Allarme coronavirus: cosa succede in Perù?

Violetta Silvestri

8 Giugno 2020 - 09:43

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Il coronavirus avanza ancora in America Latina. Dopo il Brasile, il Paese che più preoccupa è il Perù. Con i suoi oltre 195.000 contagi, la nazione è tra quelle maggiormente colpite. C’è allarme, soprattutto per carenza di ossigeno per i malati

Allarme coronavirus: cosa succede in Perù?

Con oltre 196.000 contagiati e più di 5.400 morti, il coronavirus in Perù sta diventando un’emergenza.

L’ossigeno per curare i malati colpiti in modo grave scarseggia, le strutture sanitarie non riescono a gestire tutti i pazienti e il lockdown sta già finendo sotto la spinta delle necessità economiche.

Il quadro di difficoltà che emerge dal Perù è ben rappresentativo della situazione epidemia nell’America Latina. Qui ormai c’è un vero e proprio allarme. La regione ha registrato quasi 1,2 milioni di casi e oltre 60.000 morti, con Brasile, Messico e Perù in focus.

Secondo l’OMS il picco non è ancora stato raggiunto in questa parte del mondo e scenari peggiori potrebbero, quindi, ancora verificarsi. Ogni Paese sta mostrando le sue fragilità.

Come il Perù, stretto nella morsa del coronavirus, della scarsità di ossigeno e della povertà della popolazione.

Epidemia in Perù: è dramma per carenza ossigeno

Dal Perù stanno arrivando storie e immagini che raccontano la tragicità del coronavirus nel Paese.

I malati crollano per strada esausti e molti sono trascinati negli ospedali senza potervi accedere per mancanza di letti disponibili. In più, l’ossigeno necessario per curare i malati affetti da patologie respiratorie croniche e colpiti in modo grave dalla nuova infezione scarseggia.

Proprio il dramma delle bombole di ossigeno sta diventando un simbolo del caos da epidemia in Perù.

A Callao, una cittadina peruviana, la gente si è messa in fila per ore per riempire le bombole di ossigeno. Una volta arrivato il proprio turno, però, i parenti dei pazienti con COVID-19 hanno trovato prezzi alle stelle.

Il costo dell’ossigeno, infatti, è raddoppiato, raggiungendo cifre esorbitanti e non abbordabili per la popolazione in maggioranza povera. E il Governo stesso ha dovuto ammettere che c’è un problema.

Cesar Chaname, portavoce dell’agenzia per la salute pubblica del Perù, ha dichiarato che:

“La nostra missione è quella di evitare lo sviluppo di un mercato nero che usa una pandemia per abusare delle persone”.

A questo problema si aggiungono le carenze dovute a investimenti insufficienti nella sanità. Il Perù ha speso meno del 6% del PIL in sanità pubblica nonostante gli sforzi per dedicare più risorse al settore negli ultimi anni. Le risorse dedicate allo sviluppo sanitario nel 2017, per esempio, sono state pari al 3,165% del PIL. Un livello ancora scarso, secondo la Banca Mondiale.

Inoltre, gli ospedali peruviani garantiscono circa due letti per 1.000 persone, evidenziando una grande fragilità, soprattutto in situazioni di emergenza come quella del coronavirus.

Perù tra coronavirus e povertà

Come in altri Paesi del mondo, e soprattutto dell’America latina, anche in Perù l’emergenza epidemia si sta scontrando con la povertà endemica del Paese.

La nazione, infatti, ha agito con un certo tempismo per arginare la diffusione dei contagi, imponendo lockdown e coprifuoco.

Tuttavia, le misure di blocco non sono state mantenute. Molti poveri del Perù non hanno altra scelta che avventurarsi fuori dalle loro case per lavoro, cibo o transazioni finanziarie, portando a un affollamento nei mercati, sui trasporti pubblici e nelle banche.

Oltre il 30% delle famiglie vive in condizioni di sovraffollamento e il 72% lavora nel settore informale e ha continuato a uscire ogni giorno per guadagnare abbastanza soldi per sopravvivere.

A fronte di condizioni economiche difficili, inoltre, il Governo ha già avviato l’allentamento delle misure, nonostante i contagiati continuino ad aumentare. Questa settimana il Perù entrerà nella Fase 2 del suo piano di riapertura, in cui aziende come negozi di abbigliamento e parrucchieri potranno tornare a lavorare.

Il presidente peruviano Martin Vizcarra ha affermato che grazie a questa decisione circa l’80% dell’economia sarà presto aperta, spiegando che: “Non possiamo sostenere il 100% delle esigenze del Paese con solo il 50% della produzione dell’economia”.

La situazione coronavirus in Perù, quindi, potrebbe ancora peggiorare.

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