5 donne che hanno rivoluzionato il modo di fare impresa in Italia

Redazione Imprese

8 Marzo 2026 - 15:30

Dalla moda al beauty, dall’industria all’healthtech: 5 storie di donne che hanno ridisegnato settori interi, costruendo imprese solide e visionarie.

5 donne che hanno rivoluzionato il modo di fare impresa in Italia

Nel panorama imprenditoriale italiano, dove le aziende guidate da donne rappresentano ancora poco più del 20% del totale, emergono storie che vanno ben oltre la statistica. Sono le storie di imprenditrici che non si sono limitate a costruire un’azienda di successo, ma hanno reinventato interi modelli di business, trasformato settori consolidati e dimostrato che profitto, etica e innovazione possono convivere.

Alcune sono partite da zero, con pochi soldi e un’idea ambiziosa. Altre hanno ereditato un nome illustre, ma l’hanno fatto diventare qualcosa di completamente diverso e grande. Tutte, a modo loro, hanno lasciato un segno indelebile nel tessuto economico del Paese.

Ecco cinque donne che hanno davvero cambiato il modo di fare impresa in Italia.

1. Miuccia Prada: quando l’eredità diventa rivoluzione

Prendere in mano un negozio di pelletteria di famiglia e trasformarlo in uno dei gruppi del lusso più redditizi e riconoscibili al mondo: questa, in estrema sintesi, è la parabola di Miuccia Prada. Nata a Milano nel 1948 e laureata in Scienze Politiche, Miuccia non sembrava destinata alla moda. Era una sessantottina convinta, femminista, lontana dagli interessi del nonno Mario che nel 1913 aveva aperto la bottega in Galleria del Duomo. Eppure, nel 1978, si è ritrovata alla guida di quell’azienda che stava attraversando un momento difficile.

La svolta arriva agli inizi degli anni Ottanta, quando disegna una collezione di borse nere in nylon Pocono, un materiale industriale che lei stessa brevetta e rilancia come simbolo di stile minimale. Uno scandalo per la moda dell’epoca, un successo planetario per i decenni successivi. Nel 1992 lancia il secondo marchio Miu Miu, più giovane e provocatorio, che diventa un’entità autonoma capace di sorprendere stagione dopo stagione.

Oggi il Gruppo Prada ha chiuso il 2024 con ricavi netti di 5,4 miliardi di euro, in crescita del 15% rispetto all’anno precedente, e un utile netto che supera gli 839 milioni. Miu Miu, in particolare, ha registrato un aumento record delle vendite retail del 93% sul 2023. La Fondazione Prada, aperta nel 1993 e poi ampliatasi nel tempo, completa il profilo di un’imprenditrice che ha sempre considerato la cultura parte integrante del fare impresa.

2. Elisabetta Franchi: dalla bancarella del mercato a 171 milioni di fatturato

La storia di Elisabetta Franchi è una di quelle che in Italia si raccontano ancora troppo poco. Nata nel 1968 a Bologna, quarta di cinque figli in una famiglia senza grandi mezzi, ha iniziato a lavorare giovanissima prima in una bancarella di intimo al mercato, poi come commessa in un negozio di abbigliamento. A soli 28 anni, nel 1998, ha fondato il suo primo brand, Betty Blue, che nel tempo ha dato il nome all’omonima società e poi all’etichetta Elisabetta Franchi. Senza investitori alle spalle, senza una formazione accademica nel settore e senza i favori di un cognome celebre, ha costruito un marchio di prêt-à-porter femminile oggi distribuito in 78 Paesi.

Il 2022 le ha valso il riconoscimento come “Imprenditore dell’Anno”, secondo premio assegnato a una donna in tutta la storia della manifestazione italiana. I numeri parlano da soli: il fatturato 2023 si è attestato a 170 milioni di euro con un margine operativo superiore al 31%, mentre il 2024 si è chiuso a 171 milioni con un EBITDA di 40 milioni. Il brand, che genera oggi metà del fatturato in Italia e metà all’estero, ha aperto il suo primo store americano a Miami nel 2025 e punta sull’espansione degli accessori come prossima leva di crescita.

La forza di Elisabetta Franchi, come lei stessa ha spiegato, sta nella coerenza: “Nell’ultimo decennio abbiamo raddoppiato e ci siamo sempre autofinanziati, senza debiti con le banche”.

3. Cristina Fogazzi (l’Estetista Cinica): ironia, skincare e 75 milioni di fatturato

Tutto inizia con un licenziamento. Nel 2009 Cristina Fogazzi, bresciana, classe 1974, perde il lavoro nel franchising per cui operava e decide di puntare su se stessa aprendo un piccolo centro estetico a Milano, il Bellavera. Negli anni seguenti inizia a pubblicare vignette satiriche sui social, sfatando miti del beauty con un linguaggio diretto e irriverente che fa subito presa su migliaia di donne stufe della comunicazione patinata e irrealistica della cosmetica tradizionale. È così che nasce l’Estetista Cinica, il personaggio che avrebbe portato alla fondazione di VeraLab nel 2016.

