Euro: quali sono i vantaggi ( e gli svantaggi) nell’appartenere all’Unione Monetaria Europea?

Redazione

18 Novembre 2023 - 09:34

Cosa caratterizza l’Unione Monetaria Europea? I deficit commerciali tra paesi appartenenti ad un’area monetaria integrata sono diversi da quelli tra paesi con diverse valute?

Euro: quali sono i vantaggi ( e gli svantaggi) nell’appartenere all’Unione Monetaria Europea?

L’Eurozona è (lo sanno tutti) un’unione monetaria, ossia un insieme di nazioni che condividono tutte la stessa moneta, l’euro. E fino a quì niente di nuovo. Da diverso tempo (diciamo nel corso degli ultimo decennio), ha preso piede l’idea che la crisi dell’area Euro sia imputabile non ai debiti pubblici, bensì a problemi di bilancia dei pagamenti sofferti dai paesi periferici. In poche parole, una crisi da «eccessivi» debiti esteri.

Problemi di bilancia dei pagamenti nell’Eurozona?

In un articolo pubblicato su questo sito (Ci può essere una crisi di bilancia dei pagamenti nell’Eurozona?) abbiamo mostrato alcune perplessità circa l’interpretazione della crisi dell’euro come una crisi di bilancia dei pagamenti. Queste perplessità, fondate peraltro su alcune considerazioni terminologiche e di definizione, ci sembrano condivisibili.

Non solo però per via del fatto che una crisi valutaria tra paesi che condividono la stessa moneta non sembra poter emergere. Vi è infatti una peculiarità che caratterizza l’unione monetaria europea, e che potremmo definire un vantaggio, che forse ancor di più garantisce che una crisi di bilancia dei pagamenti non possa verificarsi.

La BCE come sistema di compensazione

Quando un paese presenta un eccesso di importazioni rispetto alle esportazioni (deficit commerciale), da un punto di vista monetario in quel paese sta uscendo più moneta rispetto a quanta ne entra. Se quel paese ha un deficit commerciale nei confronti di un altro paese con un’altra valuta, il paese in deficit tenderà:

  • ad esaurire progressivamente le riserve di valuta estera per pagare le importazioni, il che lo condurrà ad effettuare una svalutazione del cambio per migliorare il saldo commerciale;
  • a contrarre un debito con l’estero per pagare l’eccesso di importazioni

Nel caso dei saldi commerciali tra paesi dell’Eurozona ci siamo trovati di fronte al secondo caso (pensiamo ad esempio a Grecia, Spagna, Portogallo che hanno contratto deficit commerciali con la Germania), in quanto nei rapporti commerciali tra paesi che adottano al stessa valuta non si manifesta, per ovvie ragioni, un problema di esaurimento delle riserve.

Fino al 2008 i paesi della periferia dell’euro finanziavano il loro deficit commerciale tramite l’accensione di un debito verso i paesi esportatori (Germania in primis). Poichè la moneta passa attraverso il sistema bancario, di fatto le banche centrali dei paesi del sud dell’Eurozona erano in debito nei confronti delle banche centrali dei paesi del centro dell’area Euro.

Dopo la crisi del 2007-2008, il mercato interbancario ha smesso di funzionare. Le banche dei paesi centrali si rifiutavano di prestare denaro alle banche dei paesi periferici. E’ qui che è intervenuta allora la BCE. Essa si è di fatto sostituita alle banche dei paesi esportatori, provvedendo lei stessa a finanziare il fabbisogno di liquidità dei paesi periferici, e a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle concesse dai paesi centrali. La BCE ha quindi compensato la carenza di moneta dei paesi in deficit commerciale.

Il vero vantaggio di un’Unione Monetaria

E questo è il vero vantaggio di un’Unione Monetaria, per il quale possiamo forse evitare di parlare di una crisi di bilancia dei pagamenti. La valuta di cui un paese ha bisogno viene direttamente fornita dalla BCE.

Essa diventa allora una «creditrice di ultima istanza» nei confronti di Grecia, Spagna, Portogallo. E i paesi periferici diventano debitori nei confronti della BCE. Ovviamente questo non avviene senza condizioni (vedi le politiche di austerità).
Si tratta però di scelte istituzionali, politiche, non economiche. Per ipotesi, ad esempio, la BCE potrebbe fornire tutta la liquidità di cui i paesi hanno bisogno senza applicare condizioni così restrittive. Ma, da un punto di vista monetario, l’intervento della BCE consente (a parità di livello di domanda aggregata e, dunque, di attività economica) di continuare a finanziare l’eccesso di importazioni sulle esportazioni dei paesi periferici.

E’ evidente che le politiche di austerità riducono la domanda e, in ultima analisi, anche le importazioni, per cui la liquidità fornita dalla BCE alle banche commerciali non «trasla» nell’economia reale.
Ma, immaginiamo, se nei paesi periferici dell’Eurozona vi fosse un’espansione della domanda, assisteremmo forse ad una ripresa dell’eccesso di importazioni sulle esportazioni da parte dei paesi periferici «finanziato» dalla BCE.

Gli squilibri commerciali in Europa sono rilevanti?

Possiamo quindi non dare alcuna importanza ai deficit commerciali? Da un punto di vista reale, un prolungato deficit commerciale (ad eccezione degli Stati Uniti, che sono un caso a parte) può essere un segnale del fatto che l’economia in questione sta assistendo ad un progressivo smantellamento della sua struttura produttiva.
Questo però è un problema reale e non monetario. Se, ad esempio, vi fossero politiche industriali pubbliche atte a migliorare la struttura produttiva di un paese, le cose potrebbero andare meglio. Il problema si sposta allora dal lato di una crisi di bilancia dei pagamenti ad un problema su come effettuare degli investimenti produttivi che consentano di migliorare le condizioni economiche. Certo, un problema non da poco.