Prescrizione, la Cassazione lancia l’allarme sulla riforma di Bonafede

In occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, il Presidente della Cassazione dichiara i suoi dubbi sulla riforma della prescrizione. A rischio la ragionevole durata del processo.

Prescrizione, la Cassazione lancia l'allarme sulla riforma di Bonafede

La riforma della prescrizione del Ministro Bonafede ancora al centro del dibattito politico e giuridico. Stavolta a mostrare delle forti perplessità sui possibili esiti della riforma è stato Giovanni Mammone, primo presidente della Corte di Cassazione.

Secondo Mammone, il Governo deve intervenire con urgenza e serietà nel varare misure che possano concretamente accorciare i tempi della Giustizia e ridurre il carico pendente dei tribunali. Altrimenti la “ragionevole durata del processo” non sarà garantita. Anzi, il carico penale potrebbe aumentare sensibilmente.

Sulla riforma della prescrizione la maggioranza continua a non trovare una soluzione di compromesso, ancora una volta la discussione del testo è slitta di una settimana. Cresce il malcontento nei confronti del Ministro della Giustizia da parte degli avvocati penalisti e di parte della magistratura.

Prescrizione, servono leggi per velocizzare i processi

Quest’anno la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario si è svolta in un clima molto particolare: da una parte le rimostranze nei confronti di Davigo a causa delle sue affermazioni sulla responsabilità solidale degli avvocati, dall’altra il discusso tema della riforma della prescrizione.

Come sappiamo bene, il testo è entrato in vigore con il nuovo anno e nonostante gli scioperi e le proteste la maggioranza non ha ancora trovato un accordo. Aumenta lo scontento nei confronti di Bonafede, contro il quale è stata mossa un petizione per le sue dimissioni.

Nel discorso di apertura del presidente Mammone sono emersi doversi punti critici, tra questi la necessità di velocizzare i tempi della giustizia italiana. Il rischio è che la riforma della prescrizione e la riforma del processo penale, se non coordinate tra loro, potrebbero avere effetti estremamente dannosi, aumentando il carico di lavoro dei magistrati. Le parole del giudice Giovanni Mammone sono tutt’altro che confortanti:

“Accanto ad un’auspicabile riduzione delle pendenze in grado di appello derivante dall’attesa diminuzione delle impugnazioni meramente dilatorie, si prospetta un incremento del carico di lavoro della Corte di cassazione di circa 20.000-25.000 processi per anno, corrispondente al quantitativo medio dei procedimenti che negli ultimi anni si è estinto per prescrizione in secondo grado. Ne deriverebbe un significativo incremento del carico penale (vicino al 50%) che difficilmente potrebbe essere tempestivamente trattato, nonostante l’efficienza delle Sezioni penali della Corte di cassazione, le quali definiscono già attualmente circa 50.000 procedimenti annui. Risulta, pertanto, necessario porre allo studio e attuare le più opportune soluzioni normative, strutturali e organizzative tali da scongiurare la prevedibile crisi che ne deriverebbe al giudizio di legittimità”.

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