Treasuries e bond societari Usa di nuovo nei portafogli degli istituzionali

Con lo spettro di una possibile recessione economica globale sullo sfondo, il mercato obbligazionario americano è diventata la prima scelta in chiave difensiva nei portafogli degli investitori istituzionali

Treasuries e bond societari Usa di nuovo nei portafogli degli istituzionali

In un contesto di rallentamento economico sempre più evidente le Banche centrali, in primis la Fed seguita poi anche dalla BCE, hanno dovuto cambiare i loro piani di politica monetaria.

Il rinnovato approccio da parte degli istituti di credito ha dapprima permesso alle Borse di continuare il rialzo messo a segno da inizio anno, per poi alimentare una corsa agli acquisti dei titoli obbligazionari globali (con contestuale crollo dei rendimenti). Sullo sfondo rimane comunque in sospeso lo spettro di una possibile recessione.

«Complessivamente la propensione al rischio si sta riducendo e i continui ritardi relativi all’uscita dalla zona euro da parte della Gran Bretagna, uniti alla disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti, stanno portando le società a sottrarsi da impegni di lungo periodo e gli investitori a cercare rendimenti più sicuri rispetto al volatile mercato azionario», ha sintetizzato Edoardo Fusco Femiano, Market analyst per eToro.

L’inversione della curva dei tassi di interesse Usa

Una notizia che di recente ha avuto una grande risonanza mediatica è stata quella relativa all’inversione della curva dei tassi di interesse Usa. In particolar modo il tratto 3 mesi-10 anni dove l’evento non si verificava dal 2007, anno che ha aperto le porte alla grande crisi finanziaria globale.

Le volte precedenti in cui si è verificata questa condizione, nei mesi a venire (in media 17) è seguita una recessione economica. Analisti ed investitori, hanno avuto quindi un primo campanello di allarme, solitamente considerato come segno premonitore di una contrazione dell’economia.

Va però evidenziato che per il momento la curva è invertita solo sul tratto di brevissimo (titoli di stato a 3 mesi) non è ancora successo per i titoli a due anni il cui rendimento rimane più basso di circa 11 punti base rispetto i decennali (clicca qui per un approfondimento).

Seppur non ancora in essere, questa inversione potrebbe materializzarsi a breve. Se questo evento dovesse effettivamente accadere, si dovrà attendere tra 18 e i 24 mesi prima che l’economia entri in una fase recessiva.

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Le parole della Fed che spaventano i mercati ed aiutano i bond

Per molti analisti dietro a questa inversione delle curve di rendimenti vi è per lo più lo zampino della Fed, che durante l’ultima riunione tenutasi lo scorso 20 marzo, ha aggiornato la sua forward-guidance non solo relativamente ai tassi di interesse, ma anche sulle stime di crescita future (clicca qui per approfondire).

«Alla luce della politica di rialzi della Fed e, dopo essere stati evitati per gran parte del 2018, i Treasuries americani e le obbligazioni societarie negli Stati Uniti stanno tornando nei portafogli degli investitori istituzionali quest’anno. Con il mondo in apprensione sull’economia globale, il mercato obbligazionario americano è diventato la prima scelta in chiave difensiva per i portafogli», spiega l’esperto di eToro.

I mercati ad oggi stanno addirittura prezzando il fatto che nel 2020 la Banca centrale Usa sarà costretta ad abbassare il costo del denaro. Proprio questo sentiment ha spinto gli investitori all’acquisto di titoli di Stato sulla parte lunga, con conseguente calo dei rendimenti che si muovono in direzione opposta.

La parte breve della curva, invece, risente delle dichiarazioni sempre più espansive della Fed, che avendo praticamente allontanato la possibilità di future strette, sta spingendo i mercati a ridimensionare i tassi della parte breve.

«Il cambio di rotta della Fed in materia di politica monetaria ha modificato le prospettive per il 2019 non solo per il comparto governativo, ma anche per quello corporate. Tradizionalmente comparto governativo e comparto societario non tendono a muoversi in forma correlata, tuttavia i recenti timori di rallentamento stanno conducendo ad una ripresa di valore di tutto l’obbligazionario USA», prosegue Femiano.

Lo strategist di eToro conclude con una chiosa: «La preferenza degli investitori per l’obbligazionario societario è innegabile al momento, e ve ne sono buone ragioni. Nonostante la paura di un rallentamento economico globale, il settore corporate statunitense è ancora abbastanza redditizio da attrarre l’interesse degli investitori mondiali. Il debito societario di alta qualità è quindi visto come una forma desiderabile di protezione dalla volatilità».

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