QE in Europa: quali effetti aspettarsi su economie e mercati?

Mario Draghi ha annunciato un possibile cambiamento per le politiche BCE da giugno: è in arrivo un Quantitative Easing Europeo? Quali saranno gli effetti sulle economie Europee?

Nella conferenza stampa di maggio di Mario Draghi sono state aperte le porte alla possibilità di utilizzare misure non convenzionali al fine di iniettare crescita e inflazione nell’economia della zona Euro.

Un commento a caldo sulla conferenza stampa di Draghi è già stato pubblicato giovedì 8 maggio su ForexInfo.it e si è apertamente parlato di un Quantitative Easing (QE) della BCE simile a quello della FED e della Bank Of England degli anni passati.

Di che cosa si tratta? Abbiamo su questo argomento due indiscrezioni di stampa.

La prima pubblicata sul Frankfurter Allgemeine Zeitung del 7 aprile 2014 e la seconda pubblicata su Der Spiegel il 19 aprile 2014. I connotati dell’operazione allo studio da parte dello staff degli economisti della BCE sarebbero questi:

  1. ammontare almeno pari a 1 trilione di euro, pari al 10.4% del PIL di Eurolandia.
  2. durata almeno annuale , spalmata su 12 mesi ( oppure “ad libitum” cioè fino a quando non si manifestano segnali di risveglio dell’inflazione e della crescita ritenuti soddisfacenti , vedi punto 4.
  3. avente ad oggetto cartolarizzazioni bancarie di mutui e di prestiti alle imprese (le cosiddette MBS ed ABS) emesse dalle banche europee oltre a titoli governativi dei paesi appartenenenti all’Euro–sistema.
  4. avente come target un contributo inflattivo compreso tra +0.2 e +0.8 in area Euro.
  5. con allocazione degli acquisti di bond governativi pro-quota del capitale BCE posseduto da ciascun paese aderente all’Unione Monetaria, secondo una tabella esemplificativa che, secondo i l mio modesto parere, potrebbe essere la seguente:
GERMANIA 275MLD
FRANCIA 215MLD
ITALIA 185MLD
SPAGNA 140MLD
OLANDA 65 MLD
BELGIO 30 MLD
IRLANDA 20 MLD
AUSTRIA 25 MLD
PORTOGALLO 25 MLD
FINLANDIA 20 MLD
TOTALE 1000MLD

PROBABILITA’ DI ATTUAZIONE
Va subito detto che l’eventualità che la BCE attui una simile procedura non è al 100% ma solamente del 50% attualmente.

Tutto dipende infatti dalle proiezioni sull’inflazione per il biennio 2015/2016 che lo staff degli economisti della BCE elaborerà a metà giugno. Se le proiezioni dell’inflazione in area Euro di medio periodo saranno riviste al ribasso rispetto all’1,7% attuale allora probabilmente si metterà in marcia la procedura di QE.

Solo allora potremo conoscere le reali intenzioni della BCE quanto alla durata, alle modalità, e all’ammontare della operazione di QE, che, lo ricordiamo, non ha eguali nella storia dell’Euro e riveste carattere di eccezionalità, ancor più del finanziamento a lungo termine (LTRO) da 1 TN di euro messo in atto tra la fine del 2011 e il febbraio 2012.

EFFETTI MACRO-ECONOMICI
Distinguiamo dunque tra effetti macro-economici (inflazione, disoccupazione, crescita) ed effetti sui mercati finanziari (m. obbligazionari, forex e azionari).

La distinzione è d’obbligo in quanto gli effetti si dispiegano con diversa velocità: se il QE si dispiegasse tra l’ autunno 2014 e l’ autunno 2015 l’ impatto sull’economia reale si avrebbe dopo 6/8 mesi, mentre l’impatto sui mercati finanziari si dispiegherebbe immediatamente, già dall’annuncio dell’operazione e, probabilmente, potrebbe esaurirsi nel giro di pochi mesi.

L’ impatto macro-economico comunque triplice:

a) innalzamento del tasso di inflazione, stimato da BCE tra +0.2% e +0.8%, mentre uno studio di Morgan Stanley recentemente pubblicato lo situa a +0.4%, questo perché la maggiore liquidità che affluirebbe alle banche sarebbe da queste utilizzata per erogare maggiori prestiti a imprese e famiglie, soprattutto mutui, visto che se le banche cedono alla BCE cartolarizzazioni di questo tipo di impieghi si libera altro patrimonio disponibile per nuovi mutui e nuovi prestiti.
L’ offerta di maggior credito porterebbe ad un innalzamento della domanda interna (aumento della spesa per investimenti e per i consumi) e quindi a inflazione.
b) Contributo alla crescita del PIL di Eurolandia pari a +0.4%/+0.5%, sempre secondo le stime di Morgan Stanley, per le stesse ragioni di cui sopra (migliori condizioni finanziarie nell’offerta di credito a imprese e famiglie).
c) Diminuzione della disoccupazione, ma di ammontare percentuale non stimabile allo stato attuale, perché non è possibile calcolare ex-ante la propensione ad assumere nuove risorse da perte delle imprese in un mutato panorama finanziario, cioè la loro disponibilità a diminuire la diffidenza che caratterizza le imprese nelle fasi di uscita dalla recessione economica. Se dovessimo prendere ad esempio la situazione in USA osserveremmo che il contributo del QE della FED è stato un abbassamento del tasso di disoccupazione dal 10.9% del febbraio 2010 all’attuale 5.9% dell’aprile 2014.

Continua a leggere

Iscriviti alla newsletter

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories
SONDAGGIO

Termina il 07/12/2020

Come passerai questo Natale?

729 voti

VOTA ORA