Standard Chartered shock, licenzia più di 7.800 dipendenti in queste divisioni

Laura Naka Antonelli

19 Maggio 2026 - 09:47

Il CEO parla della necessità di sostituire “capitale umano a minor valore con il capitale finanziario e gli investimenti che stiamo mettendo in campo”.

Standard Chartered shock, licenzia più di 7.800 dipendenti in queste divisioni
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Il colosso bancario britannico Standard Chartered ha lanciato un piano shock: più del 15% del personale di supporto sarà tagliato entro il 2030.

Nel mirino le funzioni aziendali, dalle risorse umane all’IT. Avvio timido per le azioni del gruppo che, scambiate alla borsa di Londra, riportano un trend all’insegna della debolezza, cedendo lo 0,35% circa.

Le azioni Standard Chartered sono state protagoniste comunque di un forte rally, volando di quasi il 120% nel periodo compreso tra l’aprile del 2025 e gli inizi di febbraio di quest’anno. Poi, lo stop, a causa anche dell’addio improvviso del direttore finanziario Diego De Giorgi. Da allora, i titoli hanno comunque recuperato terreno, salendo di oltre il 5% dall’inizio del 2026 e viaggiando al momento a un valore superiore di quasi il 63% rispetto a quello dello stesso periodo dello scorso anno.

Standard Chartered pronta a dare il benservito a più di 7.800 dipendenti

Standard Chartered, banca multinazionale britannica specializzata nei servizi finanziari per imprese, istituzioni e clienti privati, con una forte presenza in Asia, Africa e Medio Oriente, ha motivato la decisione di mettere alla porta migliaia di dipendenti, con l’esigenza di aumentare la redditività e, al contempo, con l’obiettivo di aumentare i redditi percepiti dai dipendenti del 20% circa entro il 2028.

I licenziamenti saranno massicci: degli 82.000 dipendenti di Standard Chartered, stando ai dati del 2025, sono circa 52.000 quelli attivi nei cosiddetti ruoli di supporto, il che significa che un taglio superiore al 15% del personale attivo nelle funzioni aziendali metterebbe alla porta quasi 8.000 dipendenti, praticamente più di 7.800 lavoratori.

Standard Chartered punta a target più ambiziosi

Il CEO di Standard Chartered Bill Winters ha ribadito la necessità di centrare target più ambiziosi.

Tra questi, spicca l’obiettivo di riportare nel 2028 un ROTE pari al 15%, superiore di 3 punti percentuali rispetto al 2025, e pari al 18% circa nel 2030.

L’ambizione è anche quella di migliorare il rapporto cost-to-income, ovvero tra i costi operativi e il margine di intermediazione di una banca al 57% entro il 2028.

Stiamo investendo nelle capacità che rafforzeranno i nostri vantaggi competitivi e guideranno una crescita sostenibile e rendimenti di maggiore qualità nel tempo, con obiettivi chiari,” ha commentato l’amministratore delegato.

Jerreries commenta la mossa e conferma rating e target price sulle azioni

L’analista di Jefferies, Joseph Dickerson, ha spiegato alla CNBC il piano di Standard Chartered.

Nel definire i nuovi obiettivi “ prudentemente calibrati ”, Dickerson ha sottolineato che i target potrebbero permettere alla banca britannica di riportare una crescita dell’EPS (utile per azione) di circa il 10-15%, non escludendo la possibilità che le stime vengano superate.

Lato ricavi, “il quadro generale è che la banca può chiaramente impegnarsi in una crescita dei ricavi tra il 5% e il 7%, viste le opportunità presenti nella sua area operativa a fronte di un contesto geopolitico e macroeconomico più ampio incerto,” ha aggiunto Dickerson.

Per quanto riguarda le azioni di Standard Chartered, Jefferies ha ribadito il rating “Buy” e un target price pari a 2.250 pence, rispetto agli 1.921,50 pence a cui i titoli hanno chiuso la seduta di ieri alla borsa di Londra.

L’AD di Standard Chartered sul motivo AI: riduzioni posti di lavoro a favore delle macchine

Nel commentare i maxi licenziamenti, l’AD della banca ha proferito dichiarazioni che sicuramente non sono passate inosservate: “Non si tratta di taglio dei costi; in alcuni casi stiamo sostituendo capitale umano a minor valore con il capitale finanziario e gli investimenti che stiamo mettendo in campo”, aggiungendo che il personale coinvolto riceverà un “ preavviso chiaro e adeguato ” in anticipo.

E ancora: “Non ci saranno perdite di posti di lavoro, ma riduzioni di ruoli di lavoro a favore delle macchine, situazione che accelererà mentre facciamo passi avanti nell’AI”.

Di mezzo, e non è una sorpresa, c’è infatti la progressiva adozione dell’intelligenza artificiale da parte della banca, che andrà a rendere superflui migliaia di posti di lavoro. Un trend sempre più diffuso nel mondo dei grandi colossi finanziari.

Basti pensare che di recente il Presidente e direttore operativo di Goldman Sachs e il COO John Waldron ha descritto di recente le operazioni tradizionali del gigante di Wall Street “una linea di assemblaggio umana” pronta a essere automatizzata.