Azioni MPS e Mediobanca le peggiori di Piazza Affari (-5%) tra ansia mercati e commenti Generali

Laura Naka Antonelli

12 Marzo 2026 - 15:56

Azioni MPS e Mediobanca in evidenza a Piazza Affari anche oggi. Forti cali mentre la borsa di Milano e le borse europee accelerano al ribasso.

Azioni MPS e Mediobanca le peggiori di Piazza Affari (-5%) tra ansia mercati e commenti Generali

Le azioni MPS-Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca tornano a scendere a Piazza Affari, dopo i buy della vigilia seguiti alla fumata bianca con cui i rispettivi CDA hanno approvato il piano di fusione tra le due banche italiane.

Sia i titoli MPS che di Mediobanca accusano una perdita superiore a -4%, a fronte di un indice Ftse Mib che peggiora fino a -1,5% circa, prezzando il rischio di prezzi del petrolio in continua ascesa a causa dell’intensificarsi della crisi nel Golfo Persico.

A dominare le notizie di geopolitica di oggi è soprattutto il trend del petrolio WTI e del Brent dopo che, nel suo primo discorso da quando è stato nominato tre giorni fa, il 9 marzo 2026, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, nuova Guida suprema dell’Iran, ha detto che lo stretto di Hormuz deve rimanere chiuso.

Già nelle ore precedenti i prezzi del petrolio erano tornati a balzare, l’attacco dell’Iran contro due petroliere in acque irachene, che ha fatto una vittima. In evidenza inoltre l’avvertimento sempre dell’Iran, che ha avvertito il mondo di prepararsi a prezzi del petrolio fino a $200 al barile, uno scenario che da giorni non viene considerato più impensabile.

A soffrire in generale sulle borse europee sono proprio le azioni delle banche, con gli investitori che si concentrano sulla loro esposizione al Medio Oriente.

Non attenua la grande paura di uno shock energetico la decisione dei 32 Paesi che fanno parte dell’Agenzia internazionale dell’Energia (AIE o IEA -International Energy Agency) di rilasciare 400 milioni di barili di petrolio, per far fronte all’interruzione dell’offerta di crude oil provocata dalla guerra in Iran.

Si tratta della quantità più alta mai rilasciata nella storia dell’agenzia.

E’ in questo contesto di alta incertezza che le azioni MPS e Mediobanca segnano un trend negativo, dopo l’annuncio del rapporto di concambio e dei dettagli del piano di fusione per incorporazione.

Sotto i riflettori oggi i conti del 2025 di Generali, il colosso assicurativo italiano che secondo i sospetti della Procura di Milano e di Piazza Affari sarebbe stato il vero obiettivo dell’OPS lanciata da MPS su Mediobanca, poi trasformatasi in OPA e andata a segno.

Mediobanca, va ricordato, è l’azionista di maggioranza di Generali, con una quota del 13% circa. Oggi Generali ha ricordato il legame con Piazzetta Cuccia, sulla scia dello stesso piano industriale di Monte dei Paschi, presentato alla fine di febbraio dal CEO Luigi Lovaglio.

Il piano ha stabilito che il brand di Mediobanca non sparirà, tutt’altro. Pur dicendo addio a Piazza Affari il brand Mediobanca sarà infatti preservato attraverso la costituzione di una nuova società non quotata Mediobanca SPA, su cui Rocca Salimbeni eserciterà il controllo. Ed è in questa società che andrà a confluire la quota che Piazzetta Cuccia detiene in Generali. Il forte legame tra le due realtà è stato rimarcato oggi dal CEO di Generali Philippe Donnet, che, alle domande sui rapporti del Leone con MPS e con Mediobanca, ha così risposto:

“Il nostro primo azionista resta Mediobanca, ci sono stati cambiamenti nell’azionariato di Mediobanca e questo riguarda Mediobanca. Noi abbiamo rapporti positivi e istituzionali con tutti nostri azionisti”.

Riguardo invece alla possibilità di un accordo tra Generali e MPS che sostituisca l’attuale accordo in essere tra la francese AXA e la banca senese (che vede AXA come partner assicurativo), in scadenza nel 2027, Donnet si è limitato a ricordare che “ questa non è una decisione nostra ”.

Detto questo, “noi abbiamo la disponibilità, come ho detto, per parlare con tutti quelli che ci possono aiutare a fare il nostro mestiere”.

Ora, ha continuato Donnet, “noi sappiamo, come tutti, che scade questo accordo”, in un contesto in cui “il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio”. Dunque, ha aggiunto il numero uno di Generali, “forse saremo un candidato per la sostituzione di Axa”. E “ se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia saremo felici di farlo”.

Donnet si è comunque tolto qualche sassolino dalla scarpa, tenendo a precisare che “non bisogna mischiare il tema della sovranità nazionale”. Ovvero, riferendosi all’accordo ormai saltato in aria tra Generali e la francese Natixis - accordo osteggiato fin da subito dalla politica italiana, - il CEO ha tenuto a sottolineare che, “se Natixis fosse stata realizzata, non avrebbe mai avuto un impatto sul risparmio degli italiani ”,

Dall’altro lato, ha aggiunto l’AD, “ci sono situazioni in Italia come MPS e Axa, con “il risparmio deli clienti italiani di MPS” che “è stato dato alla compagnia francese Axa che ha venduto l’asset management a BNP Paribas ”.

Insomma, per il manager sarebbe positivo riportare il risparmio degli italiani in Italia, in caso di un eventuale accordo tra Generali e MPS.

Intanto, oggi Equita SIM ha diramato una nota ribadendo la visione neutrale sulle azioni Mediobanca, che ieri hanno chiuso a quota € 16,5 e annunciando un target price a €25,7 (in deciso rialzo rispetto ai €19,8).

L’upgrade è stato deciso per allineare il prezzo obiettivo al concambio di fusione e al target price di BMPS, che è pari a €10,5.

Moltiplicando infatti il valore del target price sulle azioni MPS per il rapporto di concambio fissato a 2,45 euro, si arriva a un valore di 25,7 euro.

Equita ha commentato le informazioni rese note sul rapporto di concambio Mediobanca e Monte dei Paschi di Siena, al netto dei dividendi annunciati ma non ancora distribuiti facendo notare che, pari a 2,45 volte, sebbene inferiore rispetto al concambio dell’offerta pari a 2,53 volte, il rapporto “corrisponde a un premio di circa il 3% rispetto al concambio implicito di 2,38 volte a cui i titoli trattavano” l’altroieri.

La SIM ha messo in evidenza inoltre che le azioni MPS sono scambiate al momento pari a 8,4 volte il rapporto P/E su base adjusted atteso per 2028, (sostanzialmente in linea con la media di settore pari a 8,3 volte), a fronte di un dividend yield superiore al 12%.

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