Referendum senza quorum, sinistra in festa: ma è ancora democrazia o solo teatro?

Lorenza Morello

10 Giugno 2025 - 14:21

Il quorum fallisce, ma il centrosinistra esulta. La partecipazione crolla, la fiducia nel voto svanisce. È ancora democrazia, o solo un rituale svuotato da cui uscire?

Referendum senza quorum, sinistra in festa: ma è ancora democrazia o solo teatro?

Del risultato della consultazione referendaria ormai tutti sappiamo. Sappiamo, oddio, sì, sappiamo che il quorum non si è raggiunto e che, ciononostante, il centrosinistra festeggia.

Sono personalmente molto indecisa nel valutare quale delle due cose mi lasci più stranita. Forse sono alla pari.

Perché, vedete, come dice Claudio Cerasa del Foglio, il fatto che la sinistra festeggi per il risultato del referendum conferma che l’obiettivo vero di molti promotori non era il quorum, ma usare il referendum per tentare di risolvere problemi interni alla coalizione di centrosinistra. Tema: chi è che svilisce gli strumenti della democrazia?

E, soprattutto, osservando le consultazioni referendarie e gli esiti elettorali degli ultimi anni (per non dire almeno dell’ultimo decennio), viene da chiedersi se davvero un sistema sedicente democratico debba ancora sostenere una spesa economica folle per uno strumento ormai smascherato nella sua fallacità. I voti (in pressoché tutti i sistemi “democratici”) sono falsati e manipolati; ormai è consuetudine far rivotare quando il risultato espresso non è gradito ai potentati di turno. Per quanto riguarda le consultazioni politiche, non esiste più da tempo un legame diretto tra eletto ed elettore. Per non parlare del miraggio perduto del vincolo di mandato.

Eppure ci sono gli irriducibili, quelli che “Vado a votare perché mi piace… (‘…l’odore del napalm al mattino… sa di vittoria’, cit.)”.

Io credo fermamente che, quando uno strumento si dimostra ormai solo a livello “romantico” espressione di un valore — nel caso di specie, il voto come sinonimo di democrazia — ma non lo è più, a causa dei brogli e delle manipolazioni sopra citate, il dovere di un popolo davvero sovrano sia quello di ripensare il concetto di democrazia partecipativa e di voto. Diversamente, continueremo a mantenere in piedi un teatro dal sapore nostalgico che, in realtà, non fa che inspessire le mura della gabbia che ci circonda. Perché se il rapporto elettore-eletto non esiste più, e se — nei rari casi in cui, nelle consultazioni referendarie, il popolo ha scelto in un certo modo — subito dopo i politici di turno hanno modificato la legge per continuare a fare il comodo loro (un esempio tra tanti: l’abolizione della sovvenzione pubblica ai partiti), è inutile raccontarsi della presunta utilità di questo costoso teatro delle marionette.

Forse, tra i tanti che non si sono recati alle urne, molti — nel proprio silenzio — volevano proprio gridare questo: non siamo andati tutti al mare, vi abbiamo semplicemente “scoperti”.

È ora di cambiare o di dichiarare. Nel frattempo, i promotori del referendum si ritengano licenziati per giusta causa.