IOR, come sono andati gli investimenti di Papa Francesco?

Salvatore Casolaro

12/12/2025

Un sistema che gestisce miliardi, cambia pelle e continua a muovere potere: dal nuovo corso dello IOR alla vulnerabilità degli enti che amministrano i monumenti sacri d’Italia.

IOR, come sono andati gli investimenti di Papa Francesco?

Confesso, a voi fratelli, sono stato cattolico praticante fino ad una ventina di anni fa. Aderivo e frequentavo associazioni di ispirazione religiosa, ne condividevo i principi, partecipando ai riti ecclesiastici ed alle iniziative benefiche. L’evoluzione della vita e delle mie convinzioni mi hanno allontanato dalla pratica religiosa ma ho conservato l’amicizia con le persone che ho conosciuto. La mia abitazione attuale è sopra ai tetti di un convento di francescani, un edificio enorme in estensione ma quasi vuoto di sacerdoti; in tutto tre, di origine indiana, guidati da un parroco siciliano, grande in spirito ma basso di statura. Le stanze sono quasi totalmente vuote.

Il potere temporale della Chiesa cattolica non è finito dopo il dissolvimento dello Stato Pontificio; si è trasformato, in parte ridotto, meno opaco. Immobili, partecipazioni, fondazioni e associazioni lo alimentano. E dentro questa infrastruttura – in parte visibile, in parte ancora no – opera un attore chiave, spesso percepito come un’istituzione “misteriosa” ma in realtà centrale nell’equilibrio dei conti vaticani: l’ Istituto per le Opere di Religione (IOR). È qui che si intersecano fede e finanza, trasparenza e prudenza, riforme e resistenze interne. Ed è da qui che bisogna partire per capire quanto pesa davvero il Vaticano nell’economia globale contemporanea.

Origini dell’Istituto: dalla guerra fredda a Papa Francesco

Lo IOR nasce nel 1942, in piena guerra mondiale, come evoluzione dell’Amministrazione delle Opere di Religione creata da Pio XII, con l’obiettivo di mettere al riparo i beni ecclesiastici dalle instabilità politiche del tempo. Già dagli anni Cinquanta, però, il Vaticano sviluppò una rete finanziaria sempre più articolata che accrebbe il suo peso internazionale. L’epoca di massimo potere, e al tempo stesso di maggiore opacità, coincide con la presidenza di Paul Marcinkus (1971-1989), quando lo IOR iniziò a muoversi come una vera banca d’affari globale, fino a rimanere coinvolto — pur senza condanne — nello scandalo del Banco Ambrosiano, culminato nel crack da 1,3 miliardi di dollari, nella morte di Roberto Calvi e in un risarcimento transattivo da 250 milioni ai clienti “senza riconoscere responsabilità”. Quella vicenda segnò profondamente la reputazione internazionale dell’Istituto, associandolo a riservatezza, potere occulto e mancanza di controlli. Il percorso di cambiamento comincia negli anni Duemila, accelera con Benedetto XVI — che nel 2010 istituisce l’attuale l’ASIF (autorità di controllo) — e diventa una svolta sotto Papa Francesco, che dal 2013 riforma radicalmente il sistema economico vaticano: limita l’autonomia dello IOR, introduce controlli esterni, impone la revisione dei conti e avvia la chiusura di oltre 4800 posizioni irregolari. Successivamente sono adottati bilanci certificati secondo standard IAS/IFRS e rafforzati i presìdi antiriciclaggio; nel 2020, le riforme portano la Santa Sede a ottenere le prime valutazioni positive di Moneyval (ente antiriciclaggio della UE), segnando un passaggio storico verso una maggiore trasparenza finanziaria.

