MPS, il solito doppiopesismo. Perché oggi si chiede la testa di Savona (Consob) e ieri nessuno parlava di Draghi?

Raphael Raduzzi

16/12/2025

L’inchiesta della Procura di Milano viene raccontata da alcuni come se i fatti fossero già accertati. Ecco perchè.

MPS, il solito doppiopesismo. Perché oggi si chiede la testa di Savona (Consob) e ieri nessuno parlava di Draghi?

In queste ultime settimane una certa parte della stampa riferisce giornalmente dell’inchiesta della procura di Milano sulla scalata ad MPS.

Oggi è toccato a nientepopodimeno ché Massimo Giannini. Dalle colonne di Repubblica l’onnipresente commentatore ha sentenziato: “il nuovo porto delle nebbie è la Consob”, il “concerto” tra gli azionisti del Monte, Caltagirone e Delfin è “palese”.

Giannini, che di solito è un veggente (al contrario), a quanto pare, ne sa più della Consob. La stessa Consob che il 15 settembre scorso avrebbe sostenuto che “sulla base delle attività di verifica svolte, non siano sussistenti quegli indizi gravi, precisi e concordanti idonei e necessari per accertare un’azione di concerto tra i soci Delfin, Caltagirone e il Mef attuata anche tramite Mpa, nonché la conseguente sussistenza di un obbligo di Opa su Mps”. Tutto ciò anche considerando i precisi esposti presentati, tra gli altri, dell’ex amministratore delegato di Mediobanca Nagel. In aggiunta, Francesco Gaetano Caltagirone ha appena rinunciato ai poteri di voto nelle assemblee di MPS e Generali per evitare strumentalizzazioni.

Gli stessi media di cui Giannini è uno dei tanti epigoni, invece – grazie alle roboanti intercettazioni passate da forse da qualche funzionario compiacente – sono arcisicuri: il governo e gli investitori hanno agito in modo concertato, pur presentandosi formalmente come soggetti autonomi e indipendenti, con il vero obiettivo in Mediobanca e per il suo tramite, in Assicurazioni Generali. Un comportamento che, se confermato, porta dritto dritto ai reati di manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza per i soggetti indagati e ovviamente ad un colpo politico al governo che avrebbe fatto filare la trama.

Ora, non spetta certo a me, anticipare una sentenza che secondo altri è già scritta perché Verità assoluta. Umilmente però non si può non constatare un certo doppiopesismo in questa vicenda.

In primis quando MPS andava sul lastrico per acquistare Antonveneta da Santander con l’ok della Banca d’Italia non ricordo certi giornali attaccare l’allora Presidente Draghi come oggi si fa, forse troppo facilmente, col Presidente Consob Savona; figurarsi chiederne le dimissioni. Chissà perché.

In seconda battuta stupisce che nessuno si sia concentrato o abbia quantomeno chiesto perché il governo abbia scelto di ridurre la propria partecipazione in MPS dal 64% all’11,7% in soli due anni in un momento in cui tutte le banche macinavano utili stratosferici. Certo, ce lo chiedeva da anni la UE, come molte delle scelte demenziali sul piano economico, solo che questa volta il MEF di Giorgetti ha accettato l’imposizione europea su tutta la linea.
Eppure no, una certa parte del mondo politico e mediatico pare irritata dal fatto – nonostante la svendita ai privati – questi siano comunque italiani. Perché appunto il pesce grosso della vicenda era (ed è tutt’ora) Assicurazioni Generali, uno dei tanti asset su cui le multinazionali francesi avevano messo gli occhi. Si sa, i francesi pare abbiano un canale preferenziale – forse culminato nel trattato di cooperazione rafforzata altrimenti noto come Trattato del Quirinale - nello shopping delle aziende italiane. Dalla moda alla finanza fino alle telecomunicazioni la presenza francese si è fatta notare.
In questo caso si sarebbe passati inizialmente tramite una joint venture con Natixis società finanziaria controllata dal gruppo bancario Bpce (Groupe des Banques Populaires et des Caisses d’Epargne), terzo istituto di Francia, poi chissà. L’ipotesi sembra (per ora) tramontata e probabilmente a qualcuno la cosa non piace.

Con avversari così, le ‘operazioni di sistema’ come le chiamano dal governo, hanno ben poco da temere.