Dopo le notizie relative al summit dello scorso fine settimana, i mercati difficilmente avrebbero potuto fare di più di ciò che hanno fatto; le azioni sono salite alle stelle e i tassi di interesse sui titoli di stato sono letteralmente crollati grazie alla possibilità all’orizzonte di un sistema che permetterà ai fondi di emergenza di fornire supporto direttamente alle banche di stato.
Tuttavia, come dimostrato dai dati pubblicati ieri, l’outlook generale dell’economia europea ha un aspetto sinistro, facciamo il punto della situazione.
Recessione
La recessione della zona euro peggiora e gli ultimi dati pubblicati, relativi alla produzione del settore mnifatturiero mostrano un regolare andamento in declino.
Come si evince dal grafico, il fatto che l’attività dell’Irlanda tenda a migliorare contribuisce ben poco all’assetto economico dell’intera zona euro.
Tra le economie più grandi, migliora di poco la situazione in Francia e in Olanda, mentre accelera il declino in Italia, Spagna e Germania (dove i dati sulla produzione raggiungono i minimi storici degli ultimi tre anni).
Spagna e Grecia rimangono zone di depressione.
L’analisi dal Markit
Il PMI manifatturiero dell’Eurozona suggerisce che il settore della produzione di beni si sia contratto, nel secondo trimestre, dell’1%. Nella seconda metà dell’anno si prevede un’accelerazione verso il basso. Le aziende si stanno preparando al peggio, da due anni e mezzo, infatti, sono costrette a tagliare sia sul numero di dipendenti sia sull’acquisto di materie prime.
Disoccupazione
Non sorprende che la disoccupazione continui a divenire un problema sempre più ingombrante. Gli ultimi dati dall’Eurostat mostrano come il tasso di disoccupazione sia arrivato all’11.1%.
In Germania, nonostante la situazione del manifatturiero, il tasso di disoccupazione rimane basso. In Spagna raggiunge il 24.6% (dei giovani in cerca di lavoro il 52% è disoccupato).
Guardando all’area euro nel suo insieme, il numero di disoccupati è aumentato di 5 mila unità dal 2008, raggiungendo oggi le 17.5 mila persone.
Il significato di questi dati
Non c’è luce alla fine del tunnel. Nei prossimi mesi i Governi dovranno impegnarsi a raggiungere gli obiettivi fiscali, la classe poltica dovrà occuparsi di mantenere il favore dell’elettorato e le banche saranno concentrate a rimanere solventi. Data l’anemia che caratterizza la crescita globale, l’area euro non potrà contare su un boom delle esportazioni.
Si attende che la Banca Centrale Europea faccia dei passi in avanti nella direzione dell’unione bancaria. Sarebbe incoraggiante, ma intanto continuano ad aumentare i costi reali della crisi dovuta, in buona parte, ad una pessima gestione del sistema chiamato Comunità Europea.
Fonte: The Economist