Pasquale è titolare di una pescheria storica nei quartieri Spagnoli a Napoli. Ha lavorato per quasi vent’anni in questo esercizio a fianco del padre, fino a quando alla morte del genitore ha ereditato la licenza. Pasquale sa pulire il pesce, riesce a capire quando è fresco, ma non ha mai trattato con i fornitori, né partecipato alle aste. Si è reso conto in poco tempo che il ciclo finanziario di questa attività è spietato: i suoi clienti principali, i ristoranti, pagano a sessanta e novanta giorni, lui deve pagare la merce quasi tutta a breve. Nonostante il buon avviamento ed una buona clientela, è bastato qualche calo nelle vendite al dettaglio per farlo andare in difficoltà. E con l’acqua alla gola i canali ordinari diventano impraticabili, le fonti “alternative” l’unica alternativa. Ma questo avvia un ciclo da cui è difficile uscire.
Vincenza serve ai tavoli da 5 anni in un bar. La sua busta paga ufficiale ha un “netto” di 700 euro mensili. Lavora 10 ore al giorno ed altri 600 euro le sono corrisposti a “nero”. Tra poco più di un mese sarà avviata l’asta giudiziaria sull’immobile di sua proprietà dato in garanzia per un mutuo concesso dalla banca, successivamente ceduto ad una società di cartolarizzazione. Separata, con un figlio, non riesce a rinegoziare l’affidamento.
L’usura in Italia non è un fenomeno marginale né residuo del passato. Al contrario: negli ultimi anni — complici pandemia, inflazione ed il rallentamento del credito bancario alle fasce più fragili — il ricorso all’indebitamento informale e criminale è tornato a crescere, colpendo soprattutto piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, famiglie vulnerabili e soggetti già sovra-indebitati. Si tratta di un fenomeno spesso invisibile, perché sommerso e taciuto per vergogna o paura di ritorsioni, ma con effetti profondi sul tessuto economico e sociale del Paese.
Che cos’è l’usura e perché è così difficile da intercettare
L’usura è il prestito con interessi superiori ai limiti stabiliti dalla legge-i cosiddetti “tassi soglia” - imposto da soggetti privi dell’autorizzazione a erogare credito o da operatori che sfruttano lo stato di bisogno dell’indebitato. La Banca d’Italia, su indicazione del MEF, rileva trimestralmente i tassi effettivi medi applicati dagli intermediari finanziari. A questi tassi viene applicata una maggiorazione percentuale: il risultato è il tasso soglia, oltre il quale qualsiasi prestito diventa usurario, indipendentemente dall’intenzione del creditore.
Per il quarto trimestre 2025, il TEGM (Tasso effettivo globale medio) e cioè il tasso applicato in media dal sistema bancario e finanziario, comprensivo di oneri accessori, sui prestiti personali è stato pari all’ 11,10%, il tasso soglia è 17,8; sui mutui a tasso fisso con garanzia ipotecaria è stato del 3,58%, il tasso soglia è 8,5%; prestiti con cessione del quinto dello stipendio rispettivamente 13,4% e 20,7%.
Non si tratta solo di criminalità organizzata: spesso l’usura nasce da relazioni personali, da prestatori improvvisati, da piccoli operatori economici che si trasformano in “finanziatori illeciti”, oppure da reti strutturate che fanno della debolezza economica un’occasione di controllo sociale.
Tre sono gli elementi che rendono il fenomeno difficile da intercettare:
- Il silenzio delle vittime, che temono ritorsioni, perdita della reputazione o fallimento dell’attività; in altri casi le vittime sono affette da patologie neurologiche (ludopatia) o assumono sostanze stupefacenti.
- La progressività del debito, che passa rapidamente da somme modeste a importi insostenibili attraverso pratiche di anatocismo illecito, minacce o estorsioni.
- La sua natura relazionale, perché spesso nasce da rapporti di fiducia, amicizia o vicinato, rendendo la denuncia ancora più complessa.
Usura in Italia: una rendicontazione ufficiale difficile da ottenere
Avere dati precisi sulle dimensioni reali del fenomeno e sulla sua evoluzione risulta difficile. Secondo le più recenti rilevazioni delle Fondazioni antiusura e dei centri di ascolto, oltre un terzo delle microimprese italiane ha affrontato periodi di difficoltà creditizia tali da esporle al rischio di pratiche usurarie. L’aumento del costo del denaro ha poi amplificato la fragilità delle famiglie: il peso dei mutui, il caro-bollette e l’aumento dei beni essenziali hanno spinto una quota crescente di cittadini a cercare liquidità immediata, spesso fuori dai canali legali. Non esiste un report pubblico unico e annuale o una banca dati nazionale in tempo reale. Gli unici numeri disponibili derivano da rendicontazioni delle Fondazioni e dagli altri Enti del terzo settore ma le erogazioni antiusura coprono una quota minima del fabbisogno reale e molte vittime non arrivano mai a questi operatori (meno del 10% delle potenziali vittime accede ai canali di prevenzione).
