Una delle principali cause della fine del capitalismo, secondo Marx, è la caduta tendenziale del saggio di profitto, evento che abbiamo già vissuto nel mondo dei bond con i titoli di stato che hanno visto rendimenti negativi a seguito delle politiche monetarie, ultra espansive e non convenzionali, delle maggiori banche centrali.
Ma lo scenario si è ripetuto anche prima su altre asset class, come nel caso del future sul petrolio ad aprile 2020 che ha visto incredibilmente valori negativi, come ben descritto da Copilot:
“ A marzo 2020, il prezzo del petrolio è sceso a livelli negativi per la prima volta nella storia. Questo fenomeno è stato causato da una combinazione di fattori:
1. Pandemia di COVID-19: La pandemia ha portato a una drastica riduzione della domanda di petrolio a causa delle restrizioni di movimento e delle chiusure di attività economiche in tutto il mondo.
2. Guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita: La guerra dei prezzi ha portato a un aumento della produzione di petrolio, creando un surplus che ha ulteriormente abbassato i prezzi.
3. Capacità di stoccaggio esaurita: I serbatoi di stoccaggio negli Stati Uniti, in particolare a Cushing, Oklahoma, sono stati saturi, costringendo i venditori a pagare gli acquirenti per prendere il petrolio dalle loro mani.
Questi fattori hanno portato a una situazione in cui il prezzo del petrolio West Texas Intermediate (WTI) è sceso a -37,63 dollari al barile il 20 aprile 2020”.
Chi avrebbe mai creduto che ci avrebbero pagato per detenere petrolio (ceduto gratuitamente) nelle nostre cantine? Eppure è successo. Dagli anni ’00 il premio tra obbligazioni americane con rating AAA e T-note si è mosso in un range del 2,5% massimo (3,2% del covid e 0,75 del 2023).
Ovviamente nei periodi di stress del mercato, sia obbligazionario che azionario, si toccano i top mentre nei periodi risk on i bottom. Ma cosa significherebbe se il premio diventasse negativo? Che le grandi aziende americane, vedi Big Tech, siano più solvibili dello stato americano che può stampare dollari all’infinito, in teoria, come finanziatore di ultima istanza del governo. Nell’economia più forte al mondo, il privato verrebbe valutato dal mercato più solido del pubblico. E’ un processo che sta già avvenendo su altri piani: alcune multinazionali fatturano più pil di molti stati, ed il numero tende a crescere, fino a quando una company avrà ricavi maggiori di tutto il pil americano! In Europa le cose stanno andando nella stessa direzione: i rendimenti dei bund tedeschi sono, per la prima volta da quando c’è l’euro, negativi rispetto ai tassi swap.
Cosa significa? Lo spiega bene Jakub Lichwa nel suo articolo: “Storicamente, gli spread swap sono stati positivi, con tassi swap superiori ai rendimenti nominali dei titoli di Stato. Dal punto di vista sovrano, il recente restringimento degli spread swap suggerisce la preoccupazione degli investitori per l’aumento dell’offerta di titoli di Stato, con l’ovvia implicazione di un aumento dei costi del servizio del debito (che compensa parte dei benefici dei recenti tagli dei tassi)”.
10y US Treasuries vs 10y German Bunds
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Ovviamente negli spread tra tasso e Irs (interest rate swap) è necessario considerare il peso della valuta di riferimento e quindi della medesima economia. Gli US con il dollaro possono fare operazioni precluse alla Germania dell’euro, ma oggi si viaggia nello stesso “mare negativo”. L’Irs rappresenta il tasso swap usato da imprese e istituzioni finanziarie per proteggersi dalle fluttuazioni dei tassi, quindi il bund è diventato più rischioso del rischio tasso privato.
Il capitalismo selvaggio, o volgarmente definito turbocapitalismo, ha determinato delle patologie nei mercati finanziari e nell’economia reale ma, come la storia spesso insegna, nel periodo di maggiore splendore e forza del fenomeno, potrebbe improvvisamente implodere per fenomeni endogeni o esogeni al sistema. Sia chiaro, il capitalismo ha fatto emergere ampie soglie di popolazioni che erano in povertà assoluta ma allo stesso tempo ha portato una eccessiva concentrazione della ricchezza soprattutto nei paesi sviluppati con discesa verso la povertà della classe media. Questo fenomeno è lo specchio della distanza tra gli eccessi della finanza come distruttrice di valore sociale e l’economia reale come strumento di redistribuzione sociale. Una guerra tra redditi ridotti e patrimoni ingenti.
Gli oligopoli tecnologici si scontrano oggi con gli stati sempre più annichiliti, è in corso una guerra tra il potente e fluido capitale e le disarmate nazioni ormai senza più definizioni di poteri, confini e cittadini a causa di tecnologia e globalizzazione. L’elemento disruptive potrebbe essere la DeFi, finanza decentralizzata, che non avrebbe più poteri decisionali centralizzati e che premierebbe davvero le migliori realtà sul mercato, quello vero capitalistico basato sulla concorrenza senza monopoli e cartelli. I soldi, ossia la liquidità, andrebbe verso i prodotti/processi più efficienti senza ripetere lo schema “ingenti guadagni di singoli prediletti = perdite diffuse tra la massa inconsapevole”.
La consapevolezza è la base della piramide sociale, l’ignoranza è il vertice della piramide, oggi la società è la piramide capovolta in equilibrio sul vertice, domani potrebbe cedere e reggersi sulla base, come è giusto che sia.