Default Argentina: il caso passa all’Aia, ancora incertezza sul futuro dei bond

Il default tecnico argentino è ancora in stallo per via di un nuovo riscorso all’Aia: la disputa legale tra governo Argentino ed Hedge Fund americani continua. Anche i normali obbligazionisti non potranno avere i loro soldi finché non si risolverà la controversia.

L’Argentina ha denunciato gli USA presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aia in quanto dopo la concessione di 30 giorni a seguito della scadenza del pagamento poi posticipata si doveva trovare un’intesa con gli hedge fund che non c’è stata perché la somma richiesta è stata giudicata inaccettabile.

Si tenga conto che a fine giugno presso la Bank of New York Mellon erano stati depositati 539 milioni di dollari affinché venissero girati ai creditori «exchange».

Il denaro è rimasto bloccato in banca per una decisione del giudice federale Thomas Griesa. Come è noto dal 30 luglio l’Argentina deve affrontare il suo secondo default in 13 anni perché non ha saputo risolvere una disputa legale in cui gli hedge fund devono avere 1,3 miliardi di dollari più interessi. Si tratta del risarcimento sui bond sui quali l’Argentina oggi presieduta da Cristina Fernandez è andata in default nel 2001. La sentenza del giuduce Griesa del 2012 che è stata confermata lo scorso giugno dalla Corte Suprema americana afferma che l’Argentina non può onorare i propri impegni con i creditori «exchange» - quelli che accettarono le ristrutturazioni del debito del 2005 e 2010 - se prima non versa quanto dovuto agli hedge fund, che non hanno sottoscritto l’accordo di concambio.

Chiaramente l’amministrazione Obama non vuole che il caso sul debito argentino arrivi all’Aia ma ormai è ufficialmente braccio di ferro tra Argentina e Stati Uniti. I media hanno diffuso un messaggio degli USA nel quale si dichiara che lo scorso 30 luglio la nazione presieduta da Cristina Fernandez è caduta nel suo secondo default in 13 anni perché entro quella data non ha saputo risolvere una disputa legale in cui gli hedge fund devono ricevere dall’Argentina 1,3 miliardi di dollari più interessi e si tratta del risarcimento sui bond sui quali l’Argentina è andata in default nel 2001.

Griesa oltre ad aver stabilito che l’Argentina non può onorare i propri impegni con i creditori «exchange» (quelli che accettarono le ristrutturazioni del debito del 2005 e 2010) - se prima non versa quanto dovuto agli hedge fund che invece non hanno sottoscritto il concambio ha anche consigliato agli avvocati dell’Argentina di assicurarsi che il governo argentino la smetta di diffondere dichiarazioni false.

Al Riguardo un legale almeno secondo alcuni media pare che abbia risposto che il suo studio non è stato coinvolto nella preparazione dei testi incriminati. Il giudice ha inoltre dichiarato che le parti devono continuare a negoziare con l’aiuto del mediatore da lui scelto, Daniel Pollack, che proprio ieri ha ribadito la sua «intenzione a riunirsi e condurre ulteriori trattative». Per ora, il giudice si è limitato a lanciare un avvertimento a cui però potrebbe seguire un ordine con cui formalmente accusare l’Argentina del cosiddetto «contempt of court» (oltraggio alla corte) e al quale possono seguire sanzioni.

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