Petrolio WTI: il Death cross è un segnale affidabile?

Nell’ultima ottava il derivato del WTI è stato al centro dell’attenzione degli operatori dei mercati finanziari per il verificarsi di un noto segnale ribassista, monitorato attentamente anche dai gestori istituzionali: il Death cross. Quanto è affidabile questo segnale?

Petrolio WTI: il Death cross è un segnale affidabile?

Sembra non fermarsi la discesa delle quotazioni del WTI. Alle quotazioni di chiusura della scorsa settimana il Future segnava un passivo di oltre il 33% dagli ultimi top relativi registrati il 3 ottobre. Il prezzo del petrolio quotato al NYMEX sta vistosamente accelerando al ribasso attestandosi al momento sui minimi da oltre 12 mesi, dai 76,90 dollari al barile toccati il mese scorso.

Il quadro dei fondamentali giustifica il recente deprezzamento dell’oro nero. Le prospettive sulla crescita dell’economia mondiale sono peggiorate anche a causa delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e, nel frattempo, l’offerta di petrolio è cresciuta moltissimo in Russia, Stati Uniti e Arabia Saudita, dove la produzione è ai massimi da decenni.

Gli operatori dei mercati finanziari cominciano a chiedersi se il crollo a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane sia dovuto al fatto che il mercato prezzi già la futura domanda della materia, probabilmente molto debole. Una prima risposta potrebbe arrivare dai grandi produttori Opec, attesi giovedì 6 dicembre a Vienna.
Se i Paesi dell’organizzazione non dovessero tagliare la produzione di 800.000-1.000.000 di barili, il mercato potrebbe anche rimbalzare fino a fine anno.

Analisi tecnica: il Death cross

Con la seduta di venerdì scorso si è generato un interessante segnale ribassista che ha avuto anche molta risonanza mediatica. Si sta parlando del Death cross, ovvero l’intersezione di due medie mobili semplici, una a 50 e l’altra a 200 sedute.

L’incrocio di queste due medie mobili è ampiamente monitorato dai grandi investitori, poiché questi strumenti riescono a sintetizzare l’andamento di medio e lungo periodo senza essere distratti da movimenti fuorvianti di breve termine.

Quando si parla di Golden e Death Cross si fa quindi riferimento al timeframe daily, dove ogni candela o barra rappresenta i dati open, high, low, close della sessione giornaliera di negoziazione. Questo perché la media dell’andamento dei prezzi degli ultimi 50 giorni, sintetizza il trend trimestrale del sottostante, mentre la media a 200 giorni dell’ultimo anno.

Nel caso del derivato sul petrolio texano si è verificato l’incrocio della morte, il Death cross. In sostanza la media mobile a 50 giorni ha incrociato al ribasso la 200 giorni, evidenziando una potenziale tendenza di lungo periodo orientata al ribasso.


Petrolio WTI, grafico giornaliero. Fonte: Bloomberg

Tuttavia, i principali indicatori di momentum come il Relative Strenght Index stazionano già dalla seduta del 31 ottobre all’interno dell’area di ipervenduto evidenziando un eccesso direzionale nel movimento cui stiamo assistendo nelle ultime ottave.

In effetti questa discesa delle quotazioni non ha mai presentato movimenti correttivi degni di nota. Ma i mercati non si muovono in linea retta e nonostante si sia verificato questo temuto segnale ribassista, che anche gli investitori istituzionali si preoccupano di monitorare, non sembra assolutamente una discesa sana dal punto di vista strutturale. Riteniamo quindi, in base all’analisi tecnica, che un rimbalzo delle quotazioni del WTI sia piuttosto probabile nelle prossime sedute.

Analisi statistica: il Death cross è un segnale affidabile?

L’Ufficio studi di Money.it ha condotto un semplice backtest sull’operatività long/short sul petrolio WTI tramite l’utilizzo delle medie mobili semplici a 50 e 200 giorni con l’obiettivo di verificare l’efficacia dei segnali generati dalle loro intersezioni.

Il test è stato condotto dal 23 novembre 1993 al 23 novembre 2018 per fornire un numero di operazioni statisticamente sufficiente per validare le proprie considerazioni. In particolare, dal rapporto statistico fornito dalla piattaforma di backtesting di Bloomberg, si può notare che il sistema ha effettuato 33 operazioni, 17 long e 16 short.


Golden-Death cross trading system su WTI future. Fonte: Bloomberg

Delle 17 operazioni long 8 sono risultate positive e 9 negative. Molto peggio invece per le operazioni di natura ribassista. Delle 16 operazioni short solo 5 si sono rivelate positive, mentre 11 hanno portato ad una perdita.

Inoltre, le operazioni long hanno registrato un guadagno medio circa il 50% maggiore rispetto le operazioni short a fronte di una perdita media molto simile. Ipotizzando un’investimento del 2% per ogni operazione su un capitale iniziale di 100.000 dollari, le operazioni long avrebbero generato un guadagno medio per ogni operazione di 681,84 dollari contro i 461,29 dollari, a fronte di una perdita media per operazione di 139,92 dollari contro i 198,78 dollari per le operazioni short.

Sembra quindi che l’operatività con le medie a 50 e 200 giorni, almeno sul derivato del petrolio texano, sia da preferire al rialzo piuttosto che al ribasso come sta succedendo in questo momento.

Tuttavia, è importante ricordare che non esiste la media mobile perfetta, tanto meno la coppia. Questi indicatori sono di natura lagging dunque risulteranno sempre i ritardo rispetto l’andamento del prezzo e, in ogni caso, sono inefficaci durante i periodi di lateralità.

In casi come questo, dunque la cautela è d’obbligo. Il segnale generato dall’incrocio fra le due medie è senz’altro negativo, ma le attuali circostanze propendono per attendere una conferma prima di un ingresso nella direzione della tendenza in essere sul mercato petrolifero.

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