L’oro continua a viaggiare su livelli che fino a pochi anni fa sembravano irrealistici. A fine 2025 il metallo giallo si è mosso stabilmente sopra i 4.300 dollari l’oncia troy, con punte che in alcune sedute hanno superato i 4.500 dollari, mentre in Europa il prezzo medio ha oscillato intorno ai 110 euro al grammo. Valori record, che hanno riportato il metallo al centro dell’attenzione non solo degli investitori istituzionali, ma anche dei risparmiatori.
L’argento ha vissuto uno dei suoi migliori anni di sempre nel 2025, con performance percentuali che superano ampiamente quelle dell’oro. Il prezzo ha raggiunto e stabilizzato livelli sopra i 70 USD l’oncia nella seconda metà dell’anno e ha toccato massimi vicino agli 80 USD in alcune sessioni. In Europa il prezzo dell’argento in dicembre 2025 è oscillato attorno a circa €1,80 – €2,05 al grammo. Gli incrementi del valore sono stati nell’ordine del 150–180% nell’anno, alimentati da una combinazione di domanda industriale (fotovoltaico, elettronica, veicoli elettrici), speculazione e funzione difensiva in un contesto macro incerto.
Dietro questa corsa non c’è una singola causa, ma una combinazione di fattori: tensioni geopolitiche persistenti, aspettative di politiche monetarie più aperte e una domanda crescente di protezione contro l’instabilità finanziaria. In questo contesto, la vera questione è come esporsi ai metalli preziosi senza assumere tutta la volatilità e i rischi tipici dell’investimento diretto.
È qui che entrano in gioco strumenti alternativi — dalle royalties minerarie, agli ETF su società di streaming, fino ai produttori a basso costo — che permettono di intercettare il ciclo di oro e argento con profili di rischio-rendimento diversificati. Una nuova “corsa ai metalli preziosi”, meno fisica e più finanziaria, che merita di essere analizzata nel dettaglio.
Royalties minerarie: oro senza miniera
Le società di royalties finanziano miniere di metalli preziosi, come oro e argento, in cambio di una percentuale dei ricavi o della produzione futura. Non scavano direttamente, non assumono personale operativo, né affrontano i rischi ambientali o sindacali legati all’estrazione: il loro modello si limita a incassare flussi derivanti dall’attività mineraria. Un caso emblematico è Franco-Nevada una public company con sede a Toronto e leader globale del settore. Nel 2024 ha registrato ricavi superiori a 1,1 miliardi di dollari, con margini operativi (EBITDA margin) 2024 oltre l’85% e un indebitamento minimo. Il business beneficia direttamente dell’andamento dei prezzi dei metalli preziosi, sia oro sia argento, senza subire l’inflazione dei costi energetici o del lavoro che penalizza molti produttori tradizionali. Nel corso del 2025 le azioni di Franco-Nevada hanno continuato a registrare performance molto positive, riflettendo l’andamento dei prezzi dei metalli preziosi, la solidità operativa e la natura difensiva del modello royalty & streaming. Alla fine di dicembre 2025, il titolo è stato scambiato intorno ai 214–215 USD per azione (in leggero calo rispetto ai primi 2 trimestri), con una capitalizzazione di mercato superiore ai 40 miliardi di dollari. In termini di prospettive, la maggior parte degli analisti mantiene un outlook positivo, con target price medi in crescita nel medio periodo e rating “outperform” da parte di alcune banche d’investimento.
Streaming companies: margini incorporati sui metalli preziosi
Ancora più sofisticato è il modello delle streaming companies, che acquistano il diritto a una quota della produzione futura di metalli preziosi a prezzi fissi molto inferiori rispetto al mercato corrente. Questa struttura consente di incorporare margini consistenti già al momento dell’acquisizione del diritto produttivo, riducendo l’esposizione ai costi operativi e ai rischi dell’estrazione diretta.
Wheaton Precious Metals, anche questa una corporate Canadese, rappresenta il riferimento globale del settore. Nel 2024, la società ha acquistato oro a un costo medio intorno ai 430 USD l’oncia e argento a circa 4–5 USD l’oncia, rivendendo poi la produzione a prezzi di mercato superiori ai 2.000 USD per l’oro e intorno ai 25–30 USD per l’argento nei periodi di picco. Nel 2025 il margine lordo è stato stabilmente superiore al 60%, con un free cash flow in crescita anche in fasi di consolidamento dei prezzi dei metalli. Il titolo ha toccato il suo massimo storico in borsa a 121 dollari per azione.
