Wall Street, una equity rotation è alle porte?

Pierandrea Ferrari

24 Febbraio 2021 - 12:38

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Sull’azionario statunitense si iniziano ad intravedere i primi segni di una equity rotation, ma la conferma delle politiche accomodanti da parte della Fed sta ridando forza ai titoli più inflazionati dell’ultimo anno. Per ora.

Wall Street, una equity rotation è alle porte?

La possibilità di una prossima ripresa dell’economia statunitense suggerita dal passo sostenuto delle vaccinazioni – e dai proclami di Biden, che punta ad una completa immunizzazione entro il mese di luglio – sta favorendo una graduale, ma decisa, equity rotation sull’azionario USA.

Nei primi due giorni di scambi della settimana alcuni dei titoli più inflazionati a Wall Street, dalle big tech della Silicon Valley al settore green, hanno rallentato il passo, mentre i titoli ciclici – ancora in debito di ossigeno – puntano al riassestamento dei fondamentali macroeconomici per tornare ad allungare sulle piazze finanziarie statunitensi.

A metterci una toppa, nell’attesissimo intervento di ieri, è stato il numero uno della Federal Reserve Gerome Powell, che ha ribadito alla Commissione bancaria del Senato l’intenzione di persistere con quell’atteggiamento dovish tanto caro ai mercati, favorendo un rialzo generale dei maggiori indici USA.

Tuttavia, per un definitivo ribaltamento dei rapporti di forza sull’azionario è solo una questione di tempo, e così anche UBS vede i titoli growth in ripresa nei prossimi mesi, con gli incassi del mercato globale che torneranno ad essere legati a doppio filo alle trimestrali.

Wall Street verso una equity rotation?

L’azionario statunitense è ai massimi storici, e i continui strappi in avanti dello S&P 500, del Dow Jones e del Nasdaq hanno alimentato a più riprese sospetti e timori su una bolla speculativa: del resto, il disaccoppiamento tra i mercati finanziari e l’economia reale statunitense, unitamente alla distanza crescente tra i fondamentali delle aziende quotate e il loro valore di mercato (vedi Tesla), rappresenta un sintomo di quella febbre che il termometro della Borsa USA ha rilevato con una certa continuità nell’ultimo anno.

Tuttavia, buona parte degli incassi dell’ultima stagione borsistica sono finiti nelle tasche delle solite note – le FAANG della Silicon Valley sugli scudi – mentre i restanti segmenti del mercato statunitense non sono stati premiati oltre misura, come l’andamento di Wall Street dell’ultimo anno sembrava suggerire.

Inversione di tendenza, però, nelle prime due sessioni della settimana, con gli investitori che hanno preso a scaricare alcuni dei titoli dorati della stagione pandemica, suggerendo così la possibilità di una equity rotation con il graduale riassestamento dell’economia: Tesla è in flessione del 10%, e anche i giganti tecnoligici – da Apple ad Amazon – hanno finito per perdere quota. A lato, poi, spicca il tonfo del Bitcoin, totem del rally pandemico: la crypto galleggia sulla soglia dei 50.000 dollari dopo aver toccato quota 57.000 nell’intraday della scorsa settimana.

Non è un caso, del resto, che “buy the dip” sia diventato un trend topic su Twitter, visto anche l’assist fornito al mercato azionario dal numero uno della Federal Reserve, Gerome Powell:

“L’economia resta molto lontana dai nostri obiettivi di occupazione e inflazione, e la Fed continuerà quindi a sostenerla con tassi di interesse prossimi allo zero e acquisti di asset su larga scala fino a quando non saranno stati compiuti ulteriori progressi sostanziali”.

UBS vede una equity rotation sui mercati globali

Certo, per una completa equity rotation mancano ancora degli ingredienti. Per ora, è solo un assaggio: il passo incerto dei titoli più inflazionati dell’anno – ancora in soccorso la Fed, però – non viene accompagnato, al momento, da una ripresa di quei titoli growth rimasti ai margini negli ultimi dodici mesi.

Prima o poi, tuttavia, la ripresa economica porterà ad uno smantellamento della rete protettiva e, come suggerito da UBS, i mercati globali saranno interessati da una equity rotation che vedrà il ritorno in grande stile dei titoli growth nel portafoglio degli investitori (già nel Q2), con le trimestrali a dettare il ritmo degli incassi di Wall Street.

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