Post Europee 2019: cosa succede se Lega e Movimento 5 Stelle si dividono?

Il risultato delle Europee 2019 potrebbe influire sul futuro del Governo Conte; Lega e Movimento 5 Stelle potrebbero anche decidere di rompere l’accordo, ma cosa succederebbe in quel caso?

Post Europee 2019: cosa succede se Lega e Movimento 5 Stelle si dividono?

Molti credono che le Europee 2019 possano essere la “tomba” del Governo Lega-Movimento 5 Stelle; in queste ultime settimane, infatti, il rapporto tra Di Maio e Salvini sembra essersi ormai logorato e non è da escludere che una volta superato l’appuntamento con le Europee non si possa arrivare allo strappo tra le due compagini, oggi - ad esempio - divise sulla questione dell’abuso d’ufficio.

Sia Lega che Movimento 5 Stelle, infatti, hanno puntato molto sulle elezioni Europee 2019 e per questo motivo - nonostante le fratture insorte in questi ultimi mesi - hanno fatto di tutto per mantenere unita la squadra di Governo, così da non minare la loro credibilità e rischiare che ciò avesse ripercussioni sulle intenzioni di voto degli italiani.

Una volta superate le elezioni, però, Lega e Movimento 5 Stelle potrebbero decidere di separarsi; ovviamente non c’è nulla di certo, anche perché sia Di Maio che Matteo Salvini continuano a respingere questa ipotesi.

Ma cosa potrebbe succedere se Lega e Movimento 5 Stelle si dovessero dividere? Molto probabile un Governo tecnico, al quale verrebbe lasciata la responsabilità dell’aumento dell’IVA; improbabile un ritorno alle urne, così come un’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

Gli scenari - mantenendo la possibilità che, indipendentemente dal risultato delle Europee 2019, Lega e Movimento 5 Stelle vadano avanti insieme - sono diversi: eccone alcuni.

Governo tecnico

Come anticipato qualora Lega e Movimento 5 Stelle dovessero decidere di dividersi ci potrebbe essere l’ipotesi Governo tecnico al quale verrà affidato il compito di individuare la soluzione per evitare l’aumento dell’IVA.

Non sarà facile visto che sul piatto bisognerà mettere 24 miliardi di euro; una sfida che nessun politico sarebbe disposto a cogliere (visto l’impatto che ciò potrebbe avere sull’opinione dell’elettorato), ed è per questo che molto probabilmente ci si affiderà ad un tecnico - ad esempio si fa il nome di Cottarelli - il quale potrebbe governare con l’appoggio della maggior parte del Parlamento.

Governo Movimento 5 Stelle-Partito Democratico

Come noto, prima della formazione del Governo Lega-Movimento 5 Stelle c’è stato un “approccio” tra M5S e Partito Democratico, con l’accordo che non è stato raggiunto vista la forte opposizione di Matteo Renzi a questa possibilità.

Adesso che il segretario generale del Partito Democratico è diventato Nicola Zingaretti c’è chi ha rilanciato questa possibilità, convinto che il Presidente della Regione Lazio sia d’accordo nel governare con i 5 Stelle per il resto della legislatura.

In realtà ci sono pochissime possibilità che ciò avvenga, per due motivi: il primo è numerico, visto che un Governo 5 Stelle-PD non avrebbe i numeri per governare.

In realtà una maggioranza sulla carta ci sarebbe (M5S e PD insieme avrebbero 159 senatori e 331 deputati), tuttavia bisogna tener conto della forte corrente renziana presente in Parlamento: questi si tirerebbero fuori dall’accordo, facendo perdere così ad un’eventuale alleanza PD-M5S la maggioranza necessaria per governare.

Il secondo motivo è politico: per il Partito Democratico scendere in campo nei mesi in cui bisognerà approvare la Legge di Bilancio per il prossimo anno, con la possibilità poi che ci sia un aumento dell’IVA, costituirebbe un vero e proprio suicidio politico.

D’altronde il PD è in ripresa e la migliore strategia sarebbe quella di aspettare le prossime elezioni politiche (ufficialmente in programma nel 2022, ma con la possibilità che vengano anticipate) per poter incrementare la sua presenza in Parlamento.

Ritorno alle urne

Ovviamente in caso di caduta del Governo Conte si ipotizzerà un ritorno alle urne; anche questa possibilità ci appare piuttosto remota, visto che tra ritorno al voto e formazione del Governo si rischia di arrivare all’autunno del 2019, mesi caldi per la definizione della manovra finanziaria.

Rimpasto di Governo

Un’altra possibilità da tenere sotto osservazione è quella del rimpasto di Governo; qualora i rapporti di forza tra Lega e Movimento 5 Stelle dovessero cambiare notevolmente dopo le elezioni europee (specialmente se Salvini dovesse superare abbondantemente il 30%), il leader del Carroccio potrebbe fare la voce grossa e pretendere un rimpasto della squadra di Governo.

In questo caso l’obiettivo di Salvini sarebbe quello di aumentare la rappresentanza leghista nell’esecutivo, partendo ad esempio dall’individuazione di un nuovo premier più vicino al Carroccio e meno al Movimento 5 Stelle, come invece lo è Giuseppe Conte.

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