Riforma prescrizione, cosa cambia: ok lodo Conte bis

La maggioranza ha trovato un accordo sulla riforma della prescrizione, ma senza i renziani: passa il lodo Conte bis. Ecco cosa cambia.

Riforma prescrizione, cosa cambia: ok lodo Conte bis

Dopo un mese e mezzo di difficili trattative, il Governo è riuscito a trovare una posizione unitaria sulla riforma della prescrizione: passa il lodo Conte bis (dal nome del proponente Federico Conte, Leu). La decisione è stata inserita in un emendamento del ddl sulla riforma del processo penale, che ha appena ottenuto il via libera in Consiglio dei Ministri.

L’accordo però è stato possibile solo perché alla discussione mancavano i renziani di Italia Viva, da sempre contrari alla riforma della prescrizione di Bonafede.

Il lodo Conte bis prevede lo stop della prescrizione dopo la sentenza di primo grado di condanna, con la possibilità di ottenere un ricalcolo retroattivo dei termini se in secondo grado la sentenza viene ribaltata in una assoluzione. Il testo originale di Bonafede, invece, prevedeva l’interruzione dei termini sia dopo la sentenza di condanna che si assoluzione. Vediamo cosa potrebbe cambiare con la nuova riforma.

Riforma della prescrizione in vigore: cosa cambia

L’anno nuovo ha portato con sé molte novità, tra queste la riforma della prescrizione che è entrata in vigore il 1° gennaio 2020. Da allora le polemiche non si sono mai arrestate.

La riforma di Bonafede prevede lo stop della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, indistintamente di condanna o di assoluzione, con effetti che dividono il mondo della politica e anche quello degli studiosi e degli esperti di diritto. Gli scioperi degli avvocati penalisti oramai non si contano nemmeno più, ma sono forti anche le proteste dei magistrati, in capo ai quali la riforma prevede sanzioni disciplinari per chi non rispetta la «ragionevole durata del processo».

Per un mese e mezzo, la maggioranza ha faticato a trovare una soluzione di compromesso a causa del secco «no» di Italia Viva, anche se nella giornata di ieri vi è stata una svolta: passa il lodo Conte bis, che è stato inserito in un emendamento nella riforma del processo penale. Questo è una delle proposte che sono state formulate in per modificare la riforma di Bonafede.

Il lodo Conte bis (Leu) prevede il blocco della prescrizione solo per i condannati in primo grado per i quali torna a decorrere se assolti in appello, anche retroattivamente. Mentre il blocco dei termini resta per chi viene condannato anche dalla Corte d’Appello.

Tuttavia Italia Viva e moltissimi magistrati e avvocati italiani ritengono che la riforma di Bonafede non solo sarebbe inutile ma che addirittura abbia dei profili di incostituzionalità, dal momento che:

  • non riduce i tempi troppo lunghi delle indagine dei pm (causa principale dell’eccessiva durata dei tempi della giustizia);
  • rende eterni i processi successivi a quello di primo grado.

Dello stesso avviso il presidente della Corte di Cassazione Giovanni Mammone il quale, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, ha tenuto un discorso in cui ha espresso tutta la sua preoccupazione nei confronti della riforma.

In altre parole, quella che per alcuni è una garanzia di punibilità, per altri è un tentativo maldestro con notevoli conseguenze sul piano pratico che rischia di creare dei processi eterni. Secondo la vecchia disciplina la prescrizione dei reati inizia a decorrere dal giorno in cui il fatto è stato commesso e non si blocca quando il giudice o il pm emettono i provvedimenti per assicurare il reo alla giustizia, cosa che invece accade ai termini di prescrizione in ambito civile. L’intervento di Bonafede, invece, introduce lo stop della decorrenza anche nel penale.

Cosa cambia con la riforma della prescrizione

Il testo che modifica la prescrizione dei reati è entrato in vigore all’inizio del nuovo anno. Tante le novità: si prevede che i termini di prescrizione smettano di decorrere dopo la sentenza di primo grado, sia di assoluzione che di condanna. La riforma va a modificare l’articolo 159, comma 2, del Codice penale, che adesso recita: “Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna.”

Cambia il momento della decorrenza della prescrizione, ma non il quantum. Per i reati consumati il termine prescrizionale continua a decorrere “dal giorno della consumazione” mentre per i reati tentati “dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole".

Invece cambiano le regole per il reato “continuato”(più azioni ed omissioni compiute dalla stessa persona in esecuzione di un disegno criminoso) in questo caso la prescrizione inizierà a decorrere dal giorno in cui è cessata la continuazione, mentre prima decorreva dal giorno in cui si esauriva la singola condotta illecita.

Riforma della prescrizione: gli effetti sugli uffici giudiziari

Naturalmente sugli effetti della riforma possiamo parlare solo in termini probabilistici ed eventuali, dal momento che troverà applicazione solo per i reati commessi dopo la sua entrata in vigore, e si stima che ne vedremo gli effetti concreti solo tra tre o quattro anni. Ma le prospettive non sono affatto positive.

Senza dubbio gli effetti del blocco della prescrizione avranno conseguenze diverse in base alla percentuale di archiviazione per prescrizione delle varie Corti distribuite sul territorio nazionale. Facciamo degli esempi. A Catania questa percentuale è del 37,8% contro il 36% di Roma e 10% di Milano.

Per molti giuristi, in primis per Eugenio Albamonte, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, il blocco della prescrizione non basterà ad assicurare il legittimo andamento della giustizia e a salvare quanto stabilito in primo grado. Occorrerebbe anche rafforzare i riti alternativi, depenalizzare molti reati ed aumentare le risorse.

Si stima che lo stop della prescrizione metterà seriamente a rischio l’efficienza di molti uffici giudiziari, i quali si troveranno ad avere circa 30 mila procedimenti in più ogni anno, e l’esito ovviamente sarà ancor più pesante sulle Corti oberate da un maggior numero di prescrizioni, con l’alta possibilità che anche i tempi dei processi ne risulterebbero allungati.

In questo clima di confusione sulla prescrizione si inserisce anche la protesta degli avvocati contro il Ministro Bonafede, infatti ne chiedono le dimissioni; ecco il perché.

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