Nobel contro l’Euro: Mirrlees, Krugman, Friedman, Stiglitz e Sen

Sale a cinque il numero di economisti premi Nobel che nel tempo hanno argomentato contro l’Euro talvolta definito come fallimento, altre come massacro o altri epiteti tutt’altro che positivi. Quelli che vi presentiamo di seguito sono 5 premi Nobel, ognuno con la propria impostazione, ma tutti accomunati da un’idea: l’Euro non funziona.

James Mirrlees: l’Italia starebbe meglio fuori dall’Euro

Iniziamo da James Mirrlees che proprio pochi giorni fa, in occasione dell’evento Nobels Colloquia organizzato dall’Università Cà Foscari di Venezia ha detto che per l’Italia sarebbe meglio uscire dall’Euro.

Non voglio suggerire politiche per mutare la situazione attuale e mi sento a disagio nel fare raccomandazioni altisonanti, perché non ho avuto il tempo di valutarne le conseguenze. Però, guardando dal di fuori, dico che non dovreste stare nell’euro, ma uscirne adesso.

Se l’Italia dovesse uscire dall’euro alcuni grossi problemi continuerebbero ad esistere, perché la Germania continua a mantenere i livelli dei prezzi troppo bassi. E, se la Germania continuerà questo atteggiamento, cosa che non intende cambiare, anche per l’Italia continuerebbero le difficoltà di oggi

Krugman: un totale disastro

In un’intervista sul settimanale francese Express nel 2012, Krugman esprimeva tutta la sua perplessità ed il suo scetticismo sull’Euro «un’idea sentimentale, un bel simbolo di unità politica. Ma una volta abbandonate le valute nazionali avete perso moltissimo in flessibilità.»

L’Europa, infatti, a differenza degli Stati Uniti è assolutamente poco flessibile: «Florida e Spagna hanno avuto una stessa bolla immobiliare e uno stesso crollo. Ma la popolazione della Florida ha potuto cercare lavoro in altri stati meno colpiti dalla crisi. Ovunque l’assistenza sociale, le assicurazioni mediche, le spese federali e le garanzie bancarie nazionali sono di competenza di Washington, mentre in Europa non è così.»

In un’altra occasione, in un post sul suo blog, Krugman scrive invece: «Anche se il progetto si è rivelato un totale disastro, continueranno a dire che non è stato l’Euro a far fallire l’Europa, ma l’Europa a far fallire l’Euro».

Quale futuro per l’Europa secondo Krugman?

Se la Bce prenderà i provvedimenti giusti ci si può attendere un miglioramento tra tre-cinque anni. Ma l’Europa sarà sempre fragile. La sua moneta è un progetto campato in aria e lo resterà fino alla creazione di una garanzia bancaria europea. …[L’Europa] è un continente produttivo e dinamico. Ha soltanto sbagliato a scegliersi la propria governance e le sue istituzioni di controllo economico, ma a questo si può sicuramente porre rimedio.

Milton Friedman: l’Euro è delle élite

Milton Friedman, anima e mente del monetarismo e della Scuola di Chicago, in un’intervista al Corriere della Sera del 1998 definiva l’Euro come un progetto «elitario, antidemocratico e dirigista». L’unione monetaria ridurrà la libertà di mercato, inoltre diceva Friedman, quest’unione «c’è già ed è quella esistente tra Germania, Austria e Paesi del Benelux».

L’Unione monetaria è il prodotto di una élite. È il frutto di una impostazione non realistica, di una spinta elitaria di chi vuole usare la moneta unica per arrivare all’unione politica. Pensiamo davvero che Kohl oggi e Mitterrand in passato siano stati sostenuti da un desiderio di unita’ economica? No, il loro obiettivo primario era politico, mettere assieme Francia e Germania per evitare guerre future. Gli Stati Uniti d’Europa sono una componente essenziale del progetto monetario.

