In Italia il solare cresce a doppia cifra, ma le bollette non scendono. Il motivo è nella struttura del mercato elettrico, non nella quantità di energia prodotta.
Per anni la transizione energetica è stata raccontata con una formula apparentemente semplice: più rinnovabili, meno combustibili fossili, energia più economica. L’immagine era lineare e rassicurante, quasi meccanica. Se il sole e il vento non hanno un costo di combustibile, perché il prezzo dell’elettricità non dovrebbe scendere in modo netto?
La realtà che sta emergendo in Europa è più complicata. In alcune ore della giornata l’energia elettrica non manca affatto, al contrario, può diventare così abbondante da perdere valore sul mercato all’ingrosso. Eppure questa abbondanza non si traduce in bollette più leggere per famiglie e imprese. Il punto debole non è la produzione rinnovabile in sé, ma il modo in cui il sistema elettrico riesce ad assorbirla, trasportarla e valorizzarla. Il paradosso è tutto qui: troppa energia nelle ore sbagliate, e bollette ancora pesanti nelle ore in cui serve davvero.
Il successo del fotovoltaico cambia il problema
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