Pensione a 63 anni anche nel 2021: ecco per chi

Ape Sociale confermata nel 2021? Le risorse dovrebbero essere stanziate con la Legge di Bilancio. Ecco chi potrà smettere di lavorare a 63 anni.

Pensione a 63 anni anche nel 2021: ecco per chi

Anche il prossimo anno si potrà andare in pensione a 63 anni. Secondo indiscrezioni, infatti, il Governo ha intenzione di prorogare con la Legge di Bilancio 2021 sia l’Opzione Donna che l’Ape Sociale, la misura di flessibilità che consente ad alcune categorie di lavoratori di uscire con largo anticipo, ossia già al compimento del 63° anno di età, dal mercato del lavoro.

In realtà con l’Ape Sociale non vi è il collocamento in quiescenza: il diritto alla pensione, infatti, verrà raggiunto solo quando vengono maturati i requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, quindi all’età di 67 anni. Nel frattempo, però, coloro che accedono all’anticipo pensionistico avranno diritto ad un’indennità sostitutiva della pensione, per un importo pari alla rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione che in ogni caso non può essere superiore ai 1.500 euro mensili. Un’indennità pagata per 12 mensilità l’anno, quindi esente da tredicesima e quattordicesima.

Si tratta di un anticipo di cui si farà carico lo Stato: per coloro che rientrano nelle categorie autorizzate ad accedere all’Ape Sociale, infatti, non ci saranno trattenute sul futuro assegno pensionistico (come invece avviene per l’Ape volontaria).

Come noto l’Ape Sociale è in scadenza al 31 dicembre 2020: tuttavia il Governo, che già all’inizio di settembre riprenderà a discutere con i sindacati riguardo alla nuova riforma delle pensioni, sembra essere intenzionato a confermare questa misura con la Legge di Bilancio 2021, consentendo ad alcune categorie di persone di anticipare l’uscita dal mercato del lavoro all’età di 63 anni.

Pensione a 63 anni anche nel 2021: l’Ape Sociale verrà confermata dalla Legge di Bilancio

Sia l’Ape Sociale che l’Opzione Donna dovrebbero essere confermate con la prossima Legge di Bilancio almeno per un altro anno. D’altronde l’Ape Sociale venne introdotta proprio dal Governo di centrosinistra, quindi c’è tutta l’intenzione da parte di questa maggioranza di continuare a puntare su questa misura.

Nel dettaglio, questa misura consente di smettere di lavorare già all’età di 63 anni a coloro che rientrano in una delle seguenti categorie:

  • disoccupati che al momento della domanda per il riconoscimento dei requisiti hanno cessato integralmente di ricevere la NASpI da almeno 3 mesi;
  • persone a cui è stata riconosciuta un’invalidità civile con percentuale pari o superiore al 74%;
  • caregivers, ossia quelle persone che assistono parenti di primo grado conviventi con grave disabilità;
  • lavoratori che negli ultimi 7 anni sono stati impiegati almeno 6 anni in un’attività gravosa. In alternativa, l’attività deve essere stata svolta per almeno 7 anni negli ultimi 10.

Ape Sociale: pensione a 63 anni ma con 30 anni di contributi (o 36)

Per quest’ultimi, ossia per chi è impiegato nelle attività gravose, vi è un requisito contributivo da soddisfare per andare in pensione a 63 anni. Nel dettaglio, i lavoratori gravosi che vogliono accedere all’Ape Sociale dovranno aver maturato 36 anni di contribuzione. Per le altre categorie, invece, gli anni di contributi richiesti sono pari a 30.

Per le donne che rientrano in una delle suddette categorie, inoltre, vi è la possibilità di accedere all’Ape Sociale con meno anni di contributi. A queste, infatti, è riconosciuto uno sconto contributivo di un anno per ogni figlio, per un massimo però di due anni.

Si tratta quindi di una buona opportunità per quelle categorie che necessitano di una maggior tutela e che hanno necessità di anticipare l’uscita dal mercato del lavoro; una possibilità che dovrebbe essere estesa anche per il 2021, anche se la conferma l’avremo solamente una volta che verranno stanziate le risorse in Legge di Bilancio.

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Pensione APE Sociale

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