Vaccino anti-Covid: perché in Italia il piano potrebbe avere tempi più lunghi del previsto

Alessandro Cipolla

3 Dicembre 2020 - 12:15

3 Dicembre 2020 - 12:45

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Il ministro Roberto Speranza ha presentato il piano vaccini anti-Covid: l’obiettivo è quello di completare la vaccinazione di massa per l’estate, ma i tempi si potrebbero allungare così come quelli del raggiungimento in Italia dell’immunità di gregge.

Vaccino anti-Covid: perché in Italia il piano potrebbe avere tempi più lunghi del previsto

Come da programma, mercoledì 2 dicembre il ministro Roberto Speranza ha presentato al Parlamento il suo piano vaccini anti-Covid, non dissipando però molti dei dubbi che avvolgono questa vaccinazione di massa che ci sarà il prossimo anno in Italia.

I tempi auspicati da Speranza potrebbero infatti allungarsi soprattutto per quanto riguarda il raggiungimento dell’immunità di gregge, considerando che il governo è intenzionato a non percorrere la strada dell’obbligo vaccinale.

In merito alle tempistiche, a noi poco interessa della decisione del Regno Unito di approvare prima di tutti il vaccino targato Pfizer. Quella di Londra infatti appare essere una mossa dettata da esigenze politiche, viste le difficoltà di Boris Johnson sul fronte Brexit e nei sondaggi politici con i Laburisti che avrebbero scavalcato i Conservatori nelle intenzioni di voto.

L’Ema (Agenzia europea per i farmaci), si è presa venti giorni di tempo in più per valutare tutti i dati del vaccino di Pfizer. Uno scrupolo necessario, visto che l’ok del Mhra (l’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari che adesso è indipendente dall’UE) si basa su dati parziali con pochissimi cittadini britannici che saranno vaccinati prima di quelli comunitari, il tutto senza avere i dati completi della sperimentazione.

La questione per l’Italia non riguarda soltanto i tempi di approvazione dell’Ema, che giustamente aspetta di avere tutti i dati prima di esprimersi visto che si tratta di un vaccino, ma anche l’effettiva capacità del nostro Paese di affrontare al momento una sfida così grande.

Piano vaccini anti-Covid: in Italia tempi lunghi?

Il piano vaccini anti-Covid presentato dal ministro Roberto Speranza presenta diverse incognite. La prima è legata alla tempistica di arrivo in Italia dei vari lotti, che saranno acquistati e distribuiti da Bruxelles, destinati al nostro Paese.

Al momento sono due i vaccini che hanno presentato richiesta di autorizzazione all’Ema: quello di Pfizer e quello di Moderna. Per gli altri quattro (AstraZeneca, Sanofi, Johnson&Johnson e CureVac) si dovrà aspettare di più.

Il ministro Speranza ha spiegato che le 202 milioni dosi di vaccino opzionate dall’Italia saranno così suddivise: AstraZeneca 40,38 milioni, Johnson & Johnson 53,84 milioni, Sanofi 40,38 milioni, Pfizer 26,92 milioni, CureVac 30,285 milioni e Moderna 10,768 milioni.

Se non ci dovessero essere intoppi, l’Ema darà il suo via libera al vaccino di Pfizer il prossimo 29 dicembre. A fine gennaio in Italia così arriveranno le prime 3,4 milioni di dosi, che serviranno a vaccinare 1,7 milioni di persone: si dovrà infatti fare un richiamo dopo tre settimane, con la precedenza che all’inizio sarà data a chi lavora nell’ambito sanitario e agli ospiti delle Rsa.

Dopo questo primo step ci potrebbe essere però una pausa, visto che da quanto è trapelato i vaccini di Johnson&Johnson, Sanofi e CureVac, nel nostro non dovrebbero arrivare prima dell’inizio dell’estate, mentre per quello di AstraZeneca ci potrebbe volere anche più tempo.

Se nelle intenzioni del Ministero della Salute c’è l’intenzione di procedere a una vaccinazione dell’intera popolazione su base trimestrale, c’è il rischio concreto che ci si ritrovi a dover fare il grosso del lavoro in colpo solo la prossima estate.

I tempi così potrebbero allungarsi di diversi mesi rispetto al cronoprogramma originale, senza considerare le questioni logistiche (specie per il vaccino Pfizer che deve essere conservato a -70°), strutturali (si parla di utilizzare palestre oltre che avvalersi dei medici di base) e materiali con il commissario straordinario Domenico Arcuri che soltanto lo scorso 24 novembre ha fatto il bando per l’acquisto di 100 milioni delle speciali siringhe necessarie per la vaccinazione.

L’immunità di gregge

Il fine ultimo di questa campagna di vaccinazione senza precedenti è il raggiungimento dell’immunità di gregge. Per centrare l’obiettivo, si è stimato che dovranno sottoporsi al vaccino tra il 60 e il 70% degli italiani.

Come noto il governo dovrebbe optare per nessun obbligo, limitandosi a una forte campagna di sensibilizzazione. Alcuni sondaggi però hanno evidenziato una sorta di scetticismo di fondo degli italiani in merito a questo vaccino.

La maggioranza spera nel supporto anche dell’opposizione per non rischiare un nuovo caso Immuni, l’app per il tracciamento dei contatti che è stata un flop anche a causa del “sabotaggio” da parte del centrodestra.

Resta comunque il rischio di una cospicua fetta della popolazione che potrebbe scegliere di non vaccinarsi, allungando così i tempi anche per il raggiungimento in Italia dell’immunità di gregge: restare ancora in una situazione di emergenza sanitaria mentre il resto dell’Occidente riparte, sarebbe un altro colpo durissimo per la nostra economia.

Se i risultati non dovessero essere soddisfacenti, si potrebbe così intervenire con il discusso patentino per chi si vaccina, una misura al vaglio anche in altri Paesi e che rappresenterebbe una sorta di extrema ratio per spingere i cittadini alla vaccinazione.

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