Whitney Wolfe Herd: la storia della più giovane miliardaria self-made

Giorgia Bonamoneta

24/06/2021

24/06/2021 - 22:26

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Whitney Wolfe Herd è la più giovane donna CEO di una società miliardaria. Un successo nato dalle ceneri del rapporto lavorativo con Tinder e la causa per molestie contro i due co-fondadotori.

Whitney Wolfe Herd: la storia della più giovane miliardaria self-made

Whitney Wolfe Herd - 31 anni - è stata proclamata da Forbes la più giovane miliardaria self-made del mondo e non solo. Wolfe Herd è anche la CEO più giovane di una start-up di successo e una delle poche donne amministratrici delegate di una società quotata in borsa: sono 4 su 442 società.

Il successo di Whitney Wolfe Herd è arrivato solo dopo un periodo difficile, dovuto alla rottura con i co-fondatori dell’applicazione d’incontri Tinder che aveva contribuito a creare (il nome dell’app è una sua idea). I due ex colleghi sono stati accusati uno di molestie e l’altro di complicità con il primo. Wolfe Herd, dopo la denuncia ai due uomini, si è ritrovata vittima di una valanga d’insulti da parte di chi la riteneva solo un’arrivista.

Whitney Wolfe Herd ha dimostrato di essere molto di più e nel 2014, anno della denuncia e dell’abbandono a Tinder, ha fondato Bumble, un’app di incontri consensuali, ben diversa da un’app di appuntamenti. Alla base della rivoluzione di Bumble vi è la scelta di dare il controllo alle donne. La prima mossa, il matching, spetta a loro e si ha tempo 24 ore per rispondere a ogni messaggio.

Whitney Wolfe Herd: il successo di una buona idea

Il vero successo di Whitney Wolfe Herd non è nei guadagni, per quanto sorprendenti e da record, come ha ricordato Forbes l’11 febbraio 2021; no, il successo di questa imprenditrice risiede nelle sue idee.

Bumble non è la prima società creata da Wolfe Herd. La prima attività di successo, nata nel 2010, è legata a un piccolo business di borse di bamboo, il cui ricavato era destinato al recupero delle zone del Golfo del Messico colpiti dal disastro ambientale provocato dalla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon.

Una volta laureata, appena ventiduenne, è approdata alla Hatch Labs, un’azienda “incubatrice” di startup che ha dato alla luce la nota app di dating Tinder. Fu proprio Whitney Wolfe Herd ha proporre il nome per l’app e fino al 2014 ha gestito il settore marketing e pubblicità.

Il vero successo per l’imprenditrice arriverà lo stesso anno del suo abbandono forzato da Tinder.

Essere stata vittima di una moltitudine d’insulti verso la sua persona solo perché donna ha portato Wolfe Herd a ragionare sul potere delle donne nelle app di incontri. Una sera, ripensando al ballo “Sadie Hawkins” nel quale sono le donne a invitare gli uomini, le viene l’idea di creare un’app di incontri, amicizia e opportunità lavorative e creative nel quale sono le donne a fare la prima mossa, alla faccia della galanteria.

Da buona idea a idea miliardaria: il percorso di Bumble

Bumble nasce grazie a un lavoro congiunto tra Whitney Wolfe Herd e Andrey Andreev, fondatore di un’altra famosa app di incontri: Badoo.

Grazie a una strategia di guerrilla marketing, eventi, materiale pubblicitario regalato nelle università, luogo chiave del successo di Bumble, sono riusciti nel primo anno a raggiungere quota 15 milioni di conversazioni e 80 milioni di matching. Oggi invece la società ha più di 100 milioni di abbonati in tutto il mondo, fatto che la posiziona al secondo posto tra le app di incontri più scaricate al mondo, subito sotto Tinder.

Cosa ha spinto Wolfe Herd a lasciare Tinder?

Tinder è la prima creazione di Whitney Wolfe Herd, insieme alla collaborazione dei co-fondatori Justin Mateen e Sean Rad.

Con il primo Wolfe Herd porta avanti una breve relazione che si conclude per via degli atteggiamenti aggressivi del compagno. Da quel momento, racconterà Wolfe Herd, nelle riunioni Mateen era solito insultarla con un epiteto particolare, che non ripeteremo, ma che per la sua violenza spingerà la donna a denunciare lui e l’azienda per complicità nelle molestie sessuali verbali subite.

La causa, iniziata nel 2014, garantirà a Whitney Wolfe Herd 1 milione di dollari, ma lei, figlia di ricchi imprenditori, dirà di non averlo fatto per soldi, ma “per il mio duro lavoro. Volevano cancellarmi dalla storia dell’azienda”. Se si controlla oggi il sito dell’azienda il nome di Wolfe Herd è effettivamente scomparso, cancellato. Non che importi ora, visto che è diventata una delle donne più influenti nel mondo delle startup, scardinando dall’interno la misoginia del mondo tech, che trova la sua culla nella Silicon Valley.

Whitney Wolfe Herd non si è limitata a segnare i record di guadagni; la sua società si adopera in studi e aiuti nei confronti delle donne, della parità di genere ed è impegnata nella sensibilizzazione delle realtà queer e dei pari diritti.

Il suo pubblico è quello nuovo, libero e creativo delle donne e della comunità LGBTQIA, in particolare delle donne in carriera, che si riuniscono con Whitney Wolfe Herd in riunioni che sono eventi gioiosi per festeggiare il lavoro e la famiglia. Bumble e le idee di Wolfe Herd dimostrano che un cambiamento dello status quo è possibile e auspicabile.

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# Donne

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