Referendum e sovranità popolare: strumento democratico o rischiosa semplificazione?

Lorenza Morello

4 Giugno 2025 - 14:23

Tra diritto e coscienza civica, il referendum sfida il confine tra partecipazione consapevole e delega cieca: una riflessione sulla reale portata della sovranità popolare.

Referendum e sovranità popolare: strumento democratico o rischiosa semplificazione?

Come noto a tutti (o almeno si spera), l’art. 1 comma 2 della Costituzione italiana stabilisce che la sovranità «appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

A questa disposizione introduttiva di grande impatto concettuale ed ermeneutico non corrisponde tuttavia una disciplina organica di quello che comunemente viene chiamato referendum, ossia il momento nel quale il popolo stesso è chiamato a «riferire», ossia a esprimere la propria volontà.

Doveroso pertanto domandarsi se referendum sia sempre e di per sé espressione autentica di sovranità popolare o non rischi di diventare, in certi casi, una semplificazione pericolosa della complessità democratica e una strumentalizzazione politica?

Il referendum (istituto già noto, sebbene in distinte forme e in un distinto assetto ordinamentale, nel periodo romano) ossia la consultazione popolare che consentirebbe al popolo la manifestazione della propria volontà, può caratterizzarsi per diverse forme, nonché per differenti strutture ontologiche. Ne esistono infatti diverse tipologie: il referendum approvativo, volto all’approvazione di una determinata legge (non previsto dalla nostra Costituzione, ma in quelle di altre nazioni, come la Svizzera), il referendum consultivo (previsto, peraltro nella forma del referendum costituzionale, ossia di un referendum incidente su norme di rango costituzionale, dagli artt. 132 e 133 Cost.) e il referendum abrogativo (previsto dall’art. 75 Cost.. Giova sottolineare che la legge sul funzionamento e sulla procedura del referendum, la l.25 maggio 1970 n. 352, si riferisce solo a questo).

Oltre alle varie tipologie, ritengo sia d’obbligo riflettere anche sul fondamento ontologico generale dell’istituto referendario e se sia ammissibile e in che termini una consultazione popolare su quesiti estremamente tecnici e complessi.

È centrale infatti, tanto in relazione ai referendum su quesiti complessi che a quelli su quesiti tecnici, il tema della effettiva conoscibilità e comprensione degli stessi in capo al popolo, chiamato ad esprimere la propria opinione.

Se poniamo un combinato disposto tra l’art. 1 comma 2 Cost. (principio della sovranità popolare) e l’art. 75 Cost. (referendum) è fondamentale che tale legame sia veritiero ed effettivo, non solo apparente.

La sovranità deve essere effettiva.

Posto che solo un’adeguata formazione ed istruzione consentono di possedere adeguati strumenti culturali per vivere e interpretare la vita, individuale e pubblica, ecco che si riafferma la centralità dell’istruzione e della scuola (art. 34 Cost.).

Più e prima ancora delle specifiche norme tecniche (art. 75 Cost.) diviene allora preliminare verificare l’effettività e lo stato del diritto vivente relativamente sia alle norme sancite nella parte I della Costituzione, che della parte II, relativa al funzionamento dello Stato. Queste costituiscono l’indefettibile premessa della consapevolezza e comprensione dei quesiti referendari complessi e tecnici. Ma anche di quelli che non sembrano complessi e poi si rivelano tali, tipo quelli dell’8/9 giugno prossimi. Temi certamente socialmente rilevanti ma, oltre alle consuete e svilenti lotte ideologiche, prima di decidere se recarvi o meno alle urne (perché entrambe le scelte sono legittime, purché fatte con libertà e consapevolezza) chiedetevi se avete letto bene i quesiti, se li avete compresi e, soprattutto, se avete compreso le conseguenze che un raggiungimento del quorum comporterebbe.

Se a tutte queste domande potete rispondere consapevolmente, bene! La democrazia è già compiuta per il semplice fatto che abbiamo dei cittadini consapevoli. Se invece così non fosse, ma andate o non andate a votare solo perché l’esponente politico di cui vi fidate vi ha detto cosa fare e voi, senza approfondire, seguite l’ordine, sappiate che non vi comportate come cittadini ma come truppe cammellate. A ciascuno il suo ruolo.