un documentario su Prime Video, quasi 30 milioni di follower su Instagram e numerosi contratti pubblicitari, la sua carriera appariva in piena espansione. Nel giro di pochi mesi, però, la situazione è cambiata.

Ora il verdetto del tribunale segna l’epilogo di una vicenda che, tuttavia, è destinata a lasciare un marchio indelebile nella carriera dell’influencer. Ecco cosa ha stabilito il giudice.

Caso Pandoro Gate, assoluzione per Chiara Ferragni

L’esito è stato quello maggiormente sperato dall’influencer: Chiara Ferragni è stata assolta dall’accusa di truffa aggravata. Prima di entrare in aula si era detta “tranquilla e fiduciosa”, e così è stato.

Nel corso della loro discussione in aula, i difensori Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana hanno ribadito una linea sostenuta fin dall’inizio, quella dell’innocenza. Chiara Ferragni “va assolta con formula piena”, in quanto “non c’è stato alcun dolo”, né alcuna truffa nella vendita del pandoro “Pink Christmas” e delle uova di Pasqua.

Dopo il verdetto, una emozionata Ferragni ha dichiarato il suo sollievo di fronte alla folla di cronisti, telecamere e fotografi presenti all’esterno del Tribunale di Milano:

“Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”.

Le origini della controversia legale

Le origini del contenzioso risalgono a Natale 2023. Il 15 dicembre l’Antitrust sanziona con oltre un milione di euro le società riconducibili a Ferragni e con 420.000 euro Balocco per pratica commerciale scorretta legata alla promozione del pandoro “Pink Christmas”. Secondo l’Autorità, la comunicazione lasciava intendere che l’acquisto del prodotto contribuisse direttamente a una donazione all’ospedale Regina Margherita di Torino, quando in realtà il contributo era stato stabilito in precedenza e in cifra fissa dall’azienda dolciaria.

Tre giorni dopo arriva il video di scuse, diventato virale, in cui Ferragni parla di “errore di comunicazione”. Ma la gestione della crisi non argina l’effetto domino: i brand iniziano a prendere le distanze. Safilo rescinde il contratto di licenza, Coca-Cola decide di non mandare in onda uno spot già girato. È l’inizio di una crisi mediatica senza precedenti.

L’indagine per truffa aggravata

Nel 2024 la situazione precipita ulteriormente. La Procura di Milano apre un’indagine per truffa aggravata, estendendo l’attenzione anche ad altre operazioni promozionali, come le uova di Pasqua Dolci Preziosi e una bambola Trudi.

Sul piano penale, la Procura contestava a Ferragni il ruolo centrale in un sistema che avrebbe sfruttato il rapporto fiduciario con milioni di follower. Secondo l’accusa, le comunicazioni, le risposte evasive ai consumatori e la mancata chiarezza sulla reale destinazione dei fondi avrebbero indotto in errore il pubblico, generando profitti per oltre 2 milioni di euro, insieme a un significativo ritorno reputazionale.

A rendere più grave il quadro è stato inoltre l’aggravante della “minorata difesa”, poiché i consumatori erano considerati particolarmente vulnerabili per essere stati raggiunti attraverso i social in un contesto di fiducia diretta. La Procura aveva richiesto per Ferragni un anno e otto mesi.

Le ripercussioni sul brand e la crisi personale

In seguito alle controversie, per la Ferragni si sono interrotte collaborazioni storiche, da Pigna a Pantene fino a Morellato.

L’imprenditrice è scomparsa a lungo anche dalle Fashion Week e dai red carpet, mentre sui social ogni post veniva sommerso da commenti negativi.

Parallelamente, anche la sua vita privata è diventata oggetto di un’esposizione ancora più intensa, soprattutto dopo la crisi con Fedez, ammessa pubblicamente in televisione, che è culminata nella separazione e poi nel divorzio, ufficializzato nel 2025.

Il contraccolpo è stato evidente anche sul piano societario. Fenice Srl, la holding che gestisce i marchi legati a Chiara Ferragni, ha infatti registrato un drastico calo di fatturato, che ha portato anche alla chiusura dei negozi fisici di Milano e Roma, accompagnata da licenziamenti e da una ristrutturazione forzata.

Resta ora da vedere se, dopo l’esito positivo del processo, l’imprenditrice sarà pronta a voltare pagina e risollevarsi per iniziare un nuovo capitolo.

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