VeraLab ha ridefinito il rapporto tra brand e consumatore nel settore beauty italiano, costruendo una community autentica di oltre un milione di follower su Instagram prima ancora di puntare sulla grande distribuzione. Oggi i prodotti dell’Estetista Cinica sono presenti in oltre 500 farmacie, 350 profumerie e nei principali grandi magazzini, oltre che su e-commerce.

Il fatturato di VeraLab ha superato i 73 milioni nel 2023 e si è avvicinato a 75 milioni nel 2024. Nel 2023 il fondo di private equity Peninsula Capital è entrato nel capitale con una quota del 30%, per una valutazione aziendale che ha superato i 130 milioni di euro.

Per la donna non è elegante parlare di soldi. Purtroppo, questo si chiama patriarcato”, ha dichiarato Fogazzi, spiegando le resistenze culturali che ancora oggi frenano il riconoscimento delle imprenditrici italiane.

4. Emma Marcegaglia: acciaio, Confindustria e 7 miliardi di fatturato

C’è chi ha costruito un’impresa e chi ne ha amplificato il peso fino a renderla un simbolo dell’industria pesante italiana. Emma Marcegaglia appartiene alla seconda categoria. Nata a Mantova nel 1965, figlia del fondatore Steno Marcegaglia, si è laureata con lode in Economia Aziendale alla Bocconi e ha affiancato il padre nella conduzione dell’azienda prima di prenderne progressivamente il timone insieme al fratello Antonio.

Sotto la sua guida, il Gruppo Marcegaglia si è trasformato da realtà siderurgica regionale in uno dei principali player europei nella lavorazione dell’acciaio, con 36 stabilimenti, oltre 7.800 dipendenti e una presenza commerciale in tutto il mondo attraverso 60 unità.

Ma Emma Marcegaglia non si è fermata all’azienda: tra il 2008 e il 2012 ha ricoperto la presidenza di Confindustria, diventando la prima donna a guidare l’associazione degli industriali italiani in oltre cento anni di storia. Poi la presidenza dell’Eni dal 2014 al 2020, quella della BusinessEurope, la federazione delle associazioni industriali europee, e quella del B20, il forum del business del G20.

Un percorso che l’ha resa non solo un’imprenditrice di peso, ma una delle voci più ascoltate del capitalismo italiano nel confronto con le istituzioni nazionali e internazionali.

5. Silvia Wang: dalla startup di servizi al benessere mentale accessibile

Figlia di immigrati cinesi che avevano aperto il primo ristorante cinese di Brescia, Silvia Wang ha sempre avuto chiaro cosa volesse fare da grande: l’imprenditrice. Laureata con lode in Marketing Management alla Bocconi, ha poi lavorato in Asia per Rocket Internet, la fucina tedesca di startup che ha formato una generazione di fondatori digitali.

Rientrata in Italia nel 2015 insieme al marito Marco Ogliengo, ha co-fondato ProntoPro, il marketplace che mette in contatto professionisti di ogni settore con chi ha bisogno dei loro servizi. In soli due anni la piattaforma è diventata il punto di riferimento del settore nel Paese, con una crescita mensile che in alcuni momenti ha raggiunto il 30%. Nel 2018 ha vinto il Premio Gamma Donna come imprenditrice più innovativa.

A fine 2020 Silvia Wang ha fatto l’exit da ProntoPro, cedendo le sue quote. Non si è però fermata: nel 2021 ha lanciato Serenis, una piattaforma digitale per il benessere mentale che offre percorsi di psicoterapia e psichiatria online a prezzi accessibili.

L’intuizione, maturata durante la pandemia quando la domanda di supporto psicologico in Italia è cresciuta del 40% a fronte di un sistema pubblico largamente insufficiente, si è rivelata vincente: nel primo anno Serenis ha raccolto 6,5 milioni di euro di finanziamenti e ha costruito una rete di oltre 1.500 psicoterapeuti e psichiatri operativi su tutto il territorio nazionale. Nel 2024 Forbes Italia l’ha inserita tra le 100 donne che hanno contribuito alla crescita dell’Italia, riconoscendo non solo la performance finanziaria delle sue imprese, ma la capacità di intercettare bisogni reali e trasformarli in modelli di business sostenibili.

Non ci sarà mai il momento perfetto”, dice Silvia Wang alle giovani che vogliono fare impresa. “Bisogna darsi delle priorità e fare il primo passo”.

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