La (semplice) formula per capire se investire oppure no, spiegata da Stefano Galiani a Money.it

Redazione

19 Giugno 2026 - 15:59

La formula che trader e campioni di poker usano da decenni per decidere se (e quanto) investire. L’esperto Stefano Galiani la spiega nel podcast Money Talks di Money.it.

C’è una grande differenza, e non solo concettuale, nel trovarsi davanti a un possibile investimento e chiedersi «quanto posso guadagnare?» e «qual è, realisticamente, la mia probabilità di chiudere in profitto?».
A sollevare la questione con estrema chiarezza è Stefano Galiani, ospite dell’ultima puntata di Money Talks (il podcast di Money.it disponibile su YouTube e sulle migliori piattaforme audio).

La risposta è una formula matematica elegante, utilizzata quotidianamente dai professionisti dei mercati mondiali per gestire il rischio.

Ma chi è Stefano Galiani?

Un chiarimento è più che d’obbligo. Galiani non è un influencer finanziario, è un esperto di finanza quantitativa con oltre vent’anni di carriera costruita nelle sale di trading di Morgan Stanley e Deutsche Bank, dove ha vissuto in prima persona il crollo del 2008. Ha gestito derivati complessi, sviluppato sistemi di risk management basati sul machine learning già nel 2015, ben prima che l’intelligenza artificiale diventasse un trend di massa, e lavorato come portfolio manager per hedge fund negli Stati Uniti. Oggi si divide tra l’attività professionale e l’insegnamento universitario in Italia e negli USA.

Il confine sottile tra investire e scommettere

Il cuore del problema sta nella distinzione netta tra investimento e scommessa. Secondo Galiani, la maggior parte delle persone che oggi si avvicina ai mercati, spesso influenzata da forum, social media o corsi online dai toni miracolistici, sta scommettendo senza nemmeno rendersene conto.

«Investire facendo scommesse è la scelta peggiore che si possa fare», spiega l’economista. L’investitore individuale opera infatti in una condizione di enorme asimmetria informativa rispetto ai grandi fondi e, senza un metodo razionale per valutare il rischio, l’esito è quasi sempre scontato. Per evitare questa trappola serve una regola oggettiva, capace di escludere l’emotività dalle decisioni finanziarie - questa regola esiste dagli anni ’50 e si chiama criterio di Kelly.

Come funziona il criterio di Kelly

Sviluppato dal ricercatore John L. Kelly Jr. nei Bell Laboratories, questo modello matematico nasce per massimizzare la crescita del capitale nel lungo periodo, stabilendo l’esatta percentuale di portafoglio da allocare su una singola operazione in base alle probabilità di successo e di perdita. Nella sua forma più semplificata, valida per scommesse con guadagno e perdita simmetrici, la formula è:

Quota da investire (\%) = Probabilità di vincere - Probabilità di perdere

Se un’operazione ha il 60% di probabilità di successo e il 40% di insuccesso, il criterio suggerisce di impegnare il 20% del capitale.

Prendiamo ora come esempio il lancio della moneta (50% testa, 50% croce): il calcolo (50 - 50) dà come risultato zero e questo significa che non c’è alcun vantaggio statistico nel rischiare il proprio denaro, perché ogni euro impegnato sarebbe esposto inutilmente.

Durante la puntata fa invece l’esempio del gioco delle tre carte, anch’esso assai esplicativo. Le probabilità sono brutalmente a sfavore di chi gioca (33% di probabilità di vincere contro il 66% di probabilità di perdere) e il risultato della formula è negativo (-33%), il che impone di astenersi. Al contrario, come nota Galiani con un sorriso, se potessimo metterci nei panni del banco, la formula si capovolgerebbe a nostro favore, giustificando un investimento pari a un terzo del capitale.

Non è un caso che questo criterio sia amatissimo anche dai giocatori di poker professionisti. E qui Galiani svela un dettaglio rivelatore sul mondo della finanza istituzionale: chi entra nelle grandi sale di trading di Wall Street o della City scopre presto che molti colleghi si ritrovano ogni settimana a giocare a poker non per passatempo, ma perché chi lavora sui mercati ha una comprensione del calcolo delle probabilità talmente elevata da rendere il poker un terreno familiare, quasi naturale. Trading e poker, in fondo, parlano la stessa lingua: quella del rischio quantificato.

Come gestire il rischio?

Il vero valore del criterio di Kelly risiede più nella dimensione psicologica che in quella matematica, perché ci costringe a fare i conti con la realtà e obbliga l’investitore a chiedersi se conosca davvero le probabilità di successo del proprio trade. Se la risposta è vaga o sconosciuta, la formula suggerisce implicitamente di non fare nulla. Altro che eccessiva prudenza, si tratta di onestà intellettuale che Galiani considera il pilastro della sua intera carriera:

«Bisogna sempre chiedersi: mi piace ancora il trade in cui sono? Se le probabilità di successo non sono più quelle iniziali, ci vuole il coraggio di chiudere la posizione o di ridurre l’esposizione».