Il mercato azionario giapponese è scivolato di quasi -2,5% in una sola seduta, un movimento che ha scosso gli investitori globali. Il motivo? I rendimenti obbligazionari giapponesi hanno continuato la loro corsa verso livelli che non si vedevano dal 2008. Questa volta, però, il vero nodo non è interno al Giappone: è l’equilibrio fragile del carry trade, che già nell’agosto 2024 aveva innescato un improvviso sell-off globale.
I rendimenti dei bond giapponesi al massimo da 17 anni
Il focus è sul Japan Government Bond (JGB) a due anni, scadenza cruciale perché estremamente sensibile alle aspettative di politica monetaria.
Il rendimento ha raggiunto 0,885%, un livello che non si vedeva da oltre 17 anni. La salita è stata graduale ma costante: dai minimi prossimi allo zero nel 2023, fino all’impennata degli ultimi mesi.
Il Giappone non è più quel Paese a “tassi zero eterni”, e questo cambia radicalmente gli incentivi di chi per anni ha sfruttato la valuta nipponica per finanziarsi a basso costo.
Il nodo del carry trade
Il meccanismo è noto: gli investitori si indebitano in yen, una moneta a lungo tempo a costo nullo, con quei fondi comprano asset globali più redditizi: azioni USA, bond emergenti, materie prime. Il differenziale di rendimento garantisce profitti apparentemente sicuri.
Ma con i JGB che salgono, il costo di finanziamento in yen esplode e il gioco si rompe. L’agosto 2024 è un precedente lampante: bastò un improvviso aumento dei rendimenti per scatenare una fuga dagli asset di rischio, trascinando al ribasso Wall Street, Europa ed emergenti.
Oggi lo scenario si può ripetere?
Il Nikkei 225 è crollato in poche ore, le valute legate al carry trade si sono indebolite e gli investitori potrebbero progressivamente iniziare a ridurre posizioni rischiose per ricoprire debiti in yen.
NIKKEI 225
Grafico del NIKKEI 225. Fonte: baha.com
Un rischio che non si ferma al Giappone
Il pericolo non è circoscritto a Tokyo. Quando il carry trade implode, la dinamica è globale. Gli asset rischiosi vengono venduti a catena, la liquidità nei mercati si contrae bruscamente. L’onda d’urto colpisce soprattutto gli indici azionari occidentali, che hanno beneficiato per anni dei flussi generati dal differenziale di tassi.
Il 2024 ci ha insegnato che bastano poche sedute per trasformare un problema tecnico in un sell-off globale.
La lezione da ricordare
Il crollo del Nikkei non è un evento isolato. È un campanello d’allarme che ricorda quanto il sistema finanziario mondiale sia interconnesso e quanto il carry trade possa agire da detonatore silenzioso.
Non si tratta di farsi prendere dal panico, anche perché, dopo agosto 2024, l’esposizione dei fondi a questa dinamica si è ridotta sensibilmente, ma di capire che ogni rialzo nei rendimenti giapponesi aumenta la probabilità di nuovi shock improvvisi sui mercati globali.