Il bilancio 2024 dello IOR ed il Rapporto di Sostenibilità

Nel corso del 2025 sono stati pubblicati il Rapporto annuale 2024 (bilancio) e per la prima volta un Rapporto di sostenibilità.
Il primo non è un bilancio bancario vero e proprio, come lo IOR non è una banca in senso stretto. E’ comunque una svolta: Il bilancio, redatto in conformità ai principi contabili internazionali IAS-IFRS, aderisce alle regole di Basilea III per la trasparenza finanziaria e rende pubblica anche la prima informativa equivalente al Pillar III (regole di informativa al mercato). Ci sono informazioni sull’organizzazione interna e sui controlli, oltre alla gestione. In particolare: c’è un Consiglio di Amministrazione (Commissione Cardinalizia) presieduto da Sua Em.za Card. Christoph Schönborn, un Collegio sindacale (Consiglio di Sovrintendenza di 7 membri, presidente il laico Jean-Baptiste Douville de Franssu). C’è poi la figura del Prelato (Mons. Battista Mario Salvatore Ricca) non comparabile ad altri ruoli nel contesto ordinario; è come l’alter ego ecclesiastico del Direttore Generale (Gian Franco Mammì). Ci sono Funzioni di audit, risk management e compliance, oltre a 2 Comitati extraconsiliari (Comitato Audit & Risk e Comitato Risorse Umane, Etico e Remunerazione). Il bilancio è sottoposto alla supervisione di una società di revisione (Forvis Mazars S.p.A). La Città del Vaticano dal 2010 ha istituito l’ ASIF (Autorità di Supervisione per l’Informazione Finanziaria); è l’ Authority di vigilanza finanziaria della Santa Sede, responsabile anche di antiriciclaggio. Suo presidente dal 2019 è Carmelo Barbagallo, ex Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia.
Il secondo potrebbe apparire quasi formale, in un Istituto della Santa Sede. In chiave di trasparenza delle fonti sia in entrata che in uscita è comunque un passo avanti. Il documento, oltre a evidenziare i miglioramenti organizzativi e di compliance, illustra l’impegno dell’Ente verso i rischi ambientali, sociali e di governance.

I numeri del bilancio

a) Attività tipica

La premessa è doverosa e serve a capire l’Istituto come genera ricavi ed eventuali utili. Il grosso della clientela è costituito dalle altre istituzioni locali della Chiesa; in particolare: Diocesi, Parrocchie, Istituti religiosi (ordini, congregazioni, monasteri), Fondazioni e Associazioni. Tali Enti detengono e gestiscono in autonomia il patrimonio immobiliare della Chiesa cattolica, stimato in centinaia di miliardi di euro da fonti non ufficiali. In particolare le “Fabbricerie” enti autonomi di diritto civile, non ecclesiastici, deputati alla gestione degli edifici di culto. Gli immobili direttamente intestati allo IOR sono pari a 2,1 mln di euro. In bilancio figurano anche partecipazioni in 2 società immobiliari: la S.G.R.I. srl e la Ste Immobiliere Bourbonnaise che ha sede legale in Francia. La S.G.I.R. S.r.l. è detenuta al 100% e la relativa partecipazione è iscritta in bilancio per 15,8 milioni di Euro; il suo patrimonio al 31 dicembre 2024 è pari a 27,8 milioni di Euro, inclusi 12,4 milioni di riserva fiscale di rivalutazione monetaria.

b) Lo stato patrimoniale

La raccolta complessiva al 31/12/2024 è stata di 5,7 mld di euro quasi per la totalità proveniente dagli enti religiosi. Il 6% proviene da dipendenti e il 2% da Fondazioni e Associazioni; è rappresentata quasi per la totalità da depositi e conti correnti. I crediti netti verso i clienti (43 mln di euro) sono in diminuzione rispetto al 2023 e rappresentano solo l’1,8% del totale dell’ attivo. La parte restante dell’attivo è costituita da titoli e depositi bancari. Il patrimonio netto è di 732 mln con un tier 1 ratio pari al 69,43%. L’ utile è stato di 32,7 milioni, di cui 13,8 mln distribuiti al Santo Padre. Non è chiaro chi detiene formalmente l’Istituto, presumibilmente il Santo Padre, in relazione alla distribuzione del dividendo.

c) I ricavi e costi

Le fonti principali di ricavo sono rappresentata da interessi e commissioni. Il margine di interesse si genera sulla base del differenziale tra il costo della raccolta, mediamente pari a 0,43%, ed il rendimento degli impieghi (in media 1,57%) verso gli enti citati, oltre alla gestione attiva del portafoglio di proprietà. Il margine d’intermediazione è in leggera crescita rispetto al 2023 (+3,6%) nonostante il contribuito negativo della svalutazione prudenziale delle quote di un fondo acquisite ante il 2014 per 5,4 mln di Euro. Le spese amministrative (24 mln) sono in leggero aumento rispetto al 2023 principalmente a causa dei costi sostenuti per i nuovi software implementati nel 2024 e per la manutenzione dell’immobile in cui ha sede l’Istituto.

