Referendum legge elettorale Salvini, la Consulta boccia la proposta

Niente da fare per il referendum sul sistema maggioritario proposto da Salvini. La Consulta ha bocciato il quesito per “eccessiva manipolatività”. Duro colpo per la Lega.

Referendum legge elettorale Salvini, la Consulta boccia la proposta

Il referendum sulla legge elettorale maggioritaria non si farà. Ieri la Consulta ha bocciato il quesito referendario proposto da Salvini e altri 8 Consigli Regionali. L’intento della Lega era eliminare le parti proporzionali del Rosatellum, rafforzando quelle maggioritarie.

Niente da fare però, secondo la Corte costituzionale il quesito referendario presentato è affetto da eccessiva manipolatività, e quindi non ha i requisiti di chiarezza espositiva necessari per andare al voto.

Nel frattempo gli avversari politici hanno proposto il Germanicum, il nuovo sistema elettorale che consiste in un proporzionale corretto.

Referendum sistema maggioritario: Salvini sconfitto

Ieri 16 gennaio 2020, la Consulta si è espressa in maniera definitiva sul quesito referendario proposto da Slavini e sostenuto dalla Lega: intervenire sulla legge elettorale vigente - il Rosatellum - per introdurre un sistema elettorale maggioritario, capace di garantire maggiore governabilità e stabilità al Paese.

Il progetto però è fallito, e quindi niente referendum ad aprile. La Consulta ha commentato il rifiuto con le motivazioni seguenti:

Per garantire l’autoapplicatività della ’normativa di risulta’ – richiesta dalla costante giurisprudenza costituzionale come condizione di ammissibilità dei referendum in materia elettorale - il quesito investiva anche la delega conferita al Governo con la legge n. 51/2019 per la ridefinizione dei collegi in attuazione della riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari. In attesa del deposito della sentenza entro il 10 febbraio, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale fa sapere che a conclusione della discussione la richiesta è stata dichiarata inammissibile per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l’autoapplicatività della normativa di risulta".

In altre prole, secondo la Corte costituzionale, il quesito presentato mancava dei requisiti fondamentali per la sua approvazione, quindi chiarezza espositiva e omogeneità.

Forte la reazione dell’ex Ministro dell’Interno e della Lega, per i quali si tratterebbe di un ritorno alla preistorica e di una manipolazione politica. Secondo Di Maio, invece, adesso è giusto concentrasi sul sistema proporzionale.

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