QE in Cina? Le mosse della PBoC contro la crisi sul mercato azionario

Livio Spadaro

12/10/2015

12/10/2015 - 13:59

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La banca centrale in Cina annuncia un nuovo programma pilota per finanziare gli istituti di credito. Nuovo passo per un quantitative easing (QE) made in China?

La borsa cinese guida il rally delle borse asiatiche spinte dalla notizia, diffusa sabato, che la banca centrale cinese (PBoC) sia pronta ad avviare nuove misure di stimolo dell’economia attraverso un programma pilota che prevede l’aumento dei prestiti per le banche in 9 regioni.
In particolare sarà permesso agli istituti di credito di poter dare in pegno dei credit assets per potersi assicurare i prestiti presso la PBoC.

Non possiamo parlare propriamente di Quantitative Easing (QE), se si sommano le misure avviate dalla banca centrale cinese per cercare di bloccare l’andamento negativo scaturito dalla fine della bolla, ma piuttosto di una serie di misure molto simile: un QE alla maniera cinese.

Le mosse della PboC: perché il QE?

La Banca centrale sta cercando di iniettare liquidità nel proprio mercato in modo indiretto.
Il perché va ricercato in tre ragioni:

  1. La prima è di cercare di finanziare la speculazione, in modo da portare sostegno al mercato dell’equity per la fine della bolla speculativa.
  2. La seconda ragione, più importante, per svalutare la propria moneta e riportare competitività: lo yuan in un anno si è rivalutato più del 15% rispetto alle monete degli altri Paesi emergenti e questo ha portato ad una caduta delle esportazioni, causando debolezza alle società cinesi. Con una debolezza diffusa sui mercati e soprattutto dei principali clienti della Cina non ci si può permettere di avere una moneta forte.
  3. Terza ragione va ricercata nei movimenti di capitali: la debolezza delle aziende cinesi, spinge gli investitori a portare i capitali al di fuori del Paese e questo porta ad un indebolimento del settore bancario poiché in Cina, quando i flussi dei capitali entrano nell’economia principalmente finiscono nelle banche e di conseguenza la banca centrale cinese alza il tetto del requisito delle riserve per assorbirli e questo accade viceversa: capitali in uscita, abbassamento del requisito.

Di recente è stato abbassato tale requisito che evidenzia quindi una fuoriuscita di capitali dal Paese. Tradotto: non si può permettere un’emorragia di capitali perché le banche potrebbero andare in crisi di liquidità.

Cina e QE: decisioni e sviluppi futuri

E’ possibile quindi che in futuro si potrà assistere più ad un QE, ossia a una massiccia iniezione di liquidità, piuttosto che ad uno stimolo fiscale anche se questo verrà deciso in seguito alla pubblicazione dei dati macroeconomici futuri e sulle scelte di politica economica degli altri Paesi (un occhio di riguardo ovviamente alla Fed).

Per la giornata di Martedì l’attenzione è proiettata proprio sui dati dell’esportazione cinese che Nomura vede in calo dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2014.

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