d) Altre voci rilevanti

Nell’attivo è presente una voce relativa ad oro e medaglie. L’oro, valutato in complessivi 33 mln è depositato prevalentemente presso la U.S. Federal Reserve, mentre le medaglie e le monete preziose sono custodite esclusivamente presso il caveau dell’Istituto; il loro valore è stimato in 11 mln. Lo IOR gestisce anche un fondo pensioni per dipendenti, pari alla data di chiusura del bilancio a 44 mln di euro.
Nel passivo è presente la voce “Legati – pie fondazioni non autonome” per un importo di 1,9 mln. Sono i fondi devoluti o destinati mortis causa allo IOR per il conseguimento di finalità di religione o carità, con l’onere per l’Istituto di investire il capitale ricevuto ed erogare annualmente le relative rendite per l’adempimento delle specifiche volontà indicate dal costituente. I Legati sono iscritti in bilancio alla data dell’operazione, che è il momento della ricezione dei fondi e sono cancellati dal bilancio quando risultano scaduti o estinti.

All’interno dello Stato della Città del Vaticano, dove lo IOR ha sede legale e operativa principale, l’Istituto non è soggetto a imposte sui redditi, non paga imposte sul patrimonio o sulle attività finanziarie generate nel territorio vaticano e non è assoggettato a IVA o imposte sulle transazioni. Questa esenzione deriva dal fatto che lo IOR è un ente ecclesiastico autonomo della Santa Sede, con piena sovranità fiscale nel proprio ordinamento. Riguardo agli immobili di sua proprietà sul territorio italiano, l’Istituto presenta in Italia la dichiarazione dei redditi e corrisponde le relative imposte (IRES e IMU). Dal 2016, l’Istituto dà attuazione alla “Convenzione tra il Governo della Repubblica Italiana e la Santa Sede in materia fiscale”. In virtù di tale accordo, i clienti fiscalmente residenti in Italia possono assolvere ai loro obblighi tributari, derivanti dal possesso delle attività finanziarie detenute presso l’Istituto, per il tramite di un Rappresentante Fiscale scelto dall’Istituto stesso. Lo IOR si fa carico dei calcoli e trattiene le imposte ai clienti che poi vengono versate all’erario italiano per il tramite del Rappresentante Fiscale.

Il ruolo degli Enti ecclesiastici territoriali

Dalle diocesi alle parrocchie, dalle fondazioni caritative alle grandi fabbricerie che governano i patrimoni monumentali, gli enti ecclesiastici territoriali rappresentano uno dei pilastri meno raccontati ma più rilevanti dell’economia della Chiesa cattolica. Gestiscono flussi finanziari consistenti, immobili di pregio, opere d’arte, attività commerciali collegate al turismo religioso e importanti appalti per restauri e manutenzioni. Questa presenza diffusa, spesso organizzata in forme giuridiche autonome e con competenze amministrative disomogenee, li rende a tutti gli effetti attori economici primari sul territorio e, al tempo stesso, potenziali bersagli di frodi sempre più sofisticate.

La truffa emersa in questi giorni ai danni dell’Opera di Santa Maria del Fiore — la storica fabbriceria che dal 1296 amministra il Duomo di Firenze, il Battistero e il Campanile di Giotto — è l’ennesima conferma della vulnerabilità di questi enti. Attraverso un’operazione di riciclaggio da 30 milioni di euro ed un attacco informatico, i truffatori sono riusciti a sottrarre oltre 1,5 milioni destinati ai restauri, intercettando le comunicazioni e dirottando i bonifici su conti controllati dall’organizzazione criminale. L’inchiesta della Procura di Brescia, che ha portato al fermo di nove persone, mostra come circuiti di denaro illecito e società cartiere individuino proprio negli enti religiosi gestori di monumenti storici dei target ideali: istituzioni con grandi volumi finanziari, ma spesso prive di strutture anti-frodi adeguate alla complessità dei rischi moderni. Per la Chiesa è un campanello d’allarme non solo reputazionale, ma anche strutturale.