TFS/TFR dipendenti pubblici: penalizzazione per chi va in pensione prima?

La liquidazione dei dipendenti pubblici potrebbe subire un’ulteriore penalizzazione in caso di accesso alla pensione con Quota 100.

TFS/TFR dipendenti pubblici: penalizzazione per chi va in pensione prima?

La riforma delle pensioni potrebbe prevedere delle - ulteriori - penalizzazioni per il pagamento del TFS dei dipendenti pubblici.

Ulteriori” perché già il Decreto Salva Italia prima, e la Legge di Stabilità del 2014 poi, hanno introdotto delle norme particolarmente svantaggiose per il pagamento di TFS e TFR, allungando i tempi per il riconoscimento di quanto maturato in carriera e dilazionando il saldo in più rate.

A quanto pare però quanto fatto con queste due riforme non è stato abbastanza; il Governo, infatti, potrebbe introdurre una penalizzazione per i dipendenti pubblici che anticiperanno l’accesso alla pensione ricorrendo alla Quota 100, per la quale ricordiamo è necessaria un’età minima di 62 anni e un requisito contributivo fisso di 38 anni.

Con l’introduzione di Quota 100, infatti, all’aumento della spesa previdenziale (visto che si stimano circa 400mila pensionamenti oltre a quelli già previsti per il 2019) si aggiungono i costi che lo Stato dovrà pagare per liquidare il TFR dei dipendenti pubblici che andranno in pensione nel 2019. Una spesa non prevista, per la quale non è certo che si riuscirà ad individuare le risorse necessarie.

Da qui nasce la possibilità di introdurre delle ulteriori penalizzazioni per chi anticipa l’uscita dal lavoro ricorrendo a questa nuova misura di flessibilità; prima di analizzare nel dettaglio le novità possibili, vediamo come funziona oggi il pagamento di TFR e TFS per i dipendenti pubblici e quali potrebbero essere i costi che lo Stato dovrà sostenere nei prossimi mesi.

Quando viene pagata la liquidazione dei dipendenti pubblici

Il primo provvedimento a prevedere delle norme particolarmente svantaggiose per i dipendenti pubblici in tema di pagamento della liquidazione è stato il Decreto Salva Italia del 2011 approvato dal Governo Monti, nel periodo in cui la crisi economica ha reso necessaria l’introduzione di nuove forme di spending review.

Nel dettaglio, il suddetto decreto ha stabilito che per i dipendenti pubblici TFR (Trattamento di fine rapporto) o TFS (Trattamento di fine servizio) non può arrivare prima dei:

  • 105 giorni: qualora l’uscita dal lavoro sia dipesa dal decesso o dall’inabilità del dipendente pubblico;
  • 12 mesi: cessazioni per raggiungimento del limite di età o di servizio;
  • 24 mesi: pensionamento anticipato o dimissioni volontarie del dipendente.

Ai 12 e ai 24 mesi di attesa, inoltre, si aggiungono altri 3 mesi di tollerabilità, ossia il tempo necessario affinché l’Inps corrisponda la prima rata del TFR.

Il dipendente pubblico che andrà in pensione con Quota 100, quindi, potrebbe attendere circa 27 mesi per ricevere l’assegno previdenziale (trattandosi di pensionamento anticipato).

Trascorsi i due anni, inoltre, la liquidazione non verrebbe pagata per intero. La Legge di Stabilità 2014, infatti, ha stabilito che solo al di sotto dei 50.000€ la liquidazione può essere pagata in un’unica soluzione, mentre per importi superiori verrà erogata a rate:

  • importo compreso tra i 50.000€ e i 100.000€ euro: liquidazione dilazionata in due rate. La prima, di 50.000€ è pagata secondo le tempistiche suddette, mentre il saldo avviene 6 mesi dopo;
  • importo superiore ai 100.000€: liquidazione dilazionata in tre rate. Alla prima e alla seconda (di importo entrambe di 50.000€) se ne aggiunge una terza (con la quale viene pagata la somma rimanente) dopo altri 6 mesi. Per ricevere tutta la buonuscita maturata, quindi, il dipendente pubblico deve attendere un altro anno.

Prima di andare avanti ricordiamo che lo scorso aprile il Tribunale del Lavoro di Roma ha sollevato la questione di legittimità costituzionale sul fatto che lo Stato possa trattenere la liquidazione dei dipendenti pubblici per diversi mesi e che la Corte Costituzionale a breve dovrà esprimersi in merito (per ulteriori dettagli clicca qui).

Quota 100: dallo Stato 3 miliardi per i TFR non previsti

Circa il 40% dei pensionamenti straordinari attesi nel 2019 per effetto della Quota 100 apparterrà al settore del pubblico impiego. Ciò significa che lo Stato dovrà farsi carico delle liquidazioni di circa 160.000 dipendenti pubblici, ai quali la prima rata dovrà essere erogata nel 2021 (dovranno trascorrere infatti i 24 mesi previsti per i pensionamenti anticipati).

Questo significa che nel 2021 lo Stato dovrà farsi carico di 8 miliardi di euro di TFR (considerando la prima rata di 50.000€), con ulteriori costi aggiuntivi da sostenere 6 mesi e 1 anno dopo.

Insomma in questo modo è come se i costi della Quota 100 (per cui si prevede un aumento della spesa previdenziale di circa 7,5 miliardi di euro) raddoppiassero. Ecco perché il Governo starebbe pensando a due diverse soluzioni per limitare questi costi; vediamo quali sono.

Penalizzazioni su TFR/TFS per chi ricorre alla Quota 100

La prima ipotesi è quella di allungare ulteriormente i tempi per il pagamento del TFR/TFS ai dipendenti pubblici che ricorrono alla Quota 100 fissando il pagamento della prima rata della liquidazione al compimento dei 67 anni, ossia l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia dal 1° gennaio 2019.

Di conseguenza chi andrà in pensione con Quota 100 già al compimento del 62° anno di età dovrà attendere fino a 5 anni per ricevere la liquidazione (rispetto ai 27 mesi previsti oggi).

La seconda ipotesi, meno svantaggiosa per i dipendenti pubblici, è quella di pagare il TFR ricevendo un anticipo dalle banche, sulla falsariga di quanto succede già per Ape Sociale e Volontario. A restituire il prestito dovrebbe essere il Tesoro stesso, con un piano di finanziamento di 5 anni.

In questo modo il costo per saldare tutte le liquidazioni si abbasserebbe a 1,5 miliardi nell’immediato, rendendo così più sostenibile l’approvazione della riforma delle pensioni.

Iscriviti alla newsletter "Lavoro" per ricevere le news su TFR

Condividi questo post:

Commenti:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.