La Turchia chiede all’UE di rivedere la sua politica di allargamento

Il ministro degli esteri turco ha scritto una lettera ai funzionari europei sulla nuova politica d’ingresso nell’Unione Europea.

La Turchia chiede all'UE di rivedere la sua politica di allargamento

Il ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu ha scritto una lettera riguardante la nuova procedura di ingresso nell’Unione Europea indirizzata all’alto rappresentante dell’Unione Josep Borrell, al commissario europeo per la politica di vicinato e l’allargamento Oliver Varhelyi, e al ministro croato degli affari esteri ed europei Gordan Grlic-Radman.

La Turchia preme per entrare nell’Unione Europea

Nella lettera, Çavuşoğlu ha sottolineato l’importanza di proseguire il processo di allargamento dell’Unione Europea in maniera giusta, credibile, flessibile e sostenibile, rimarcando la richiesta della Turchia di entrare a far parte dell’UE.

Nella lettera si pone l’attenzione sull’importanza dei metodi utilizzati durante i processi di adesione all’Unione, nonché il ruolo cruciale a livello globale che l’Unione vuole avere in futuro.

Çavuşoğlu, in riferimento alle negoziazioni turche per l’adesione all’UE, iniziate nel 2005, ha affermato che gli ostacoli politici incontrati dal suo Paese durante le trattative hanno minato la credibilità di tale processo.

Secondo il parere del ministro degli esteri turco le negoziazioni per l’ammissione all’UE devono essere basate sugli interessi comuni a tutti gli stati membri, piuttosto che su interessi di singoli stati. Ha inoltre evidenziato l’importanza che la Turchia diventi un paese membro dell’UE.

Nuove regole per diventare stati membri dell’UE

Secondo l’attuale politica di allargamento dell’UE, sono necessari 35 diversi requisiti e relativi negoziati ai fini di adesione per ogni Paese candidato. Quando i Paesi candidati riescono a superare i negoziati o si impegnano a realizzare tutte le riforme necessarie, vengono accettati come membri a pieno titolo nell’UE. I Paesi membri possono quindi sfruttare appieno i vantaggi dell’UE, compresi i programmi europei, le sovvenzioni e il diritto dei propri cittadini di circolare liberamente nei Paesi membri senza visto.

Nel novembre dello scorso anno, la Francia ha proposto nuovi metodi e regole per accettare i Paesi candidati nell’Unione.
Secondo la proposta, questi dovranno essere esaminati in sette fasi, in cui dovranno realizzare le riforme richieste, e non potranno passare alla fase successiva prima di completare quella precedente. Per ogni fase, i candidati accederanno ad alcuni vantaggi dell’UE ma non saranno membri effettivi fino a quando non avranno completato tutte le fasi.

I sette passaggi previsti sono: Stato di diritto e diritti fondamentali, istruzione e ricerca, occupazione e affari sociali, affari finanziari, mercato unico, agricoltura e pesca, affari esteri, «altri».

Alcuni Paesi candidati sono infastiditi da tale proposta, perché pensano che la Francia stia cambiando le regole a percorso già iniziato, e che non ci saranno garanzie che tali regole non cambieranno di nuovo.

Inoltre, già in passato la Francia si era opposta all’allargamento dell’Unione nei Balcani, causando non poche polemiche. Questa dichiarazione ha portato a nuove discussioni.

La Commissione europea si esprimerà sulla proposta avanzata dalla Francia il mese prossimo.

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Argomenti:

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