La rabbia dei risparmiatori azzerati, che hanno perso tutto puntando su questa banca italiana.
Roba da usura, anzi anche peggio, ha scritto qualcuno, in relazione al caso del crac della Banca Popolare di Bari.
Sono tanti, troppi, i risparmiatori italiani traditi dalle crisi che sono esplose nel settore bancario italiano nel corso degli ultimi anni. Settore che oggi versa in buone condizioni di salute, come dimostrano gli utili e i dividendi a livelli record che vengono periodicamente annunciati dalle banche italiane più importanti, quelle più solide e più grandi, diventate ormai note in tutto il mondo per aver fatto la gioia dei loro azionisti.
Ma la reputazione del sistema bancario made in Italy continua a essere tuttora macchiata da vicende che, pur facendo parte del passato, si sono lasciate dietro un esercito di risparmiatori italiani beffati.
Lo dice la cronaca degli ultimi giorni, per la precisione l’udienza di ieri che ha riportato sotto i riflettori il caso della Banca Popolare di Bari, il cui crac è tornato alla ribalta con il processo che vedrà sedere sul banco degli imputati 7 ex manager, accusati dei reati di aggiotaggio bancario, ostacolo alla vigilanza, false comunicazioni sociali.
I 7 ex dirigenti della Banca Popolare di Bari - banca ormai morta, poi risuscitata nelle vesti di banca del Mezzogiorno - sono Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex vice direttore generale, l’ex amministratore delegato Giorgio Papa, l’ex direttore generale Vincenzo De Bustis Figarola e gli ex manager Gregorio Monachino, Nicola Loperfido, Elia Circelli. I reati risalirebbero agli anni compresi tra il 2016 e il 2018.
Nel corso dell’udienza del Tribubale di Bari il giudice ha respinto la richiesta di Banca del Mezzogiorno - BdM - di essere estromessa come responsabile civile dal processo.
Come ha precisato la Gazzetta del Mezzogiorno, quanto stabilito ieri dal Tribunale di Bari significa che, “se verranno accertate responsabilità penali in capo agli ex vertici della Banca Popolare, la sua erede BdM può esserne chiamata a risponderne nei confronti degli azionisti ”.
No netto dunque alla “ richiesta dei difensori della nuova banca , che volevano la revoca dell’ordinanza con cui – in udienza preliminare – il gup De Salvatore aveva autorizzato circa 500 azionisti a citare BDM come responsabile civile degli eventuali reati commessi dai sette imputati”.
Il Tribunale ha ammesso ieri anche le parti civili già costituite in udienza preliminare, ovvero centinata di ex azionisti e risparmiatori, l’associazione dei consumatori Codacons, la stessa BDM, la Consob, Bankitalia e il Comune di Bari.
Altro che usura, la forte accusa incisa nel cartello durante il sit in degli azionisti di Banca Popolare di Bari
Nel frattempo sempre ieri, in un sit-in degli azionisti che si è svolto di fronte al Tribunale di Bari a cui hanno partecipato gli azionisti della banca, la rabbia è stata evidente, tutta ’scritta’ in alcuni striscioni.
Tra questi, quello che ha riportato oggi il quotidiano La Repubblica nell’articolo di Chiara Spagnolo: “Neanche gli usurai avrebbero saputo fare di meglio”, ha recitato uno dei cartelli indossati da un azionista.
Alla rabbia ha fatto tuttavia seguito, per l’appunto, la notizia confortante che apre qualche spiraglio di speranza a chi non accetta l’idea di non ricevere neanche un euro, dopo aver visto i propri risparmi andare in fumo: quella relativa alla decisione del Tribunale di Bari di rigettare la richiesta della ’nuova’ banca, dunque di Banca del Mezzogiorno, di essere estromessa come responsabile civile dal processo.
Quella decisione del giudice fa sì che i cosiddetti risparmiatori azzerati, che sono decine di migliaia, possano avere qualche risarcimento,
La Repubblica ha riportato anche quanto scritto su un altro cartello, ovvero che “ 64.700 risparmiatori chiedono ancora giustizia”.
I capi di imputazione contro gli ex 7 dirigenti sono chiari. Secondo l’accusa, gli ex 7 dirigenti della Banca Popolare di Bari avrebbero sopravvalutato il patrimonio acquisito dalla fusione con Banca Tercas per “occultare le perdite” con “l’intenzione di ingannare i soci e il pubblico al fine di conseguire un ingiusto profitto ”.
Non finisce qui, in quanto l’accusa comprende anche la mancata iscrizione, nei conti della banca relativi al 2016, di accantonamenti per 42 milioni. Questo, al fine di fare apparire “ un utile inesistente ”, così come “inesistente” sarebbe stata la liquidità da 500 milioni indicata nel 2017.
Ancora, negli anni compresi tra il 2016 e il 2019 sarebbero state diffuse dalla Popolare di Bari informazioni false per nascondere transazioni che avrebbero messo a repentaglio la stabilità patrimoniale dell’istituto.
Il processo inizierà a questo punto il prossimo 5 giugno. Tra i reati riconosciuti a 2 dei 7 ex manager, ovvero a Marco Jacobini e De Bustis, anche quello di maltrattamenti e lesioni personali nei confronti dell’ex Chief Risk Officer Luca Sabetta. Il rinvio a giudizio dei sette manager è stato deciso dal gup di Bari Giuseppe De Salvatore.
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