La leva finanziaria e operativa di questo modello è evidente: ogni aumento di un dollaro nei prezzi dei metalli si riflette quasi integralmente nel risultato operativo, mentre le eventuali fasi di ribasso dei prezzi sono parzialmente assorbite dai costi fissi relativamente bassi dei diritti produttivi. In pratica, le streaming companies trasformano l’andamento dei metalli preziosi in flussi di cassa prevedibili, consentendo agli investitori di beneficiare dell’apprezzamento dell’oro e dell’argento senza affrontare direttamente i rischi operativi tipici dei produttori tradizionali.
Produttori low cost: la selezione fa la differenza
Il terzo pilastro del settore dei metalli preziosi è rappresentato dai produttori “low cost”, aziende capaci di mantenere un all-in sustaining cost (AISC) ben al di sotto del prezzo spot dei metalli, grazie a impianti automatizzati e tecnologie di lavorazione avanzate che riducono la manodopera necessaria e i costi di gestione, oltre ad avere concessioni su giacimenti ricchi di oro o argento, dove il contenuto di metallo per tonnellata di roccia è molto alto. Tra i principali riferimenti troviamo Agnico Eagle e Barrick Gold, con costi medi rispettivamente intorno a 1.150–1.300 USD l’oncia per l’oro. Questo consente margini operativi significativi, spesso superiori a 700–800 USD per oncia ai prezzi attuali.
Questa struttura finanziaria offre diversi vantaggi: maggiore capacità di resistere a flessioni temporanee dei prezzi; possibilità di finanziare dividendi e programmi di buyback; minore dipendenza dal debito e quindi maggiore solidità patrimoniale. Il rischio operativo resta presente, legato all’attività estrattiva e alle condizioni geologiche, ma è compensato da una leva positiva più controllata rispetto ai produttori marginali o ad alto costo, rendendo questi asset particolarmente interessanti per gli investitori alla ricerca di esposizione ai metalli preziosi con un profilo di rischio gestibile.
ETF tematici: esposizione mirata ai metalli preziosi
L’interesse per modelli come royalties, streaming e produttori low cost si riflette anche nella crescita degli ETF tematici dedicati ai metalli preziosi. Questi strumenti replicano portafogli selettivi di società di alta qualità, offrendo esposizione sia all’oro sia all’argento, ma con un profilo di rischio e rendimento diverso rispetto agli ETF fisici sul metallo.
Rispetto ai prodotti basati sul prezzo spot, gli ETF tematici mostrano una volatilità maggiore nel breve periodo, ma su orizzonti più lunghi tendono a sovraperformare l’oro fisico, grazie alla componente di margine operativo e generazione di cash flow delle aziende sottostanti. Non sono sostituti dell’oro o dell’argento come bene rifugio tradizionale, ma rappresentano strumenti complementari per chi cerca rendimento aggiuntivo, diversificazione e un’esposizione più strategica al settore dei metalli preziosi.
Cosa è bene sapere per un risparmiatore italiano
E’ fondamentale chiarire cosa questi strumenti non sono. Non sostituiscono l’oro fisico come bene rifugio puro, né offrono la protezione immediata di un ETF spot in caso di shock finanziari estremi. Si collocano piuttosto a metà strada tra investimento reale e investimento azionario: trasformano l’andamento dei metalli in redditività, ma restano sensibili al ciclo dei mercati e al sentiment degli investitori.
Per questo, nel portafoglio di un risparmiatore italiano, tali asset hanno senso come componente satellite, con un peso calibrato e un orizzonte di medio-lungo periodo. Non sono strumenti per inseguire il prezzo dell’oro giorno per giorno, ma veicoli per partecipare, in modo più strutturato e meno binario, a una tendenza che va oltre il semplice possesso del metallo. Il fatto che le società “collaterali” dell’oro – in particolare le royalty e streaming companies – si muovano oggi su livelli di prezzo prossimi ai massimi storici impone una lettura più selettiva. I corsi azionari riflettono già un contesto estremamente favorevole: oro su livelli record, flussi di cassa robusti, margini elevati e un premio di valutazione attribuito dal mercato a modelli di business meno esposti ai costi operativi rispetto ai produttori tradizionali.
Proprio per questo, però, il potenziale di rivalutazione futura appare più contenuto rispetto alle fasi iniziali del ciclo, mentre cresce il rischio di volatilità legato a eventuali correzioni del prezzo del metallo o a revisioni delle aspettative macro. In altre parole, investire oggi in queste società non significa “comprare oro”, ma assumere un’esposizione azionaria con leva implicita sul ciclo dei metalli preziosi, in cui solidità e visibilità dei ricavi convivono con valutazioni già esigenti. Per il risparmiatore evoluto, il senso dell’operazione sta quindi più nel ruolo di diversificazione e copertura di portafoglio che nella ricerca di un rendimento facile.