Gli strumenti per combatterla
La legge 108/1996 è una delle riforme più avanzate in Europa nella lotta all’usura. È nata con due obiettivi fondamentali: reprimere penalmente il reato di usura, definendo criteri oggettivi (i tassi soglia) oltre i quali il prestito diventa automaticamente illegale; prevenire il fenomeno, sostenendo famiglie e imprese in difficoltà tramite fondi pubblici e privati che favoriscano l’accesso al credito legale. La legge ha introdotto due meccanismi fondamentali:
Il Fondo di prevenzione dell’usura, gestito dal MEF attraverso convenzioni con Associazioni e Fondazioni antiusura riconosciute. Questi enti, con il sostegno di contributi assegnati dal MEF, possono rilasciare garanzie alle banche a favore di famiglie e microimprese in difficoltà, facilitando l’erogazione di finanziamenti a tassi sostenibili.
Il Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura, che eroga mutui senza interessi, di importo pari al danno usurario subito, rimborsabili al massimo in dieci anni, ad operatori economici, professionisti e soggetti falliti vittime di usura. Due gli obiettivi: consentirne il reinserimento nel circuito economico legale e incentivarli a denunciare i fatti di usura all’Autorità Giudiziaria.
Nel tempo la legge si è evoluta: sono state introdotte semplificazioni amministrative e sono aumentate le convenzioni con istituti bancari per agevolare il credito etico. E’ stato inoltre costituito un Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, incardinato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ha il compito di coordinare le politiche nazionali di contrasto a usura ed estorsione, gestendo i Fondi di solidarietà destinati alle vittime.
Negli ultimi anni disponibili (2022–2024) il Fondo di solidarietà ha erogato annualmente tra 25 e 40 milioni di euro mentre il Fondo di prevenzione ha attivato garanzie per circa 300–500 milioni di euro di credito bancario all’anno.
Le problematiche ancora in essere
Le Fondazioni antiusura riconosciute che operano attualmente in Italia sono circa 45. La loro operatività è molto disomogenea: alcune erogano decine di milioni (Lombardia, Campania, Sicilia), altre poche centinaia di migliaia di euro l’anno.
Più relazioni ufficiali della Banca d’Italia e della Corte dei conti hanno segnalato, negli anni, fondi pubblici accantonati ma non utilizzati. In alcune regioni del Mezzogiorno, fondazioni formalmente operative hanno impiegato solo una quota marginale delle risorse disponibili, con tassi di erogazione inferiori al 30% del capitale. Le cause ricorrenti sono istruttorie eccessivamente prudenziali, difficoltà nel trovare banche convenzionate disposte a concedere credito anche con garanzia pubblica e strutture organizzative sottodimensionate. Il risultato è paradossale: fondi destinati a soggetti in emergenza finanziaria restano immobilizzati mentre il bisogno reale si riversa sul credito informale.
Un altro problema emerso è il ruolo delle banche convenzionate. Anche in presenza della garanzia delle fondazioni antiusura, gli istituti rifiutano l’erogazione per ragioni reputazionali o di scoring interno, trasformando di fatto la fondazione in un filtro sociale senza potere decisionale. In alcuni casi documentati in Campania e Sicilia, il beneficiario ha ottenuto il “via libera” dalla fondazione ma ha visto respinta la pratica dalla banca dopo mesi di attesa, tornando di fatto al punto di partenza. Eppure le condizioni finanziarie delle operazioni sono ancora profittevoli per gli istituti creditizi: si parla attualmente di finanziamenti a tassi medi del 3% totalmente garantiti e quindi a “ponderazione zero” per i requisiti di capitale aggiuntivo.
Secondo l’Osservatorio Nazionale Antiusura, il tasso di successo delle domande varia enormemente tra Nord e Sud: in alcune province settentrionali oltre il 60% delle richieste si traduce in prestiti, mentre in aree a forte presenza criminale la percentuale scende drasticamente. Qui il tempo di risposta delle fondazioni è spesso incompatibile con l’urgenza del debitore, che finisce per rivolgersi a circuiti illegali prima ancora che il percorso “istituzionale” sia concluso.
Nel loro insieme, questi casi mostrano che il problema non è l’assenza di strumenti, ma la loro efficacia concreta. Dove governance, competenze finanziarie e controlli sono solidi, Fondazioni e Terzo Settore funzionano davvero come argine all’usura; dove prevalgono frammentazione, opacità o eccesso di burocrazia, il rischio è duplice: lasciare scoperti i soggetti più fragili e, nei casi peggiori, creare nuove distorsioni proprio nei circuiti che dovrebbero prevenirle.