Ecco quanto rendono 30.000 € investiti sul buono fruttifero ordinario e sul BTP 3,25%

Stefano Vozza

27 Giugno 2026 - 16:53

Incassi a scadenza su possibili combinazioni di portafoglio su due classici prodotti di investimento garantiti dallo Stato

Ecco quanto rendono 30.000 € investiti sul buono fruttifero ordinario e sul BTP 3,25%

Consideriamo il caso di un investitore con poca propensione al rischio e desideroso di investire in strumenti garantiti dallo Stato a lungo termine. Fatte le premesse, le possibili combinazioni spaziano grosso modo dal risparmio postale ai titoli del Tesoro. Immaginiamo il caso di indecisione sul prodotto definitivo da sottoscrivere, anche in virtù del lungo orizzonte temporale dato in partenza. Tra le tante alternative, ecco quanto rendono 30.000 € investiti sul buono fruttifero Ordinario e sul BTP 3,25%.

Vantaggi e svantaggi del BTP e del buono

I due prodotti hanno pro e contro che li rendono a tratti strumenti complementari, in altri competitivi. Un primo aspetto in comune è la garanzia sovrana sul capitale, per definizione illimitata. L’altro riguarda il capitolo tasse e Fisco, con la trattenuta fiscale al 12,50% e l’esenzione dalle imposte di successione. Quest’ultimo è un aspetto importante dato l’orizzonte a 20 anni e il non sapere l’età del nostro investitore. In comune c’è anche l’imposta di bollo del 2X1.000 sul capitale nei tempi e modi di Legge. Infine la novità degli ultimi anni, cioè l’esclusione dal calcolo ISEE fino a 50mila € a nucleo familiare investiti in titoli di Stato, buoni e libretti postali.

Da qui in poi iniziano i distinguo, dove spesso il pregio dell’uno si configura come il contro dell’altro e viceversa. Partiamo dai costi di gestione e dalle pratiche di attivazione. I buoni non hanno i primi, mentre necessitano di un libretto o c/c postale ma non della profilatura Mifid, per cui non serve il conto titoli. Il BTP, invece, prevede costi di gestione e richiede la Mifid valida, cioè che non sia scaduta.

Tra i rischi, se quello emittente è in comune non altrettanto vale per quello di mercato. È assente sui buoni e presente sui titoli di Stato, per cui prima del termine la certezza del nominale è solo sui primi, non sui secondi.
Gli interessi sono invece fissi e costanti nel (nostro) BTP, mentre varia lo yield in base al prezzo e tempo dell’acquisto. Inoltre il Tesoro li accredita ogni 6 mesi, senza la necessità di dover liquidare il bond. Sui buoni di lungo termine i tassi sono fissi e crescenti, e riconosciuti a partire dal 1° anno sull’Ordinario. Infine arrivano sempre e soltanto insieme al loro rimborso (Buono a Cedola escluso).

Il guadagno lordo e netto finale sul buono fruttifero

La natura step-up degli interessi del buono rende lo strumento poco competitivo nei primi anni di vita, e interessante sul tratto finale. Ad esempio l’attuale serie (dal 24/06/’25) numero TF120A250624 paga solo lo 0,75% annuo nel 1°, nel 2°, nel 3° e nel 4°. In termini più brutali, bisogna impegnare un capitale per 4 anni per maturare solo un 3% lordo complessivo, mentre un BOT a 12 mesi rende sul 2,45%. La disparità c’è e si vede. Di contro, nel corso del 17°, del 18° e 19° anno l’Ordinario paga il 4% annuo lordo, e nel solo 20° il 5%, ritornando così altamente competitivo.
Detto ciò, il rendimento effettivo annuo lordo al termine dei 20 anni (cioè dal 1° al 20°) del buono Ordinario è del 2,50%, il 2,24% al netto della ritenuta fiscale. I coefficienti per il calcolo del montante lordo e netto al termine di ogni bimestre dal giorno di acquisto sono riportati nella Tabella B del Foglio Informativo, sul sito di Poste Italiane. Quelli relativi al 20° anno sono pari a 1,63861891 per il lordo, e a 1,55879154 per il netto. Dunque, il rendimento netto complessivo di un capitale investito per 20 anni sul buono Ordinario è di circa il 55,88%.

Cedole semestrali e rendimento annuo lordo a scadenza del BTP Tf 3,25%

Il BTP Tf 3,25% St46 è un ex trentennale con data emissione 22/01/’15 e rimborso al 01/09/’46, tra 20,18 anni residui. Ha identificativo ISIN IT0005083057 e uno storico considerevole durante il quale ha conosciuto più fasi alterne.
Fino a maggio 2022 è stato spesso sopra cento, con picco storico a 143,84 nel febbraio 2021. Da allora in poi quasi sempre sotto la parità, con low storico nell’ottobre del 2023 a 73,19. Da dicembre 2023 ad oggi le quotazioni del bond stanno grosso modo fluttuando nel range di estremi 83-91.

Oggi prezza 87,47 mentre esattamente 3 mesi fa la si acquistava anche a 83. Minore è il prezzo di carico e maggiore è l’effettivo a scadenza. Infatti se il tasso cedolare annuo è del 3,25% (stacco semestrale: 1,625%), lo yield attuale è del 4,22%. A livello di rendimento totale stiamo parlando di un 78,2% netto che potrebbe salire all’80% o più quanto più a sconto lo si compra (a quasi parità di tempo residuo). Il maggior ritorno a scadenza rispetto all’Ordinario è legato al maggior rischio di mercato che il titolare del BTP si accolla per il tempo dell’investimento.

Ecco quanto rendono 30.000 € investiti sul buono fruttifero Ordinario e sul BTP 3,25%

Ora immaginiamo un capitale di 30mila € da ripartire nei due prodotti: come fare? Le possibili combinazioni sono tante, variabili per strategie perseguite, la necessità o no di un flusso cedolare, il rischio che si vuol correre. Di certo è che i guadagni netti totali spaziano da 16.764 € (tutto il capitale sul buono) a circa 23.450 € (tutto sul BTP). Ovviamente nel caso del buono il guadagno arriverebbe tutto alla fine, mentre sul BTP per gran parte di esso nel corso dei 20 anni di vita fruttifera.
Se l’imperativo è di non correre rischi allora buona parte del capitale va spostato sul buono. Se ad esempio i pesi fossero del 75% sul buono (22.500 €) e 25% sul BTP (7.500 €), si avrebbe un guadagno netto di 12.573 € dal primo e sui 5.865 € dal secondo.

La soluzione 50% e 50% eviterebbe la sovraesposizione al rischio di mercato e garantirebbe un flusso di entrate costanti nel tempo, le cedole del BTP. In tal modo arriverebbero circa 8.850 € tutti alla fine, di cui 8.382 € legati al riscatto del buono e il resto alla plusvalenza del BTP. Nel mentre, cioè da qui al 2046 arriverebbero circa 11.220 € di cedole nette, sui 555 € ogni anno, la metà ogni 6 mesi. Ricordiamo che il BTP non prezza ma 100 ma 84,7 per cui si comprano più titoli a parità di capitale, e la cedola si applica sul nominale sottoscritto.
E così via con tutte le altre combinazioni possibili e immaginabili.