La soluzione di Salvini: 20 miliardi dalla Pace Fiscale. Un condono tombale alla Tremonti

Per Matteo Salvini dalla Pace Fiscale lo Stato potrebbe incassare 20 miliardi: per arrivare a questa cifra servirebbe un condono tombale come quello del 2003.

La soluzione di Salvini: 20 miliardi dalla Pace Fiscale. Un condono tombale alla Tremonti

Per fortuna che si sono autodefiniti il “governo del cambiamento”. Con la legge di Bilancio 2019 ormai alle porte la soluzione per fare cassa è sempre la stessa dell’epoca berlusconiana: un bel condono.

Anche se il nome è stato addolcito in Pace Fiscale, quello che potrebbe essere inserito nella Finanziaria ha tutti i connotati di un autentico maxi condono. Altrimenti non si spiegherebbe come si potrebbe racimolare dal provvedimento i 20 miliardi ipotizzati da Matteo Salvini.

La Pace Fiscale di Salvini

Nel salotto televisivo di Porta a Porta è andato in onda un proseguo della campagna elettorale. L’unica differenza però è che adesso Matteo Salvini è al governo e a breve si dovranno mettere nero su bianco le intenzioni del governo.

Il prossimo 27 settembre dovrà essere presentata la nota di aggiornamento al Def, dove saranno inserite le linee guida di una manovra Finanziaria che il 15 ottobre dovrà essere recapitata a Bruxelles per approdare poi il 20 ottobre in Parlamento.

Ecco dunque che il vicepremier e ministro dell’Interno ha elencato quelli che nelle sue intenzioni potrebbero essere alcuni dei temi presenti nella legge di Bilancio, parlando di una Quota 100 che secondo lui dovrebbe avere al massimo un limite di 62 anni.

Un provvedimento questo sulle pensioni che avrebbe un impatto sui conti pubblici pari a 13 miliardi. Come trovare allora le coperture? Salvini ha la soluzione: con la Pace Fiscale lo Stato potrà incassare più di 20 miliardi.

La pace fiscale è per quelli che hanno fatto la dichiarazione dei redditi, per chi è in contenzioso con Equitalia. Non è un regalo, è gente che è disperata, che pagherebbe il 10% del dovuto, gente che per riavere un conto corrente, correrebbe a pagare. Si possono così incassare più di 20 miliardi di euro.

Problema risolto dunque e felici tutti. Poco importa se le stime più generose parlano di 3 miliardi di gettito dalla Pace Fiscale, per alcuni anche di 1 miliardo, oltre al fatto che per arrivare alla cifra monstre di 20 miliardi si dovrebbe di fatto realizzare un condono fiscale da record.

Un condono tombale

Sia la Lega che il Movimento 5 Stelle da quando è stato stilato il loro programma di governo hanno ripetuto, come un mantra, che la Pace Fiscale non sarebbe stata un condono. Ecco cosa c’è scritto a riguardo nel loro contratto.

È opportuno instaurare una “pace fiscale” con i contribuenti per rimuovere lo squilibrio economico delle obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica. Esclusa ogni finalità condonistica, la misura può diventare un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà ed il primo passo verso una “riscossione amica” dei contribuenti.

Inizialmente quindi si pensava a una possibilità, per chi si trovava in una situazione di dimostrata difficoltà economica, di poter stralciare pagando il 10% del dovuto le cartelle fino a 100.000 euro emesse fino al 2014.

L’asticella poi si è alzata a 200.000 euro con tre aliquote da pagare in base al reddito del debitore: 25%, 10% e 6%. Le ultime voci però parlano adesso di un limite che potrebbe essere alzato a 5 milioni.

Questo potrebbe spiegare la differenza di stima delle entrate, da un massimo di 3 a più di 20 miliardi, ma la Pace Fiscale a quel punto diventerebbe un maxi condono degno della finanza creativa dell’ex ministro Tremonti.

Oltre a problemi morali per chi ha sempre negato di voler fare un condono, ci sono poi numerosi interrogativi anche pratici. Pur ipotizzando che si riescano veramente a incassare 20 miliardi, questi sarebbero una tantum mentre i 13 miliardi (a salire) della Quota 100 devono essere sborsati ogni anno.

In più bisogna considerare che storicamente in Italia dai condoni si è sempre incassato meno del previsto. Con il condono tombale del 2003 (governo Berlusconi) si arrivò a mettere in cassa 21,6 miliardi.

Lo Scudo Fiscale del 2009 invece (sempre governo Berlusconi) portò nelle casse 5,7 miliardi: proprio i minori introiti rispetto a quanto previsto portarono a quelle difficoltà di bilancio che determinarono l’arrivo nel 2011 di Mario Monti a Palazzo Chigi.

In sostanza se veramente la speranza è quella di poter incassare 20 miliardi nel 2019, l’unica soluzione sarebbe quella del condono tombale con buona pace dei 5 Stelle che potrebbero così avallare un provvedimento da loro sempre combattuto.

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