Alla domanda «pensa che sarà un fallimento?», la risposta di Friedman suona oggi come una premonizione:

Spero di sbagliarmi, perché un’Europa di successo è nell’interesse sia degli europei che degli americani. Ma non vedo la flessibilità dell’economia e dei salari e l’omogeneità necessaria tra i diversi Paesi perché sia un successo. Se l’Europa sarà fortunata e per un lungo periodo non subirà shock esterni, se sarà fortunata e i cittadini si adatteranno alla nuova realtà, se sarà fortunata e l’economia diventerà flessibile e deregolata, allora tra 15 o 20 anni raccoglieremo i frutti dati dalla benedizione di un fatto positivo. Altrimenti sarà una fonte di guai.

Joseph E. Stiglitz: senza euro sarebbe la fine del mondo?

In un’intervista per la rivista Francese Le Nouvel Observateur Stiglitz spiegava perché, dopotutto, la fine dell’Euro non sarebbe la fine del mondo:

Tornare al vecchio conio?

Non sarà poi così male tornare alle vostre vecchie monete. Le unioni monetarie spesso durano poco tempo. …Ne conseguirebbe un periodo molto difficile, ma la fine dell’euro non sarebbe la fine del mondo.

In un altro suo contributo su Project Syndicate in cui parlava dell’esito delle elezioni in Italia, il Nobel parla dell’Euro come un progetto scarsamente democratico:

Il progetto europeo, per quanto idealista, è sempre stato un impegno dall’alto verso il basso. Ma incoraggiare i tecnocrati a guidare i vari paesi è tutta un’altra questione, che sembra eludere il processo democratico, imponendo politiche che portano ad un contesto di povertà sempre più diffuso.

Amartya Sen: che idea orribile l’Euro

Amartya Sen, filosofo e premio nobel per l’economia nel 1998, in un’intervista a MicroMega de la Repubblica, spiegava: «l’euro è stato un’idea orribile» che ha avuto conseguenze negative su tutti i paesi e la peggiore è stata l’introduzione delle misure di austerità.

L’euro è stato una cattiva idea?

L’euro è stato un’idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l’Europa. I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per stare assieme. Hanno un effetto-rottura invece che di legame. Le tensioni che si sono create sono l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Europa. Chi scrisse il Manifesto di Ventotene combatteva per l’unità dell’Europa, con alla base un’equità sociale condivisa, non una moneta unica.

Euro sì, no, cosa?

L’Euro, così per come lo conosciamo, non è stato un vero e proprio successo. Tra l’opposizione pro e contro moneta unica, infatti, c’è un principio comune a tutti: la moneta unica non sta funzionando secondo quanto che era stato previsto. Un’unione monetaria non supportata da una struttura unitaria a livello fiscale, economico e politico ha generato le tanto problematiche questioni che oggi si cerca, almeno in teoria, di appianare.

Uscire? Restare? Cosa dovremmo fare? L’argomento è intricato e talvolta complesso: se da una parte c’è chi invoca il ritorno ad una moneta nazionale, dall’altro c’è chi sostiene che un’eventualità di questo tipo ci porterebbe alla rovina più totale.

Per questo ci siamo chiesti, l’Italia può uscire dall’Euro? Ed abbiamo indagato una serie di possibili pro e contro all’eventuale abbandono della moneta unica.

Se davvero dovessimo lasciare l’Euro come funzionerebbe un ritorno alla Lira? Uscire dall’Euro e tornare alla lira comporterebbe rischi enormi, eppure esiste il modo di studiare un percorso che nonostante l’uscita dall’euro continui a sostenere l’economia del nostro paese.

Ma nel 2014 c’è il rischio (o la possibilità) che qualche paese decida di lasciare l’Euro e si concretizzi così la tanto discussa «fine dell’Euro»?! Abbiamo fatto il punto della situazione prendendo in analisi diverse nazioni (la trovate cliccando qui), ma vi anticipo la risposta: non abbiamo la soluzione.

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