Riforma pensioni: uscita a 63 anni è possibile? La proposta di Damiano

La riforma delle pensioni con l’uscita a 63 anni è possibile secondo la proposta dell’esponente del Partito democratico Cesare Damiano. Quota 98 per lavori usuranti e gravosi.

Riforma pensioni: uscita a 63 anni è possibile? La proposta di Damiano

Si parla di riforma pensioni in questi giorni e tra le tante opzioni quella di un’uscita a 63 anni, ma è possibile?

La proposta arriva dall’esponente del Partito Democratico Cesare Damiano, già ministro del Lavoro, che avanza una proposta per le pensioni a 63 anni partendo da Ape sociale, confermata anche per quest’anno dalla Legge di Bilancio 2020, superando la Legge Fornero e Quota 100 che rimane l’unica certezza al momento fino alla conclusione della sua fase sperimentale il 31 dicembre 2021.

Damiano lascia una nota poco prima dell’incontro che si è avuto nella mattina del 27 gennaio tra la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e i sindacati in merito alla riforma delle pensioni e per studiare la quale sono previsti tavoli di lavoro nei prossimi mesi.

Ma vediamo perché secondo Damiano è possibile una riforma delle pensioni con uscita a 63 anni.

Riforma pensioni con uscita a 63 anni: la proposta di Damiano

Tra le varie proposte di riforma pensioni quella di un’uscita a 63 anni arriva dal dem Damiano. Per l’esponente del Partito democratico bisogna partire dal superamento della Legge Fornero e dalle coperture necessarie per la riforma che però sia strutturale aggiungendo che “il criterio della flessibilità non può trasformarsi nel gioco del lotto”. Secondo Damiano bisogna mettere ordine e cercare “un’architettura che duri nel tempo”.

Damiano nella sua proposta fa riferimento ad Ape sociale per la quale l’uscita è a 63 anni. 63 anni per il requisito anagrafico mentre per quanto riguarda i contributi Damiano fa una distinzione in base alla tipologia di lavoratori:

  • una Quota 98 per i lavori usuranti e gravosi con 63 anni di età e 35 anni di contributi;
  • 63 anni e 37 anni di contributi o 64 anni e 36 di contributi per gli altri lavoratori;
  • 41 anni di contributi senza il requisito anagrafico per i lavoratori precoci.

E se andare in pensione a 64 anni oggi è già possibile si pensa a un’ulteriore riforma che permetta di uscire sì a 64 anni (invece dei 67 della pensione di vecchiaia) ma con un calcolo interamente contributivo che creerebbe una riduzione dell’assegno.

Riforma pensioni: la proposta dei sindacati

Per la riforma delle pensioni, per la quale già sono partiti i lavori e incontri sono già stati fissati per i prossimi mesi, arriva ferma la proposta dei sindacati che propongono maggiore flessibilità all’uscita con 62 anni di età e 20 di contributi.

Propongono ancora un’uscita anticipata con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età per uomini e donne. Allo stesso tempo hanno chiesto maggiori tutele per i lavori gravosi e una pensione di garanzia, come anche un bonus contributivo per ogni figlio per le donne lavoratrici richiamando il «bonus mamma»della proposta della dem Puglisi. Per avere maggiori dettagli sulla riforma delle pensioni bisognerà attendere i prossimi mesi.

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